Claudia Galanti: “Aiuto bimbi sfortunati in memoria di mia figlia che non c’è più”

Si batte per aiutare i piccoli meno fortunati, Claudia Galanti. Nuovo incontra la modella paraguaiana a Milano, madrina in una serata in favore della Fondazione Giacomo Ascoli, una Onlus che dà supporto ai bambini malati di tumore. Una causa che la showgirl – diventata popolare nel nostro Paese dopo aver partecipato alla settima edizione de L’isola dei famosi -sente più che mai vicina: «Sono qui per portare la mia esperienza», racconta.

Ma il suo gesto di generosità è anche un modo per elaborare il terribile dolore causato dalla recente perdita di sua figlia Indila Carolina Sky, che aveva solo nove mesi.

Temeva di compiere un gesto estremo

È ancora provata per l’inferno che ha attraversato, la Galanti. La sua terzogenita – nata dalla relazione, ormai finita, col miliardario francese Arnaud Mimran, padre degli altri due bimbi della showgirl è morta a causa di una rara infezione del sangue. Uno shock, per Claudia. Che, qualche tempo dopo, ammette anche di avere pensato a un gesto estremo.

Oggi al suo fianco c’è nuovo compagno, Tom’ maso Buti. E lei ha voglia di voltare pagina e di lasciarsi alle spalle «il dolore più innaturale di sempre».

Claudia, qual è la tua missione per la Fondazione?

«Io capisco che cosa significa perdere un bambino: è una cosa senza logica per una madre. Il mio scopo è sostenere i piccoli che soffrono tanto con queste cure così invasive, ma anche dare supporto ai genitori che sono accanto a loro in momenti tanto difficili…».

Come hai trovato la forza di andare avanti?

«Il coraggio è venuto dai miei figli. Ho avuto momenti profondamente bui dopo quello che è successo e non vedevo più la luce alla fine del tunnel. Ma i miei due piccoli – che hanno bisogno della loro mamma – mi hanno spronata a non lasciarmi andare, anche se io avrei voluto».

Che tipo di supporto ti hanno dato?

«È una cura che si chiama “amore” e che ti dà tanto coraggio. È merito anche dalle persone che mi stanno attorno e che mi rendono un po’ più serena. Ci sono giorni sì e giorni no, ma questo è inevitabile».

Pensi che il tempo potrà aiutarti a ritrovare la felicità?

«Ho sempre concesso tempo al dolore. Non è la prima volta che mi capita un dispiacere così forte. Alle volte ho la sensazione di essere venuta al mondo per soffrire tutta la vita. Mi sono capitate molte cose brutte, penso a mia madre, malata per cinque anni di cancro».

Nonostante tutto quello che ti è capitato, ci sono anche momenti in cui ti senti fortunata?

«Quando guardo i miei figli e per alcune cose della mia vita, si. Però mi sento anche una guerriera, una persona che ha dovuto rialzarsi molte volte. I momenti brutti sono quelli clie ti rendono molto forte».

«Ho ancora tanti brutti pensieri»»

Come cambia la vita dopo una perdita tragica come quella che hai subito?

«Cambia totalmente. Le priorità si spostano. Prima davo valore a cose che in realtà non sono importanti. Ero più scherzosa e superficiale. Ora è molto difficile che io mi senta spensierata. È una lotta che faccio giorno dopo giorno».

Hai tradotto il tuo dolore anche in due tatuaggi…

«Sì. Uno è il nome di mia figlia, Indila, e l’altro è una scritta che dice: “Ti ho tenuto la mano per così poco tempo ma ti terrò nel mio cuore per sempre”. È in ebraico perché lei era nata ebrea. Ho avuto l’impulso di tatuarmi perché in certi momenti sono confusa, ma sentivo di volerlo fare».

Ma i sogni ti sono rimasti?

«Sì, perché servono ad andare avanti. Io resto una persona positiva e non dico che la mia vita sia finita. Anzi, cerco sempre progetti nuovi cui aderire, come quello dei bambini malati. È anche un modo per tenere occupata la mente».

Quale sarebbe il tuo più grande desiderio in questo particolare momento?

«Sì fa quasi fatica a pronunciare la parola, ma vorrei essere felice. E poi sono appassionata di cucina e mi piacerebbe avere un programma di cibo in televisione. Quando sono ai fornelli, mi rilasso e stacco la spina. I miei pensieri normalmente corrono a mille. Solo quando preparo qualcosa riesco ad avere veramente la mente libera».

Che cosa rispondi a chi ti accusa di “vendere” il tuo dolore?

«Sono polemiche assurde e parlarne mi sembra ancora più assurdo».

Redazione

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