Inter-Chievo

Dopo la sconfitta della Sampdoria con la Juventus, il quinto posto è lì, a tre punti. D’accordo, bisognerà pure attendere di sapere cosa faranno Genoa, Fiorentina e Torino, però battere il Chievo darebbe all’Inter la sicurezza di trasformare l’ultimo mese di campionato in un mini-torneo in cui cinque squadre si giocheranno gli ultimi due posti per l’Europa League partendo sostanzialmente alla pari. Non sarà una una formalità contro un avversario che è sì salvo, ma che in questo campionato in trasferta ha raccolto scalpi illustri (vittoria a Napoli ed, è storia recente, il pareggio all’Olimpoico con la Lazio) e alla luce del fatto che contro le medio-piccole l’Inter più volte è andata in testa-coda proprio a San Siro (Mancini rimugina ancora per il doppio 1-1 con Cesena e Parma). Per questo motivo l’allenatore in settimana, oltre a rimproverare la squadra per la bruttissima mezz’ora finale di Udine (per tutti dovrebbe pagare Kovacic, col rientro di Brozovic tra i titolari), ha invitato il gruppo a mantenere alta la concentrazione vista l’importanza capitale della gara: «È una partita delicata perché loro stanno bene, sono in forma e hanno la testa libera. Per batterli, dovremo fare come nella prima ora di Udine. Per noi dipende tutto da questa vittoria e dai risultati che faranno le altre: dobbiamo prenderci la possibilità di giocarci un posto in Europa nelle ultime 4 giornate, pur sapendo che non avremo un calendario facile però, dopo lo scossone di Pasqua, tutti ora in squadra si sono presi un po’ più di responsabilità. Le mie aspettative erano altre, ma se arrivassimo quinti, per come si era messa, la stagione non sarebbe stata così negativa. Le mie ambizioni però erano altre, ovvero arrivare secondo e terzo». Simbolo della rinascita è Nemanja Vidic, passato da riservista a colonna portante di questa squadra: «Vidic si è allenato nell’ultimo mese e mezzo sempre seriamente e ora è al top, mentre prima faceva fatica. Un giocatore di quella età si deve sempre allenare al massimo: solo così si può arrivare a giocare fino a 40 anni come ha fatto Zanetti». Tra l’altro, il quinto posto eviterebbe pericolosi corto circuiti con la tournée asiatica anche se sull’argomento Mancini ha già fatto capire come la pensa: «Beh, si va in tournée per mettere insieme una squadra che possa vincere il campionato, non andiamo certo a Shanghai per vincere le partite. Non è che la tournée sia la cosa più importante del mondo: serve come preparazione, come tappa di un percorso e per il marketing del club». Viva l’onestà, e pazienza se a qualcuno in società saranno venuti i capelli bianchi.

Redazione

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