Renzi parla ai prof: «No ai boicottaggi»

Si è fatto portare lavagna e dalla sala della Biblioteca Chigiana ha parlato per 17 minuti di fila. Il video è finito sul sito del governo e in pochi minuti ha fatto il giro dei socialnetwork. Quindi ha scritto una lettera a 600 mila docenti per spiegare il senso della riforma e ha fatto il punto sull’edilizia scolastica con il ministro Delrio firmando investimenti per 4 miliardi di euro.

In versione prof, in maniche di camicia, gessetto in mano, ha ricordato a molti il maestro Manzi e il suo “Non è mai troppo tardi”, amarcord di una Rai che insegnava a leggere e scrivere. Il premier ha scritto sulla lavagna i punti chiave del disegno di legge che da oggi approda alla Camera. Ha detto “sì” al dialogo e “no” al boicottaggio delle prove Invalsi. Ha citato la sua maestra Eda «rispettata da tutti, come il farmacista, il maresciallo, il parroco perché era un figura con prestigio sociale». Nella lettera inviata agli insegnanti c’è un riferimento alle tensioni «gli scontri verbali che sembrano più forti del merito delle cose che proponiamo di cambiare».

CONTROFFENSIVAAi suoi collaboratori Renzi ha parlato di “controffensiva”. Una risposta mediatica per rovesciare la negatività che ha accompagnato un ddl battezzato con una dose forse eccessiva di ottimismo “la Buona scuola”. «Il nostro progetto non è prendere o lasciare, siamo pronti a confrontarci». In quanto alle assunzioni, Renzi scrive, «chi non rientra nell’elenco si lamenta, quelli del Tfa non condividono l’inclusione degli donei del 2012, quelli del Gae di capire i tempi, quelli del Pas fanno sentire la loro voce, ma dopo anni di precariato questa è la più grande assunzione mai fatta da un governo della Repubblica».
Renzi si rivolge agli insegnanti, un mondo da sempre molto vicino al Pd. Ma mai come in questo momento proprio la platea democrat, pensionati compresi, vanno all’attacco del premier. «C’è un Paese l’Italia che sta ripartendo, con tutti i nostri limiti abbiamo l’occasione di costruire un futuro di opportunità per i nostri figli», «la scuola non è mia, non è del governo, non è degli addetti ai lavori, se ridiamo centralità e importanza alla scuola forse l’Italia torna a crescere». Concetti ripetuti nelle 120 righe indirizzate alle «gentilissime» e ai «gentilissimi» insegnanti.

IL NO DEI CIVATIANI Entro il 20 maggio il provvedimento, collegato al Def, dovrà riicevere il via libera, Non c’è intenzione nè voglia di mettere la fiducia. Non alla Camera almeno. Prima che si apra il dibattito ci sarà un vertice dem per decidere la strategia. Ieri alle 14 scadeva il termine per la presentazione degli emendamenti. Sarà un caso ma a battersi finora per portare avanti il provvedimento è stata soprattutto la quota rosa del Pd: Coscia, Rocchi, Malpezzi, Ascani, Carocci, Ghizzoni, la presidente della commisione Piccoli Nardelli, senza contare il ministro Giannini. Gli emendamenti che arriveranno fino in fondo non potranno essere più di 600. Riguarderanno i punti più critici: il nuovo ruolo dei dirigenti scolastici, l’assunzione dei precari, la possibilità a partire dal 2016 di destinare il 5 x mille alle istituzioni scolastiche.
L’opposizione non farà sconti. Dentro e fuori Montecitorio. Il M5S che ha disertato i lavori della commissione, manifesterà oggi sotto il Miur. Si lotta video su vuideo (Alessandro Di Battista ha postato sul suo profilo Facebook un filmato per rispondere al filmanto del premier). Critiche anche da Sel e Fdi. Ma la vera battagli si annuncia al Senato dove la scuola sarà il primo terreno di scontro con la minoranza dem. I civatianni, gli stessi che non hanno votato l’Italicum, faranno leva sui numeri ristretti della maggioranza per contestare il testo «emendamento su emendamento».

Redazione

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