Yara Gambirasio: Il Dna, il furgone e nessun alibi cosi Bossetti rischia l’ergastolo

Contro Massimo Bossetti ci sono numerosi indizi di colpevolezza in relazione alla morte di Yara Gambirasio. Il suo Dna è stato trovato albinterno degli indumenti intimi della vittima. Il suo furgone è stato immortalato intorno alla palestra frequentata da Yara poco prima della sua scomparsa. Inoltre, l’indagato non ha un alibi per la sera in cui è stato commesso il delitto”.

Sono questi, per i giudici, gli indizi più clamorosi a carico di Massimo Giuseppe Bossetti, 44 anni, il muratore di Mapello in carcere dal 16 giugno 2014 con la terribile e infamante accusa di aver aggredito e ucciso Yara Gambirasio, 13 anni, di Brembate Sopra. A oltre dieci mesi dal suo arresto, Bossetti dovrà presentarsi di fronte al gup Ciro Iacomino, il giudice per l’udienza preliminare, chiamato a decidere sul rinvio a giudizio chiesto dal pubblico ministero (il capo dell’accusa) Letizia Ruggeri. La Procura contesta a Bossetti homicidio volontario aggravato di Yara, avvenuto il 26 novembre del 2010.

Due le aggravanti: laver ‘adoperato sevizie e aver agito con crudeltà” e laver “approfittato di circostanze di tempo (in ore serali/notturne), di luogo (in un campo isolato) e di persona (un uomo adulto contro un’adolescente di 13 anni) tali da ostacolare la pubblica e privata difesa”. Ma sul carpentiere edile, che continua a professarsi innocente, pende anche l’accusa di calunnia, per aver cercato di indirizzare i sospetti sul suo collega di lavoro Massimo Maggioni, pur sapendolo completamente estraneo alla vicenda, come poi effettivamente emerso durante le indagini.

Contro il muratore di Mapello, dicevamo, ci sono numerosi indizi di colpevolezza, di cui tre davvero clamorosi. Partiamo da questi. Sui leggings e dentro gli slip è stata trovata una traccia biologica, probabilmente ematica, cioè di sangue, dalla quale è stato estratto il Dna nucleare. Quest’ultimo, che è come un’impronta digitale, ha dato esito certo: appartiene a Ignoto 1, ossia a Massimo Bossetti. Per l’avvocato difensore Claudio Salvagni, citando una perizia del genetista di Pavia Carlo Previderè, che per conto della Procura aveva esaminato peli e capelli trovati sul corpo di Yara, il Dna cosiddetto mitocondriale ricavato da questi reperti piliferi non appartiene a Bossetti ma a un’altra persona, cioè al “vero” assassino.

Su questo punto, però, la Procura è stata chiara: il Dna mitocondriale non ha alcuna rilevanza, mentre quello nucleare vale come una prova inconfutabile e al 99,99999987% appartiene a Bossetti. Come ha fatto il sangue di quest’ultimo a finire sugli abiti di Yara se, come ha sempre sostenuto il muratore, lui e la ragazzina non si conoscevano nemmeno? Per l’accusa questa è la prova schiacciante che ad aggredire la ginnasta di Brembate è stato proprio Bossetti, il quale si sarebbe ferito, probabilmente con un taglierino, durante le concitate fasi dell’aggressione, il cui movente è di natura sessuale. Lo stesso muratore, nel corso di questi mesi, non ha mai negato che il Dna sia proprio il suo: «La scienza non sbaglia», ha detto.

Poi, però, ha aggiunto: «Qualcuno ha rovesciato il mio sangue su Yara dopo averla aggredita e uccisa. Mi vogliono incastrare». Ricostruzione a dir poco fantasiosa e priva di qualsiasi fondamento scientifico. Solo l’assassino, insomma, può aver lasciato il suo Dna all’interno degli indumenti intimi di Yara. Proseguiamo e passiamo a un altro clamoroso indizio. Il furgone di Bossetti, un Iveco Daily, è stato ripreso dalle telecamere intorno alla palestra di Brembate pochi minuti prima e subito dopo la scomparsa di Yara.

I filmati registrati dalle numerose telecamere di sorveglianza attive su Brembate la maledetta sera del 26 novembre 2010 collocano il muratore di Mapello senza ombra di dubbio sulla scena del crimine. Alle 18 in punto, infatti, il furgone di Bossetti è stato ripreso dalla telecamera del distributore di benzina mentre transitava su via Locatelli, la strada della palestra. Cinque minuti più tardi lo stesso mezzo cassonato è stato filmato dalla telecamera di una banca di via Rampinelli (dove abitano i Gambirasio). Alle 18.19 è stata ancora la telecamera della pompa di benzina a riprendere l’Iveco mentre percorreva via Locateli Alle 18.35 il mezzo è stato immortalato dall’occhio elettronico di un azienda.

Dieci minuti dopo la stessa telecamera lo ha ripreso nuovamente, ma nel senso opposto di marcia. Erano le 18.45 e, stando alla ricostruzione fatta dagli inquirenti, Yara è sparita due minuti più tardi. È stato in questi drammatici momenti che il presunto killer ha adescato la povera Yara e l’ha trascinata nel suo Iveco. In un fotogramma delle 18.47, infatti, si vede il furgone Iveco procedere in direzione opposta, come emerso grazie alla telecamera installata alla pompa di benzina. Per gli inquirenti, all’interno del mezzo c era anche Yara in balìa del suo aguzzino. Di lì a poco la ginnasta verrà ferita a morte con un taglierino da muratore e lasciata morire di freddo in un campo di Chignolo d’isola, a pochi chilometri dal luogo dell’adescamento.

