Trifone Ragone e Teresa Costanza: C’è un’altra morte sospetta dietro il duplice omicidio

Gianfranco, nelle ore prima di morire, era terrorizzato dall’idea di dover ritornare a Pordenone per un processo che lo vedeva coinvolto insieme a un pluripregiudicato ceceno, meglio conosciuto come il russo’. Me lo aveva fatto capire e lo aveva detto esplicitamente alla sua ex fidanzata: ‘Preferisco morire che ritornare a Pordenone e incontrare alcune persone che ancora oggi mi tormentano’. Era seriamente preoccupato di tornare dove aveva vissuto per anni e dove aveva incontrato personaggi davvero pericolosi che continuavano a minacciarlo”. A parlare, in esclusiva con il Settimanale Giallo, è un amico di Gianfranco Manconi, 38 anni, il bodybuilder (culturista, cioè un atleta che pratica il sollevamento pesi) di fama nazionale originario di Bortigali, un paese in provincia di Nuoro (Sardegna), trovato morto con un colpo di fucile al cuore il 17 febbraio scorso a Bosa Marina, in provincia di Oristano.

L’atleta era rimasto coinvolto in un’indagine dei carabinieri, che avevano scoperto un vasto traffico di anabolizzanti, sostanze che alcuni atleti assumono per migliorare le loro prestazioni sportive, pericolose e naturalmente vietate. Manconi era stato arrestato insieme a un pericoloso soggetto di origini cecene, con alle spalle svariati precedenti penali. Insieme avevano anche sequestrato in casa e malmenato un operaio per estorcergli una somma di denaro, derivante da un debito contratto con un imprenditore.

Redazione

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