Italicum, Renzi: o va o il governo cade

Se non passa l’Italicum il governo cade». Parola di Matteo Renzi, che a precisa domanda a Otto e mezzo risponde senza giri di parole. Quindi verrà messa la fiducia? «Decidiamo martedì». Ma da quel che si sa, la fiducia sull’Italicum è quasi certa, decisa. «E’ prevista dal regolamento, così come il voto segreto, quindi è uno strumento democratico», precisa e prefigura la ministra Maria Elerna Boschi. Non sulle pregiudiziali di costituzionalità, tema sul quale Renato Brunetta ha già annunciato la richiesta di segreto. La fiducia sarà posta sugli articoli della legge, in modo da far decadere gli emendamenti ed evitare il voto segreto, che però potrà essere richiesto, e verrà richiesto, sul voto finale della legge.

Il capogruppo forzista intende fare indigestione di scrutini segreti, lo ha già preannunciato, facendosi così esecutore di un piano, già denominato «il complotto», volto a raggiungere l’obiettivo grosso: ottenere l’inciampo del governo Renzi sulla legge elettorale.. «Complotto? Sì, quello di vino e mortadella, e ora anche pezzo di pane», la rasoiata di Pippo Civati che non crede ai propositi battaglieri dei suoi colleghi. E in effetti, dal fronte delle minoranze interne del Pd si susseguono i pronunciamenti favorevoli a votare la fiducia, tranne che per gli irriducibili tipo D’Attorre, Fassina, Bindi. Mentre lo stesso Renzi ammette che non invitare Pier Luigi Bersani alla festa dell’Unità è stato un errore: «Hanno fatto male a non chiamarlo. Lo manderemo a prendere con la macchina, oppure viene da solo, è adulto».

Da lunedì l’Italicum è in aula alla Camera, comincerà il dibattito, le votazioni vere e proprie sono previste per i primi di maggio. Tutto è già predisposto per l’ultima battaglia. Grillo tuona contro il «colpo di Stato» e chiede a Mattarella di intervenire. «Siamo al duemillesimo golpe», ironizza Boschi. Gli schieramenti sono in campo, leader o ex tali in servizio o ”in riserva” si sono fatti sentire, si chiamino Prodi, o Bersani, o D’Alema, o Letta. Quest’ultimo è stato oggetto di un vivace scambio di lettere con un gruppo di costituzionalisti (Barbera, Ceccanti, Clementi) che gli hanno ricordato essere, il progetto complessivo riformatore, né più e né meno quello predisposto dai saggi proprio del governo Letta.

FRONTE DEL NOLa replica dell’ex premier si è incentrata su un punto: «Sono molto dubbioso su riforme fatte a maggioranza, per di più risicata». Interviene ruvidamente la ministra Boschi e bacchetta: «Con il governo Letta le riforme si erano arenate, c’è voluto l’attuale esecutivo per superare la fase di stallo e imprimere la forza per farle approvare». Brusco anche il premier, che sulle obiezioni di Letta e Prodi taglia corto: «Hanno dei libri in uscita». E sulla mancata nomina del professore come mediatore Onu per la Libia aggiunge: «Era meglio non avere un ex primo ministro di un paese che aveva avuto forti relazioni con Gheddafi».

Renzi vuole blindare l’Italicum. Ma anche dentro al suo campo c’è chi suggerisce di non ricorrere alla fiducia, perché «così il premier sarebbe più forte in campagna elettorale», sostiene ad esempio Claudio Petruccioli, che di battaglie su riforme elettorali ne ha viste tante: «Se l’Italicum si blocca, Renzi va al Colle e due sole sarebbero le soluzioni: rinvio alle Camere o elezioni».

Redazione

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