Per i giudici non ci sono dubbi che quello ripreso dalle telecamere fosse proprio il furgone di Massimo Bossetti. Gli esperti, per esserne sicuri, ne hanno analizzati migliaia dello stesso modello, ma nessuno era compatibile con quello immortalato più volte dalle telecamere di sorveglianza la sera del delitto. Nessuno tranne, appunto, quello di Bossetti. Il quale alle 19.51 del 26 novembre è stato nuovamente ripreso dalla telecamera del benzinaio di via Locatelli. Questa immagine è di fonda-mentale importanza perché smonta lalibi che inizialmente gli aveva fornito la moglie Marita Comi, 40 anni. Eccoci, quindi, al terzo clamoroso indizio contro Bossetti: l’assenza di un alibi. Marita, nel primo interrogatorio, aveva dichiarato: «Massimo arrivava a casa sempre alla stessa ora. Non ricordo quel giorno di preciso a che ora sia arrivato, ma immagino che alle 19.30 fosse con me».

I video dicono che non era così. Alle 19.51, infatti, Bossetti era ancora a Brembate. Lo stesso muratore ha tentato di giustificare la sua presenza in quei luoghi con alcuni appuntamenti di lavoro fissati per il pomeriggio del 26 novembre. Aveva detto di essere andato dal falegname, dal commercialista, dal meccanico e dal fratello Fabio, ma nessuno di loro ha confermato questa versione. Tutti e quattro sono stati più volte interrogati dagli inquirenti, ai quali hanno riferito di non aver incontrato Bossetti quel pomeriggio. Il muratore, insomma, non ha un alibi. Fin qui gli indizi più schiaccianti, che da soli basterebbero a convincere il gup a chiedere il processo. La sola prova del Dna, come ci spiega nel riquadro a sinistral’avvocato Daniele Bocciolini; sarebbe sufficiente a condannare l’imputato al massimo della pena; cioè allergastolo. Ma contro Bossetti ci sono altri numerosi indizi; di cui il giudice; nell’ udienza del 27, dovrà per forza di cose tenere conto. Vediamone alcuni.

L’uomo ha sempre negato di conoscere Yara; ma una testimone; ritenuta attendibile; ha detto di averli visti in auto insieme circa due mesi prima del delitto. Due ragazzine bergamasche hanno denunciato di essere state avvicinate da un uomo molto somigliante a Bossetti che alla guida di un furgone aveva cercato di convincerle a fare un giro con lui. A proposito del furgone; sui vestiti di Yara sono state isolate minuscole fibre riconducibili al tessuto con cui sono foderati i sedili del mezzo di Bossetti. Altri filamenti; anche questi rinvenuti sulla vittima; proverrebbero invece da una coperta sequestrata a casa del muratore. L’indagato, inoltre; nei mesi successivi alla scomparsa di Yara e prima che ritrovassero il suo corpo; è tornato a Chignolo; nei pressi del campo dell’aggressione. Negli stessi giorni; è stato “intercettato” mentre prelevava a un bancomat distante poche decine di metri dalla casa dei Gambirasio. Voleva controllare la situazione? Tra gli indizi contro Bossetti anche le bugie sul suo rapporto; dipinto come idilliaco e invece molto burrascoso; con la moglie Marita. Perché mentire su una cosa del genere? Cosa nasconde?

Come abbiamo visto; il quadro accusatorio è molto pesante, eppure la difesa è convinta di poterlo smontare punto su punto. A breve ne sapremo di più. La resa dei conti è vicina.

Redazione

Un pensiero su “Yara Gambirasio: Il Dna, il furgone e nessun alibi cosi Bossetti rischia l’ergastolo

  1. investigator113

    Il quadro accusatorio è molto pesante… Maddechè. Le indagini sono talmente inverosimili che si evidenziano subito per tempi e illogicità dei fatti. Tutto ruota attorno a un DNA chissà se esiste veramente un DNA sugli slip di Yara. Si parla di una gocciolina di sangue , forse non e nemmeno certo che sia sangue. Ma se Yara prima di essere uccisa e stata tagliuzzata in più parti del corpo, il sangue sull’arma del delitto doveva essere pieno di sangue altro che una gocciolina sullo slip di Yara. Poi non si dovrebbe parlare di una gocciolina di sangue sugli slip, semmai di striature lunghe quanto il coltellino è non solo in un punto preciso dello slip, il punto dello slip come prova a carico di Bossetti forse il meno probabile preso in considerazione da un pedofilo. Questo è solo un es. di una prova fuori dalla logica dei fatti. Ma ce ne sono diverse, altro es. della testimonianza falsa della donna che dice di aver visto Yara e Bossetti in macchina. Non si sa per quale motivo Yara sarebbe salita sulla macchina di Bossetti, un uomo adulto, sapendo che oggi le ragazzine già a 13 anni sanno già a cosa vanno incontro se danno retta a uno sconosciuto. Poi siccome è stata vista sulla macchina di Bossetti è automatico che Yara sia salita volontariamente sul furgone. Mamma mia se queste sono indagini che hanno un senso, una logica…. a ce ne sono tante altre. Un giudice a questo punto se è una persona intuitiva dovrebbe rimandare a casa Bossetti e le indagini vanno rifatte da capo a fondo.

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