Ligabue, certe notti si ricordano

Festa di compleanno per il caro amico Liga. E l’appuntamento non poteva che essere nel luogo della consacrazione di folla, Campovolo. «Venticinque anni fa, il 7 maggio del 1990, usciva il mio primo disco» ricorda, sistemato con la sua chitarra in un palco piazzato sulla pista del vecchio aeroporto. C’è un umido dannato, ma la mozione affettiva prova a cancellare i disagi. Luciano offre tre pezzi, che sono altrettante pietre miliari della sua storia: quella della rivelazione, Sogni di rock’n’roll, quella della svolta, Certe notti (che gli dà modo di scherzare anche su un paio di accordi sbagliati: «Spero che abbiate apprezzato la cacofonia») e quella che fotografa il momento attuale, C’è sempre una canzone. «Ho deciso di festeggiare e questo è il posto deputato» comunica, circondato dal suo promoter Ferdinando Salzano e dal suo storico manager, Claudio Majoli. Quello di maggio, però, è solo un antipasto, perché la festa vera, la festa popolare, sarà a settembre: il 19 con Campovolo 3. «Sarà il concerto più lungo della mia vita», è l’altro annuncio. Perché quella sera (i biglietti sono già in vendita) suonerà «integralmente il primo album della sua storia, con la band di allora, i ClanDestino, integralmente Buon compleanno Elvis con La Banda che suonava in quel disco, e poi una selezione dal Giro del mondo». Gran festa della memoria, dunque. Anzi tripla festa, perché «sono anche i 20 anni di Buon compleanno Elvis e i 10 del primo Campovolo», precisa.

NIENTE POLITICARilassato, pronto a rispondere alle domande («non a quelle di politica» mette le mani avanti e ormai sembra quasi una parola d’ordine dei protagonisti della musica, che pure in passato non hanno lesinato prese di posizione esplicite), circondato dal buio del campo dove la pista, ribattezzata per l’occasione Rock ‘n’ roll boulevard, è illuminata da venti lightbox con le copertine dei suoi album, Liga torna indietro coi ricordi: «Sogni di rock ‘n’roll è la canzone da cui è partito tutto, le canzoni che ho scritto sono tutte sue figlie. Prima scrivevo cose inutilmente complesse e pretenziose, mescolando rock progressive e cantautorato». Poi precisa: «In questi venticinque anni avventurosi e appaganti sono cambiato. Quando ho cominciato avevo una totale incoscienza. Oggi scrivo con molta più consapevolezza, ho meno pudori e parlo di più in prima persona». Una carriera fortunata, ma nella quale, ammette, «ci sono stati anche scivoloni meritati». Quali? «Beh, io scrivo canzoni che cercano la gente. E se una canzone non diventa popolare e non arriva vuol dire che è sbagliata. Per esempio, dopo il mio terzo album, Sopravvissuti e sopravviventi, pensavo che la mia carriera fosse finita. E con Miss Mondo soffrivo di una sorta di crisi d’identità. Anche dopo Buon compleanno Elvis mi sembrava che non fosse tutto oro quel successo, era come vincere la lotteria».

In realtà, però, la lotteria Luciano l’ha vinta eccome, con una carriera dai numeri ingombranti e Campovolo ne è il totalizzatore: 165 mila persone nella prima edizione, 120 nella seconda. E stavolta? «Vedremo, il problema è evitare gli intasamenti di traffico del deflusso» spiega Majoli. Insomma, sarà un’adunata con numero chiuso, un numero altissimo (perché i numeri nel rock contano, eccome), e con i biglietti a 50 euro (con in regalo uno special box con un dvd, foto e cartoline). Niente ospiti, però, come pure si usa oggi. Campovolo 3 segna la chiusura del capitolo iniziato con la pubblicazione di Mondovisione, gli stadi dell’anno scorso, i concerti in giro per il mondo, i palasport di quest’anno. E il futuro? «Non sono in condizioni di programmare – spiega -. Spero di tirare avanti ancora per un po’ di anni. Certo il quadro della musica è complicato. E non so quanto durerà questa situazione. Anche io, che so cosa vuol dire alimentarsi di musica, oggi ascolto la musica solo su Spotify». Ma nessuna tentazione di tornare ad altre esperienze, compresa quella cinematografica: «Dirigere un film, vuol dire rinunciare a due anni di musica. Se avessi 10 o 15 anni di meno, avrei potuto farci un pensiero». Unica eccezione per i due progetti making of che riguardano i due dischi celebrati che dovrebbero finire in tv, del primo curerà la regia.

Redazione

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