Pippo Baudo: “Presentare un programma tutto mio? Si può fare”

Carlo Conti, che lo ha fortemente voluto in giuria anche per questa seconda edizione di Si può fare! al fianco di Juri Chechi e Amanda Lear, lo definisce ‘Tuomo che ha inventato la televisione” Mai appellativo fu più azzeccato per Pippo Bau-dò, considerata la sua lunghissima esperienza e i tanti successi collezionati in carriera, compresi ben tredici Festival di Sanremo. E, a proposito della kermesse musicale che ogni febbraio si tiene nella Città dei fiori, Baudo ci spiega perché, a suo avviso, Conti non potrà non concedere il bis nel 2016.

Felice per la sua conferma nel celebrity talent del lunedì sera di Raiuno, Pippo, con la consueta schiettezza, non nasconde il suo desiderio di tornare presto in Tv con un programma tutto suo: molti i format, rigorosamente nuovi, che ha presentato alla dirigenza Rai, ma, per il momento, ancora nessuna risposta. Sul fronte sentimentale, invece, dopo il divorzio da Katia Ricciarelli, il Pippo nazionale sembra aver detto basta airamore e, con simpatia, ci scherza su.

Pippo, sei tornato a vestire i panni di giurato a Si può fare!. Con quale spirito stai affrontando questa seconda edizione?

«È un divertimento, per me, un’esperienza che affronto apprezzando ii grande coraggio dei concorrenti che si mettono alla prova e che s’impegnano in esibizioni davvero straordinarie, trasformandosi in fantasisti, in trapezisti e in tanti altri ruoli. Io, devo essere sincero, anche se avessi cinquantanni di meno non avrei la forza per emulare le loro gesta! Sono prove estremamente impegnative, per le quali occorre una prestanza fisica notevole. E va ricordato che la maggior parte dei protagonisti di questo show non sono degli atleti. Alcuni sì, lo sono, ma di altre discipline sportive».

Da telespettatore, che cosa prediligi in Tv?

«Seguo soprattutto servizi giornalistici e inchieste, visto che la situazione politica attuale è piuttosto variabile e incandescente. Ecco perché occorre tenersi costantemente informati e leggere tanto».

«Non ho tanto tempo a disposizione…»

In più di un’occasione hai ammesso che ti piacerebbe tornare sul piccolo schermo con un programma tutto tuo*

«Spero che questo proposito si realizzi presto. Bisogna guardarsi alio specchio ed essere onesti con se stessi: non è che ho poi così tanto tempo a disposizione! C’è però un silenzio dirigenziale. Il “modo ancor m’offende”, come direbbe Dante Alighieri».

Di recente c’è stato un altro ritorno importante: quello del Maurizio Costanzo Show.

«Maurizio ha dei meriti straordinari, è giusto il suo ritorno, è un uomo che ha cambiato il volto della televisione. Ultimamente, però, l’ho visto un po’ affaticato e appesantito. Mi auguro che faccia una bella cura dimagrante e torni in gran forma. Questi ritorni hanno il sapore della glorificazione, è vero, ma anche alcuni aspetti negativi. È come se io facessi ancora Settevoci: non so se sarei all’altezza di rifarlo con la stessa eco, la stessa importanza di allora. Per questo motivo, non rifarei in televisione nulla di ciò che ho fatto. Mi piacerebbe, invece, riapprodare in Tv con progetti nuovi. Non format stranieri, ma mie nuove idee che ho già presentato alla Rai. Ormai, però, non gliene porterò più…».

Il padrone di casa di Si può fare!, Carlo Conti, è reduce dal suo primo Sanremo. Un Festival trionfale che ha portato a casa ascolti record.

«Carlo è stato bravissimo a Sanremo. Proprio per questo motivo credo che sarà costretto simpaticamente a replicare anche l’anno prossimo».

Conti, per il momento, prende tempo e non scioglie la riserva, nonostante la Rai punti chiaramente su di lui per Sanremo 2016. Tu sei lo showman che ne ha condotti di più, addirittura tredici. Dove trovavi il coraggio di rimetterti costantemente in gioco e di rischiare, visto che il Festival non è certo una passeggiata di salute?

«Mi è capitato di farlo anche per quattro, cinque anni di seguito. Ma, onestamente, va detto che quelli erano altri tempi. Sarei davvero crudele se paragonassi i Sanremo che ho fatto io a quelli di oggi. Adesso la situazione è radicalmente diversa. Una volta il Festival era l’unica manifestazione musicale e canora dell’anno. All’epoca, la gente attendeva Sanremo con ansia per un anno intero. Oggi con Amici e i tanti altri talent presenti in Tv la realtà è ben diversa».

Spiegaci meglio.

«Il pubblico da casa guarda Sanremo, ma dimentica le canzoni. I brani di oggi hanno un difetto: non hanno robustezza, né resistenza. E, per questa ragione, vengono dimenticati in fretta. Appena un mese dopo non vengono più cantate dalla gente».

Complici i talent, c’è forse stato un aumento esponenziale del numero dei cantanti in circolazione.

«Ma poi si esauriscono subito. Che fine ha fatto, per esempio, Marco Carta? E tanti altri come lui? Non potrò mai dimenticare quella volta che portammo a Sanremo un muratore sardo».

Perché quella scelta?

«Si diceva: “Basta coi grandi nomi, prendete anche la gente comune”. Si chiamava Vittorio Inzaina. Fece Sanremo, ma poi non successe nulla. L’umorista Dino Verde coniò per lui questa equazione: “Vittorio Inzaina, prima muratore, poi cantante e, infine, muratore”. Dopo la parentesi sanremese, tornò al suo mestiere di prima. È il destino amaro riservato a quelli che toccano il cielo con un dito e poi si ritrovano soli, senza serate o spettacoli. E sono dei drammi umani veri».

A Si può fare!, sei protagonista di alcuni esilaranti siparietti in cui ti diverti a corteggiare la tua compagna di giuria Amanda Lear. Ma che ruolo occupa per davvero l’amore in questa stagione della tua vita?

«Ormai sono un vulcano spento. Dormiente come l’Etna. Anzi, come il Vesuvio (ride, ndr)».

Redazione

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