Derby di Torino è follia ultrà: bomba carta lanciata sui tifosi

Sassi e calci contro il bus dei giocatori della Juventus, petardi e bombe carta con una decina di feriti nella curva del Torino e cinque supporter delle due squadre arrestati. E’ il bilancio della giornata di derby vissuta ieri a Torino dove di nuovo la notizia non è il risultato, la vittoria storica del Toro per 2 a 1.

Che la tensione fosse alta si è capito dal mattino quando le due tifoserie si sono fronteggiate in una piazza nei pressi dello stadio Olimpico: due cariche di alleggerimento della polizia hanno tenuto i due gruppi separati e un tifoso bianconero è stato fermato per lancio di oggetti pericolosi e resistenza a pubblico ufficiale. Gli animi sono tornati a scaldarsi all’arrivo del pullman con i giocatori della Juventus, bersagliato da calci e pugni da un gruppo di circa 300 torinisti. Un sasso ha infranto un finestrino, ma a parte qualche ammaccatura alla carrozzeria del bus nessuno si è fatto male. In serata la Digos ha identificato dai filmati uno dei granata presenti che è stato denunciato per danneggiamento aggravato. Intanto un altro juventivo veniva arrestato dai carabinieri all’ingresso dello stadio per resistenza a pubblico ufficiale.

LO STADIO Ma la violenza è riesplosa pochi minuti dopo il fischio di inizio quando tra le due curve è partito un lancio di fumogeni, petardi, seggiolini e altri oggetti. Fino a una bomba carta che dal settore juventino è atterrata nella curva “Primavera” del Torino. Dieci i ragazzi feriti portati in diversi ospedali della città. Nessuno alla fine ha riportato conseguenze gravi: bruciature e ferite da schegge, problemi all’udito dovuti alla deflagrazioni ed escoriazioni varie. Per questo episodio la polizia ha arrestato tre ultras, due bianconeri e un granata, e prosegue gli approfondimenti per identificare altri possibili autori dei lanci.

I RACCONTI «La partita era appena iniziata quando abbiamo visto la gente aprirsi e poi c’è stato lo scoppio» racconta Matteo, 32 anni, mentre aspetta gli amici che si stanno facendo medicare al pronto soccorso dell’ospedale Cto. «L’hanno lanciata improvvisamente, era molto grossa e il seggiolino è saltato. Una roba così ti può anche uccidere…», aggiunge Andrea, 28 anni. Con loro ci sono anche Alberto, Giacomo e altri amici dei ragazzi feriti. Dopo che la paura per gli amici è passata però, resta l’amarezza per la festa rovinata: «Erano vent’anni che il Toro non vinceva un derby e io non ho visto neanche un goal» si lamenta Andrea.

Il malumore sale quando in ospedale arriva un padre con la figlia di 16 anni: indossano le felpe del Torino e hanno i collari. «Ero in auto con mia figlia – spiega Ivan, 50 anni – stavamo andando verso il centro per festeggiare quando un gruppo di ultras juventini ci ha circondato a un semaforo». Ivan racconta di essere andato a prendere la figlia dopo lo stadio per andare a fare festa. «Eravamo in piazza Bengasi, non ho pensato che lì dietro c’era il club dei Drughi – prosegue Ivan – quando hanno visto le bandiere ci hanno circondato e hanno spaccato i vetri dell’auto. Erano una decina. Per fuggire ho tamponato un’altra macchina. Poi hanno provato a tirarmi fuori dalla macchina ma per fortuna una signora da un balcone ha iniziato a urlare che aveva chiamato la polizia e sono scappati». Anche qui dopo la paura prevale l’amore per la squadra del cuore: «Papà, ci hanno rubato anche la bandiera!» le parole della figlia prima di superare le porte del pronto soccorso.
La condanna delle violenze è unanime: di «teppisti che vorrebbero rovinare una passione» parla il ministro dell’Interno, Angelino Alfano, che complimentandosi con la polizia per i rapidi arresti, sottolinea: «Nessuna clemenza verso i nemici dello sport». Il presidente della Federcalcio, Carlo Tavecchio, è categorico: «Buttare una bomba carta in una curva di uno stadio è un atto eversivo, oltre che premeditato». Si dice «molto dispiaciuto» l’allenatore della Juventus, Massimiliano Allegri, anche perchè la partita «è stata leale. Questi incidenti andrebbero evitati. Purtroppo in Italia siamo ancora molto indietro da questo punto di vista – dice ancora Allegri – e finché qualcuno non prenderà delle posizioni forti si farà fatica a fare passi in avanti». E sollecita «mettiamoci una mano sulla coscienza tutti quanti per riportare le famiglie negli stadi». In serata la dichiarazione dell’ad bianconero Marotta: «Colpa del clima che c’è contro di noi».

Redazione

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