Real Madrid-Juventus

Cristiano Ronaldo versus Giorgio Chiellini ha i contorni di un classico. Qualcosa sullo stile di Maradona-Gentile, tanto per intendersi. La classe contro la forza, il talento contro la determinazione, la vanità contro la grinta: dentro la sfida fra il fenomenale portoghese e il rude bianconero, in fondo, c’è molto dell’epica calcistica che fa da sfondo a Real Madrid-Juventus. La partita tecnicamente squilibrata a favore degli spocchiosi spagnoli può essere riportata in bolla dalla feroce voglia di vincere che spinge la squadra di Massimiliano Allegri, livornese come Giorgione.

Chiellini tutto questo lo sa. E respira nella vigilia profumo di impresa: «Non vediamo l’ora che arrivi la notte di Madrid. Forse ci sono stati momenti anche più dispendiosi a livello emozionale come le ultime due settimane che precedettero il primo scudetto di questo ciclo, visto che era parecchio che non vincevamo. Come prestigio però questa è sicuramente la più importante, anche perché io sono alla Juventus da dieci anni e dall’ultima semifinale di Champions ne sono passati dodici!». E sono passati nove mesi dall’addio di Conte che ha fatto nascere la stagione sotto i malauguri degli scettici, sbugiardati dallo scudetto e dalla sfida del Bernabeu che – comunque vada – rappresenta un traguardo impensabile quando è iniziata l’avventura di Allegri: «Il nostro è stato un percorso in crescendo. Siamo maturati partita dopo partita e aver superato prima gli ottavi e poi i quarti ci ha dato maggior consapevolezza. Non siamo mai stati così vicini all’obiettivo, ma mancano ancora 95 minuti durissimi, la finale è ancora lontana e servirà una partita super per raggiungerla».

Il copione resta quello di sempre, da quando si gioca Real Madrid-Juventus: loro più forti, ma con il rischio che l’appagamento ammorbidisca lo spirito. Chiellini scuote il crapone, avvezzo a ferite e bendaggi da trincea: «Quando giochi una semifinale di Champions, anche se hai vinto il trofeo l’anno prima la fame ti viene da sola. Il Real può forse sembrare meno cattivo di noi, ma questo dipende anche dal tipo di giocatori che ha: fuoriclasse che in un attimo possono cambiare il corso della partita, basti vedere come sono riusciti a rimontare contro il Valencia, in una gara in cui avrebbero potuto segnare otto, dieci gol. Noi dovremo limitarli e daremo il 110% per arrivare in finale. Lo stadio, inoltre, sarà tutto dalla loro parte e dovremo essere bravi noi a mettere pressione ai nostri avversari, che comunque sono giocatori esperti di livello internazionale e non si farebbero certo intimorire da qualche fischio del proprio pubblico. Sappiamo bene che non potremo giocare arroccati in difesa per difendere lo 0-0, ma che dovremo essere bravi a coprire e a ripartire. Al Bernabeu ho giocato due volte, speriamo che vada come la prima, quando vincemmo con doppietta di Del Piero e non vada come l’anno scorso, quando perdemmo e fui espulso». Già, un cartellino ingiusto, nato da una disonesta simulazione di Cristiano Ronaldo, la cui classe non teme il confronto con la furbizia nell’arte della provocazione. Quel rosso brucia ancora forte nell’orgoglio di Giorgione e domani il portoghese potrebbe sentirne il calore nei duelli ravvicinati. Real-Juve non è Cristiano-Chiellini, ma Cristiano-Chiellini è un bellissimo manifesto di Real-Juve.

Non gli toccherà un compito facile, anche se certamente farà di tutto per cancellare il ricordo di ciò che combinò il collega Manuel Gräfe, protagonista – il 23 ottobre 2013 – di una direzione di gara perlomeno imbarazzante. Quella sera il tedesco fischiò un rigore per il Real contro la Juve dopo aver interpretato un contattino ai danni di Sergio Ramos come un fallo vero, ma soprattutto cacciò Giorgio Chiellini, reo di aver posto fine a una fuga di Cristiano Ronaldo, interrotta a seguito di una sceneggiata del portoghese. Si beccò un 3 in pagella e tanti saluti. Jonas Eriksson, 41 anni, dalla Svezia non può permettersi di sbagliare, pena l’ingresso sul patibolo degli imputati.

Ha diretto i campioni d’Italia in due occasioni: Shakhtar-Juve (0-1) nella stagione 2012-13, Juve-Copenaghen (3-1) nell’annata successiva. Due precedenti anche per il Real Madrid: contro lo Zenit in casa (vittoria per 3-0) nella stagione 2008-09 e ad Amsterdam con l’Ajax (successo per 4-1) nel 2012-13. Quest’anno, invece, in due circostanze il suo nome è stato abbinato a squadre italiane: Napoli-Athletic Bilbao (1-1) nell’andata del preliminare di Champions League e Roma-Bayern Monaco (1-7) nella fase a gironi. Agente di commercio, Eriksson è diventato milionario nel 2007, quando la sua vita prese una svolta: vendette una quota di una start up (Iec), divenuta nel tempo un colosso nell’acquisizione e nella vendita dei diritti sportivi. Dieci milioni di euro entrarono nel portafoglio di famiglia di un omaccione da quasi 100 chili di peso, distribuiti su un corpo alto quasi due metri. Internazionale dal 2002 (aveva solo 28 anni) e professionista a tempo pieno dal 2011, tra i successi personali più recenti figura la designazione a una semifinale di Champions: Atletico Madrid-Chelsea (0-0) nell’aprile 2014: in carriera non gli era mai successo. Al Mondiale brasiliano ha diretto Ghana-Stati Uniti e Camerun-Brasile nella fase a gironi, Argentina-Svizzera negli ottavi.

Curiosità: due giorni fa Radio Marca già “strillava” che Eriksson avrebbe arbitrato Real-Juve, garantendosi in questo modo la seconda direzione personale al Bernabeu. Lo svedese fece molto arrabbiare Manuel Pellegrini, tecnico del Manchester City opposto al Barcellona la scorsa stagione. Il cileno, battuto (2-0) in casa, sarebbe stato squalificato per due giornate dopo aver dichiarato che «l’arbitro non è stato imparziale, ha indirizzato la partita». Domani sera non sarà così, vero?

Redazione

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

News recenti

News più lette di oggi