Loris, Veronica: “Controllate anche altri telefoni e social no solo il mio”

Omicidio Loris Stival

Veronica per me non è una nipote acquisita. È come fosse mia figlia» mi dice con le lacrime agli occhi Antonella Stivai, mentre si dondola sul seggiolino in legno della sala d’attesa all’entrata del carcere di Agrigento. Veronica Panarello è a poche centinaia di metri in una cella in cui è rinchiusa dallo scorso otto dicembre, da quella sera in cui è stata arrestata con l’accusa più dura che si possa rivolgere ad una madre: quella di aver ucciso, senza pietà, il figlio maggiore, Lorys, il sangue del suo sangue, il primo frutto dell’amore della sua vita, il marito Davide.

«Lui ora non le crede perché è mal consigliato da qualcuno. Ma prima o poi anche mio nipote capirà che Veronica è innocente mentre il vero colpevole è fuori» continua Antonella fissandomi dritto negli occhi per interminabili secondi.

“Innocente” è la sua verità, ed è la parola che Veronica grida da cinque mesi, in contrasto con la tesi della Procura e con indagini a cui hanno partecipato i migliori investigatori d’Italia e a cui la Squadra Mobile e la Scientifica di Ragusa continuano a lavorare giorno e notte, turni raddoppiati e luci sempre accese nelle stanze della Questura.

Sono due verità distanti tra loro, due rette parallele che non potranno mai sfiorarsi. Sullo sfondo ora c’è un incidente probatorio in atto sui cui esiti, c’è da scommettere, si dibatterà per anni: tutti i filmati delle telecamere di sorveglianza acquisite nelle indagini verranno nuovamente sottoposti ad analisi, per capire se Veronica quel 29 novembre abbia accompagnato o meno il figlio Lorys a scuola, come sostiene di aver fatto. Va avanti nel frattempo un’altra perizia, quella più delicata sul piano umano, quella psichiatrica che dovrà decidere se Veronica sia degna della potestà genitoriale: se potrà rivedere o anche solo parlare per telefono a Diego, l’altro figlio di appena tre anni, la vittima più piccola di questa tragedia.

«Non sono io la colpevole, come ve lo devo dire» ha ripetuto agli inquirenti Veronica nell’ultimo maggiormente l’attenzione. Familiari, ma anche persone che potevano frequentare la palestra di Lorys o l’ambiente scolastico».

«Controllate anche altri WhatsApp, altri profili Facebook, non solo i miei… forse potreste scoprire qualcosa» avrebbe detto Veronica ai pm. Che però in queste parole leggono un tentativo disperato di allontanare le accuse da se stessa.

E nello stesso modo viene interpretata la frase su Orazio Fidone, “il cacciatore” che ritrovò Lorys quel 29 novembre. «Mi sembra strano che abbia trovato il mio bambino in pochi minuti di ricerche», ha detto la Panarello, agganciandosi alla domanda che a Fidone è stata fatta più spesso, in tutte le interviste: «Possibile che sia tutto un caso?». «Sì, può sembrare incredibile ma sì, conosco bene i luoghi e ho pensato potesse essere un posto adatto ad un bambino che magari voleva nascondersi» ha sempre risposto lui senza indietreggiare di un passo.

E dalle indiscrezioni filtrate dalla Procura, gli inquirenti gli avrebbero creduto e nulla sarebbe stato trovato a suo carico.

«Sono tanti i dubbi in questa vicenda, dubbi che non possono e non devono essere sottovalutati, perché qui si gioca con la vita di una madre che soffre in carcere. E se ci sono dei dubbi, come si può continuare a tenerla chiusa lì dentro?», attacca Villardita. È chiaro che questo è solo l’inizio di una guerra tra accusa e difesa.

Redazione

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