Banda ultralarga Telecom stringe con Fastweb e punta sul rame

Giuseppe Recchi, presidente di Telecom, nega che la mossa abbia qualcosa a che fare con la questione di Metroweb. Ma dopo aver comunicato al ministero dello Sviluppo economico l’intenzione di voler cablare le principali 40 città italiane portando la fibra fin dentro casa, impedendo in questo modo agli altri operatori di chiedere finanziamenti pubblici per connettere quei centri, Telecom ha messo a segno un’altra abile mossa in grado di mettere all’angolo la società partecipata dalla Cassa depositi e prestiti. L’ex monopolista ha siglato un accordo con Fastweb supportato da tre fornitori di tecnologia, Alcatel Lucent e Huawei, per dimostrare che si possono portare oltre 100 Mega di velocità senza dover arrivare con la fibra fin dentro le case dei consumatori ma fermandosi agli armadietti in strada, i cosiddetti «cabinet». La tecnologia si chiama Vdsl-enhanced e permetterebbe di superare una delle principali critiche alla «fibra agli armadietti», ossia che funziona soltanto se il cabinet ospita un solo operatore. La nuova tecnologia permetterebbe velocità tra i 100 e i 200 Mega costanti anche se gli operatori presenti nell’armadietto sono due o più di due. È una questione tecnica ma anche politica. Franco Bassanini, presidente di Metroweb e consulente del governo sulla banda larga, sostiene la necessità di portare la fibra fin dentro casa. La sperimentazione Telecom-Fastweb, già testata in laboratorio, potrebbe dimostrare che l’infrastrutturazione potrebbe avvenire per step, arrivare prima con il rame e poi quando la domanda di servizi diventa tale da poter remunerare l’investimento, portare la fibra dentro le case. Non è una differenza da poco. Portare i 100 Mega con il Vdsl potenziato costa cento euro per utente, cablare fin dentro casa ne costa mille. Telecom sostiene la necessità di ragionare con un’ottica prettamente industriale: investe se i ritorni attesi sono in grado di remunerare il capitale.
VERTICE AL NAZARENOLa partita della banda larga è complessa e ha molti attori in campo. Ieri due deputati del Pd, Ernesto Carbone e Sergio Boccadutri hanno messo attorno ad un tavolo, convocato per l’occasione nella sede del Pd al Nazareno, tutti gli operatori interessati (Telecom, Fastweb e Vodafone), le authority (Antitrust e Comunicazioni), la Cdp e il ministro delle comunicazioni Giacomelli. Non si sono fatti grandi passi avanti e ognuno è rimasto fermo sulle sue posizioni. Ma Giacomelli avrebbe spiegato che il governo è pronto a dare attuazione al piano per la banda ultralarga per il quale ha messo sul piatto 6,5 miliardi di euro, con un decreto che sarà adottato entro la fine di maggio.
Sui contenuti non ha detto molto. Ma l’attesa è che vengano resi operativi i fondi promessi. Anche perché il credito d’imposta del 50 per cento per chi investe in reti di nuova generazione inserito nello sblocca Italia è rimasto sulla carta per l’opposizione del Tesoro e i veti provenienti da Bruxelles.

Redazione

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