Yara Gambirasio: I Bossetti vivono in una casa granitica

Le menzogne come pane quotidiano. La fiction come stile di vita. «È come un copione, una realtà simulata così bene che diventa più reale del reale. Incrinarla? È complicato, potrebbe non accadere mai». A parlare c il più grande psichiatra italiano, Vittorino Àndreoli. L’oggetto della sua analisi, seppur a distanza, seppur con tutte le cautele perché quel che sappiamo arriva pur sempre dalle cronache e dagli atti di chiusura indagini della procura di Bergamo, è Massimo Bossetti e il suo contesto familiare.

I fari sono tutti puntati su di lui, accusato di aver ucciso Yara Gambirasio, come ha scritto il Tribunale del Riesame di Brescia nel negargli la scarcerazione per la quinta volta, senza «il benché minimo scrupolo». Su di lui, in carcere dal 16 giugno 2014 e ora in fase di udienza preliminare in attesa che si decida sul suo rinvio a giudizio, sulla sua famiglia e sulle loro bugie. «Attenzione», ammonisce Àndreoli, «tutti in qualche misura diciamo bugie, esprimiamo così il desiderio, magari anche infantile, di essere migliori, un desiderio che però non fa male a nessuno. Cosa ben diversa, invece, è mentire. Perché mentire è un capovolgimento della verità a discapito degli altri». Come nel caso di Bossetti, almeno stando agli atti delle indagini che sono state seguite dal Paese con un’attenzione eccezionale. A questa attenzione lo psichiatra dà una spiegazione sociologica: «La cronaca nera svolge un’incredibile funzione consolatoria. Ci aiuta a sopportare di vivere male, è una distrazione formidabile dalle nostre miserie quotidiane». Tanto più in un’Italia «che vive una crisi tale da renderci tutti masochisti, egoisti, bugiardi, ma in fondo con un’incrollabile, ingiustificata fiducia che tutto domani si risolverà». Un’Italia alla quale Àndreoli ha dedicato il suo nuovo libro, significativamente titolato Ma siamo matti, un Paese sospeso tra normalità e follia (Rizzoli).

Redazione

2 pensieri su “Yara Gambirasio: I Bossetti vivono in una casa granitica

  1. investigator113

    I Bossetti vivono in una casa granitica, perché secondo il psichiatra Andreoli la famiglia di Bossetti difende a spada tratta il proprio familiare dalle accuse di aver ucciso lui Yara Da un psichiatra ci si aspetta un lavoro di profonda intuizione tanto da capire che le indagini che incastrano Bossetti fanno acqua da tutte le parti e che lui dovrebbe per il momento astenersi sull’operato degli inquirenti, perché queste indagini appaiono in contraddizione seguendo la logica dei fatti. Non sappiamo come siano avvenuti i fatti, non esiste una ricostruzione della dinamica dell’omicidio. Il DNA non si sa ancora come sia stato attribuito a una persona morta. Insomma gli inquirenti prima hanno un DNA tra le mani poi vanno a trovare un morto, si fanno aprire la bara e prelevano un frammento osseo di Guerinoni che guarda caso il DNA è proprio del morto. Come è possibile? Sembra il famoso ritornello. E’ nato prima l’uovo o la gallina? Comunque ci sono tanti pezzi se non tutti che non si incastrano nel puzzle per avere un quadro completo di come siano andati i fatti e perché Bossetti sarebbe lui aver ucciso Yara. Queste indagini devono avere un termine dopo aver speso diversi milioni per la ricerca del DNA, pare abbia ordinato Alfano ministro degli interni, basta soldi, allora si costruiscono indizi e prove al tavolino, un colpevole a questo punto bisogna trovarlo a tutti i costi.

    1. Bros

      Assolutamente vero, la stessa cosa la penso da tempo, non quadra nulla.Oltretutto alcune prove compresa sul dna sono impossibili da ripetere, ma credo che più il presunto assassino rimarrà in carcere e più complessa sarà la scarcerazione perchè oramai devono trovare il colpevole e dovrebbero risarcire bossetti di un anno di tortura ed inoltre ci sarebbe un ministro da cacciare all’istante per avere inscenato uno show personale telefonando addirittura in tv la sera dell’arresto.

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