Anticipazioni Squadra Mobile: Valeria Bilello interpreta l’ispettore Isabella D’Amato, racconta le tappe della sua ascesa professionale

Una condanna senza “se” e senza “ma” contro ogni forma di violenza sulle donne. Non usa mezzi termini, Valeria Bilello, per criticare le politiche troppo morbide per contrastare questa piaga sociale. Nel pieno di una brillante carriera come attrice, l’ex di Mtv, che in Squadra Mobile interpreta l’ispettore Isabella D’Amato, racconta al nostro settimanale le tappe della sua ascesa professionale.

«Bisognava muoversi prima»

Valeria, nella serie di Canale 5, la tua Isabella è in prima fila contro lo stalking. C’è più responsabilità a interpretare un ruolo del genere?

«In un certo senso sì. Ogni volta che vado su un set, ciò che mi guida è la storia del personaggio. Isabella per lavoro ha a che fare da vicino con storie di donne che hanno seri problemi con gli uomini: stalking, abusi domestici, violenze. Nel corso delle puntate, si scoprirà che anche le sue vicende personali l’hanno condotta su questa strada».

Si tratta di tematiche molto delicate da trattare, soprattutto in una fiction. In quanto donna, con che spirito hai affrontato queste scene?

«Non mi piace generalizzare, perché ogni storia è diversa dall’altra. Per interpretare il ruolo di Isabella, ho cercato di comprendere in profondità il dolore provato dalle donne che cerca di aiutare. Io, per fortuna, non mi sono mai trovata coinvolta in situazioni di questo tipo e non ho mai provato sofferenze così grandi. Quindi, mi sono informata a lungo, per conoscere meglio i casi di cronaca».

Dopo aver girato la serie, guardi questi crimini in modo diverso?

«Senza scadere nella banalità, sono diventata ancora più convinta del fatto che eventi del genere non dovrebbero mai succedere. Servono punizioni esemplari e definitive contro gli uomini che commettono simili crimini, molto più severe di quelle previste oggi. Per fortuna, adesso la legge nel nostro Paese si sta muovendo per adottare nuove misure di protezione della donna. E un bel segnale, ma bisognava muoversi prima».

Una serie come Squadra Mobile può aiutare a sensibilizzare gli italiani su queste tematiche?

«Credo di sì. Se, grazie alla nostra fiction, anche  una sola donna superasse l’imbarazzo di parlare di queste vicende con amici e parenti, avremmo in centrato l’obiettivo».

Quanto ti ritrovi nel personaggio di Isabella . D’Amato?

«Siamo molto diverse: io sono timida, mentre lei è un concentrato di istintività e temerarietà. Proprio w per questa ragione, è stato un ruolo molto difficile da affrontare. Il regista Alexis Sweet mi ha aiutata molto a entrare nella parte».

Con quale attore del cast hai legato di più?

«Abbiamo creato una squadra affiatata. Tra tutti, però, Giorgio Tirabassi rappresenta per me un punto di riferimento, una grande fonte di ispirazione da cui imparare».

Negli ultimi anni, la tua carriera come attrice ha subito un’impennata notevole. Infatti, ti abbiamo vista in diverse fiction, tra cui Ragion di stato, La strada dritta e II clan dei camorristi. Lo avresti mai immaginato?

«No. All’inizio, pensavo che la recitazione sarebbe stata solo un capitolo della mia vita. Dopo aver partecipato al film Happy Family (uscito nel 2010, ndr) di Gabriele Salvatores, ho pensato che mi sarebbe dispiaciuto molto non recitare più, e che avrei fatto di tutto per ripetere l’esperienza. Nel giro di qualche anno è diventata la mia strada, tanto che da aprile dell’anno scorso sono sul set ininterrottamente. Adesso, posso dire davvero che faccio questo lavoro! Non è nel successo, però, che un attore trova le conferme, ma nella quotidianità, nel lavorare seguendo la i propria passione. La mattina, quando mi alzo prestissimo per andare sul set, sono contenta. È un segnale inconfondibile».

Come hai fatto a non accorgerti subito di essere una brava attrice?

«A dire la verità, pensavo che per fare questo mestiere servisse una buona dose di sfacciataggine. Essendo una persona riservata, non avevo mai creduto che la recitazione potesse essereun lavoro adatto a me. Poi, con l’esperienza, ho scoperto che lavorare in televisione interpretando se stessi è molto più “pericoloso” che ripararsi dietro la maschera di un personaggio».

Quanto sono state importanti la tua famiglia e le tue radici culturali per la tua carriera?

«Molto. Io sono di origine siciliana e in famiglia siamo abituati a vivere le emozioni in modo intenso e passionale. E il nostro Dna, e non ci rinuncerei per nessun motivo al mondo»

Redazione

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

News recenti

News più lette di oggi