Grey’s anatomy il dottor Shepherd (Dempsey) lascia la serie

L’altra sera, quando Shonda Rhimes ha aperto Twitter, si è spaventata. Fino a quel momento l’autrice di «Grey’s Anatomy» sapeva di aver creato una serie cult, ma non aveva mai realizzato quanto i suoi personaggi potessero diventare fondamentali per chi li ha sempre seguiti. Per capirlo sono bastati i 41 minuti dell’episodio andato in onda giovedì, quando il mondo ha dovuto dire addio a un’icona delle serie tv: quel dottor Shepherd capace di trasformare Patrick Dempsey — che, quando il telefilm ha debuttato nel 2005, era un attore affascinante e semisconosciuto —, in uno dei divi più pagati di Hollywood. Mentre la tv stava ancora trasmettendo la sua fine tragica, i fan sono impazziti.

La rabbia furibonda di chi non immagina un futuro senza il dottor Shepherd ha travolto i social network, prima facendo finire il suo nome in vetta ai temi più discussi, poi accostandolo a quel Rip, che sarebbe il riposa in pace con cui si salutano le celebrity sul web (quando muoiono davvero, però). Ma soprattutto scagliandosi contro la responsabile della sua fine: Shonda Rhimes, appunto. A niente le è servito ricordare che «la serie non è la realtà». «Per colpa tua la mia vita non sarà più la stessa», «In 40 minuti hai rovinato l’esistenza di milioni di noi», «C’è un girone dell’inferno per le persone come te». Questo il tenore dei messaggi (riferibili) che hanno intasato il suo account. E sono nati anche gruppi di protesta, tipo: «Andare sotto casa di Shonda Rhimes con forche e forconi». Insomma, i fan non l’hanno presa bene.

Ma c’è una base scientifica che giustifica questo delirio collettivo. Uno studio della State University dell’Ohio ha rivelato che chi segue una serie tv sviluppa verso i protagonisti sentimenti simili a quelli che si provano per amici o parenti e la loro uscita di scena innesca così una violenta sindrome dell’abbandono. La consolazione è che, prima o poi, se ne esce. Forse.

Per i fan di «E.R.», a distanza di anni, film e premi Oscar, George Clooney resta il pediatra Doug Ross, adorato protagonista della serie per cinque anni e 108 episodi, dal 1994 al 1999. Allora non c’erano Twitter e Face-book, ma la disperazione di chi ha vissuto la sua uscita di scena come un lutto era la stessa. Una pena uguale a quella provata dalle signore (ma non solo) che da 25 anni seguivano «Beautiful» quando Ronn Moss, lo storico Ridge, ha abbandonato la soap. Si è parlato di fine di un’era. L’attore è stato bombardato di richieste di ripensamento e quasi a nulla è servito fargli sopravvivere il personaggio, trasfigurandolo miracolosamente nelle sembianze di un altro interprete. Per le vedove dello stilista mascellone è stato anzi un affronto.

La sindrome d’abbandono non fa differenze di genere. A inizio mese Nina Dobrev ha annunciato l’addio a «The Vampire Diaries», e da allora, per diversi giorni, sul web si è celebrata una messa funebre collettiva in cui ogni fan faceva sapere perché, da quel momento in avanti, «niente sarebbe più stato lo stesso». Cambiano gli strumenti ma non il sentimento se si va indietro nel tempo, per esempio quando Mischa Barton ha lasciato «The O.C.» o, ancora peggio, quando Shannen Doherty, la dolce, dolcissima Brenda, se ne è andata da «Beverly Hills 90210», sganciando il primo colpo letale al serial simbolo degli anni 90. Insomma, dall’uscita di scena di Bobby (Patrick Duffy) da «Dallas», a quella di Katherine Heigl, anche lei da «Grey’s Anatomy», ci sono milioni di

fan di età, nazioni, esperienze diverse, travolti dal dolore, (quasi) come quando si perde una persona cara. La morte del personaggio di Dempsey ne è l’ultima prova.

Che non fosse un ruolo come un altro lui lo aveva capito da tempo. Tipo quando, in sala operatoria durante il parto di sua moglie, i medici gli avevano chiesto se volesse far nascere lui il bambino. Ma dopo questa incredibile reazione, ha commentato: «L’impatto nel mondo è stato stupefacente. È incredibile quanto i fan siano devoti e appassionati. Sarò per sempre grato per questo». Difficilmente basterà per consolarli.

Redazione

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