Orlandi e Gregori, inchiesta archiviata

Trentadue anni di indagini e di altrettanti misteri. E oggi la scomparsa di Emanuela Orlandi e di Mirella Gregori continuano a non avere colpevoli né verità. La procura della Capitale ha chiuso il fascicolo presentando una richiesta di archiviazione al gip. Il documento di 84 pagine porta la firma del procuratore Giuseppe Pignatone e dei due pm Ilaria Calò e Simona Maisto. Non c’è traccia, invece, dell’aggiunto Giancarlo Capaldo che, dell’indagine ha fatto un suo cavallo di battaglia: centinaia i testimoni sentiti, decine le perizie, sei gli indagati. Molte tracce, nessuna prova. Così che il capo dell’ufficio, decisamente in contrasto con il titolare del fascicolo, ha accettato che Capaldo si tenesse fuori dalla richiesta di archiviazione e ha firmato personalmente un atto che chiude una delle vicende più contrastate del nostro Paese. Se il giudice dovesse accogliere la richiesta dei pm, non ci sarà alcun processo nei confronti di Sergio Virtù, autista di Enrico De Pedis, di Angelo Cassani, detto “Ciletto”, di Gianfranco Cerboni, conosciuto come “Giggetto”, di Sabrina Minardi, per lungo tempo amante di Renatino, di don Piero Vergari, ex rettore della Basilica di Sant’Apollinare, e di Marco Fassoni Accetti, fotografo e sceneggiatore dal passato “ombroso”.
I DISSENSINei corridoi di piazzale Clodio si sussurra di dissensi tra il procuratore e il suo aggiunto. E in questo caso, Capaldo avrebbe voluto attendere i risultati di un altro accertamento tecnico, prima di decidere cosa fare del fascicolo. In ogni caso Pignatone gli dà atto del lavoro svolto e anche della credibilità della pista seguita. «Le indagini compiute – è scritto nella richiesta – non hanno permesso di pervenire a un risultato certo in merito al coinvolgimento di Enrico De Pedis, e di soggetti a lui vicini e gravitanti nell’ambiente della criminalità romana. Gli elementi indiziari emersi, però – aggiungono i pm – hanno tuttavia trovato alcuni riscontri in ordine al coinvolgimento della Banda della Magliana nella vicenda». A cominciare da Sabrina Minardi, teste chiave della nuova indagine, ma anche soggetto complesso a causa della sua tossicodipendenza e delle pessime condizioni di salute. Dice ancora la richiesta della procura: «Le sue dichiarazioni, pur contraddittorie hanno, sotto alcuni profili, trovato parziali riscontri». Sebbene non bastino a tenere in piedi accuse così pesanti.
LA REAZIONE DEI PARENTILa decisione dei pm ha scatenato la reazione dei familiari di Emanuela e Mirella. Pietro Orlandi parla di «comportamento della procura meschino come quello del Vaticano: non hanno neanche avuto il coraggio di avvertire le famiglie. Non ho parole – afferma – per esprimere la delusione provata». Le famiglie, dunque, vanno avanti e lanciano un nuovo appello. «Chiunque sia a conoscenza di informazioni – dicono in una nota – abbia il coraggio di parlare. Se la procura può archiviare un caso, noi non possiamo archiviare le nostre Emanuela e Mirella».
I PERSONAGGICome tutti i misteri che si rispettano, naturalmente, anche questo ha avuto i depistatori, i mitomani. A cominciare da monsignore Pietro Vergari, amico di Renatino al punto da far eseguire i lavori della tomba del boss della Magliana agli operai della Fabbrica di San Pietro con le stesse fattezze del sarcofago di Papa Giovanni XXIII. Naturalmente dietro sovvenzione di Carla Di Giovanni, moglie di De Pedis, che ha pagato 40 milioni anche per il restauro della cripta. Poi c’è il misterioso Marco Fassoni Accetti. Ex fotografo che si autoaccusa del sequestro di Emanuela, si accredita come testimone e mostra – sottolinea la procura – «una conoscenza dei fatti che va oltre quella che può avere un semplice appassionato». Anche lui straparla, ma – per gli inquirenti – «è come se avesse scritto una sceneggiatura». Rimane sotto accusa in un procedimento autonomo per calunnia e autocalunnia.

Redazione

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