Sì al divorzio breve, dubbi dei cattolici

ROMA A 45 anni dalla sua nascita, il divorzio cambia e ridimensiona i suoi tempi. E a dare l’annuncio che la riforma è andata in porto, è stato lo stesso presidente del Consiglio, Matteo Renzi, con un tweet: «Il divorzio breve è legge. Un altro impegno mantenuto». L’ultima parola è toccata a Montecitorio, con un voto a larghissima maggioranza: 398 i sì, 28 i no, sei gli astenuti. «Questo Paese lo cambiamo davvero» ha rilanciato sempre sui social network la relatrice democratica Alessia Morani che, insieme con il relatore forzista Luca D’Alessandro, ha seguito con ostinazione il dossier. Che rappresenta «un indubbio passo avanti di civiltà giuridica e sociale, in linea con i tempi e con gli ordinamenti degli altri Paesi», ha commentato la presidente della commissione Giustizia della Camera, Donatella Ferranti, parlando di un «testo equilibrato e realistico, che renderà più snello il percorso giudiziale riducendo il contenzioso».

Una legge «al passo con i tempi, che sancisce finalmente un punto di svolta su un tema cruciale nell’ ambito del diritto di famiglia e, in particolare, della crisi coniugale», ha aggiunto il viceministro alla Giustizia Raffaele Costa, sottolineando come «l’ampio consenso registrato sul provvedimento che stabilisce l’abbreviazione dei termini tra la separazione e il divorzio, è un chiaro segnale dell’equilibrio della norma». Il consenso ampio è stato confermato dai voti e dai commenti bipartisan. «La larga maggioranza testimonia politica che sa lavorare per rispondere alla società», ha detto la deputata azzurra Deborah Bergamini, e alla fine anche Area popolare, pur nella libertà di coscienza, ha scelto di esprimersi a favore: «C’è stata una lunga e necessaria riflessione, anche al nostro interno, indispensabile per il carico di temi eticamente sensibili che questo provvedimento reca con sé. Diciamo sì con la consapevolezza che introdurre il divorzio breve nel nostro ordinamento non prescinde dal ruolo fondamentale di sostegno che lo Stato deve avere nei confronti della famiglia, come nucleo centrale della società», ha dichiarato in aula Dorina Bianchi, vicepresidente dei deputati di Ap.

I CONTRARI Contro è rimasta l’anima più cattolica del gruppo, ben rappresentata da Eugenia Roccella che pur dando atto ai suoi colleghi senatori «di aver lavorato per migliorare il testo, e di aver evitato che venisse completamente cancellato l’istituto della separazione», ha insistito che «riducendo il matrimonio a qualcosa di sempre più simile a un patto di convivenza, si svaluta il suo ruolo e il significato che ha sempre avuto per la comunità umana». Contraria anche Giorgia Meloni, di Fratelli d’Italia, che ha detto «no al matrimonio usa e getta soprattutto in presenza di figli», mentre il gruppo della Lega ha lasciato libertà di coscienza ai parlamentari.

Così, appena il testo sarà pubblicato in Gazzetta ufficiale, non saranno più necessari 3 anni per sciogliere il matrimonio, come previsto dalla prima riforma della legge Fortuna-Baslini, intervenuta nel 1987: ieri il Parlamento ha deciso che basteranno solo 6 mesi, se la separazione è consensuale, e un anno se si decide di ricorrere alla via giudiziale, indipendentemente dalla presenza o meno di figli.

I CASI PENDENTI Un’altra novità, inoltre, riguarda la comunione dei beni, che si scioglie quando il giudice autorizza i coniugi a vivere separati, oppure al momento della sottoscrizione della separazione consensuale, invece che al passaggio in giudicato della sentenza di separazione, come prevedeva la vecchia legge. E, soprattutto, il divorzio breve sarà operativo anche per i procedimenti in corso. Una riforma semplice, insomma, ma che si annuncia epocale vista la quantità di separazioni pendenti, «auspicio per altri traguardi nei diritti civili e di cittadinanza» come ha augurato la democratica Barbara Polla-strini che da ministra delle Pari opportunità pure si è spesa per normare le unioni more uxorio. Che rappresentano il prossimo passo del lavoro sui diritti civili, messo in campo durante la legislatura. A confermarlo, il commento della vicepresidente democratica della Camera, Marina Sereni: «Non posso che esprimere soddisfazione per una norma equilibrata che segna un passo avanti sul terreno dei diritti civili, cui spero seguano nei prossimi mesi altre scelte in particolare per quanto riguarda le unioni civili».

Redazione

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