Kate Middleton e Royal Baby 2: Tutti i retroscena del parta della Principessa

La sera del 25 aprile, per settimane indicato dai tabloid inglesi come il giorno X in cui il regno avrebbe salutato il nuovo membro di casa Windsor, in centinaia affollavano i marciapiedi intorno al St Mary’s Hospital, la struttura nel centro di Londra che fu già teatro due anni fa di identico copione per baby George. E invece niente, come niente il giorno dopo e quello dopo ancora, un ritardo pur’esso déjà vu, quando sotto al solleone di una fine luglio eccezionalmente calda i più incalliti monarchici bivaccarono per tre giorni dopo il termine previsto pur di salutare il re che verrà.

Anche questa volta un’attesa rivelatasi snervante dall’inizio per i genitori, specie per mamma Kate, con buona pace di chi dice che con il secondo è più facile, praticamente una “passeggiata”. Nel caso della duchessa di Cambridge un percorso a ostacoli invece, iniziato pubblicamente in anticipo, quando al secondo mese uno scarno comunicato di Kensington Palace, la residenza ufficiale dei principi, annunciava la gravidanza accompagnata nuovamente da hyperemesis gravidarum, terribili nausee che possono indurre il vomito sino a quaranta volte al giorno. Una dichiarazione prematura in cui molti videro il tentativo (riuscito) da parte della Corona di evitare che gli scozzesi votassero l’indipendenza da Londra facendo leva sui suoi componenti più amati, fatta in realtà per sgonfiare l’allarmismo sollevato nel novembre del 2012, quando il ricovero improvviso della principessa prostrata dal dolore lasciò attoniti i sudditi.

Rifugiatasi prima a casa dei genitori nel Berkshire, poi nella tenuta di Anmer Hall nel Norfolk, dono di nonna Elisabetta per la nascita di George, Kate è riuscita a scansare a questo giro corsie di ospedali e agenti piantonati fuori, ricevendo cure e attenzioni mediche a casa. Cosa che l’ha comunque costretta nei primi mesi a cancellare ogni impegno, un’assenza prolungata che ha destato preoccupazione e nervosismo, alimentati anche dalle magre forme esibite poi dalla principessa, che, da sempre molto attenta alla linea, ha messo su pochi chili. Pochi davvero.

Riapparsa alla boa del quinto mese per una visita ufficiale con il marito a New York, le nausee presenti ma non più fuori controllo, Kate ha comunque dovuto fare i conti con altri patimenti che hanno reso meno lieta l’attesa. La fine della luna di miele con i media, che per la prima volta, proprio in occasione della trasferta americana, l’hanno accusata di essere troppo perfetta, persin noiosa, prendendosela poi per i troppi denari spesi nella ristrutturazione di Anmer Hall, si parla di oltre due milioni di euro. Le dimissioni improvvise, dopo soli cinque mesi di servizio, di Amy Wood, la ragazza tuttofare assunta per occuparsi della tenuta e dare un aiuto a Maria Borrallo, la supertata spagnola di George, un ruolo non facile da rimpiazzare in fretta e furia. Due sondaggi clamorosi, il primo che l’ha relegata al terzo posto tra i Windsor più amati dietro a Elisabetta e Harry dopo anni al vertice, il secondo del Daily Telegraph dove solo il 45% degli intervistati la ritiene già pronta per regnare, a suo discapito un’allure da jet-setter anziché da aristocratica. Ma, soprattutto, la rabbia del suocero Carlo.

Un fastidio iniziato a Natale, quando i duchi di Cambridge hanno preferito trascorrere la notte della vigilia con i Middleton anziché con i nonni paterni, il principe di Galles e Camilla. Uno strappo alla tradizione – e guai a mettere in discussione i riti della regina! – in cui i Windsor hanno letto l’eccessivo potere dei genitori borghesi di Kate sul prossimo sovrano. Una “Middleton-isation”, questo il termine che Elisabetta e Carlo usano tra loro, qualcosa che suona come Middleto-nizzazione, preoccupante, giacché oltre a lambire William allontanandolo dal rigore del ruolo per il quale si è a lungo preparato, sta plasmando il piccolo George, in maniera irreversibile temono a Buckingham. Dove lo scontro frontale viene dato per certo ora che la famiglia cresce, giacché un Windsor deve essere educato da Windsor, non da borghese, specie se un giorno sederà sul trono o rischierà di farlo. Un punto su cui Elisabetta non è disposta a trattare, in modo particolare dopo aver visto in gennaio le foto stile celebrities dei nipoti con i Middleton a Mustique, l’isola caraibica che la sovrana ricollega ai vizi della sorella Margaret.

Ultimo inconveniente di questa rocambolesca spedizione durata nove mesi e qualche giorno in più, il carbapenemasi, superbatterio di origine esotica altamente contagioso che a pochi giorni dal parto ha costretto il St Mary’s a chiudere un intero piano del padiglione antistante il Lindo Wing scelto dai Cambridge per l’arrivo dei loro bambini. Un allarme rosso che li ha costretti ad approntare un piano B – pare si sia valutata l’opzione del parto in casa come per altro avvenuto per protocollo fino alla nascita di William – poi rientrato anche grazie ai giorni di ritardo accumulati dalla duchessa. Che almeno sono serviti a qualcosa, oltre a incrementare le scommesse e a logorare i nervi di supporter e giornalisti.

Redazione

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