Yara Gambirasio, Ultime news ed aggiornamenti tra accusa e difesa

Yara-Gambirasio

Aveva tredici armi la piccola Yara Gambirasio quando, in quella sera del novembre 2010, il suo assassino la lasciò morire in un campo alla periferia della zona industriale di Chignolo d’isola, a pochi chilometri da casa.

Da quel giorno sono passati quasi 5 anni. Anni pieni di dolore per la famiglia Gambirasio ma anche pieni di speranza, quella di riuscire a dare un volto a chi ha ucciso la loro bambina.

Era piena di sogni, Yara. Una vita divisa fra scuola e casa, la messa la domenica mattina e la biblioteca comunale il sabato pomeriggio. Qui la giovane di Brembate aveva preso in prestito diversi libri:

“Il bambino con il pigiama a righe”, “La papera Piera” e “Un topolino per amico”.

E poi c’era la palestra, dove quasi tutti i giorni coltivava quella che era la sua più grande passione: la ginnastica ritmica. Era molto brava sia negli esercizi con la palla che con il cerchio ed era riuscita a vincere anche qualche competizione

sia regionale che nazionale. «In palestra – ricordano le istruttrici – c’era sempre anche quando non avevai corsi».

Oltre alla ginnastica, amava la danza, il Milan e da poco aveva iniziato a studiare latino come corso a scuola. Laura Pausini e Arisa le sua cantanti preferite. In tv guardava “Il mondo di Patty” e “Teen Angels”. Tra i film che le piaceva rivedere, “Pretty Princess” e “Twilight”.

Le insegnanti la ricordano come un’allieva modello. Sempre attenta e con buoni voti.

Ed è proprio fra i banchi di scuola che Yara aveva iniziato a conoscere anche i primi sentimenti, ultimo un amichetto di classe di cui lei si era invaghita. Tredici anni e tanta voglia di vivere. Chissà dove sarebbe oggi Yara. Di sicuro oggi è nel cuore dei suoi cari e di tutti coloro che non l’hanno dimenticata.

Milanese, classe 1965, segno zodiacale gemelli, vegetariana, una passione per la neve e le arti marziali Letizia Ruggeri, il pubblico ministero che dal 26 novembre 2010 indaga sulla morte di Yara Gambirasio, è una tosta. Nel suo ufficio, al secondo piano della procura di Bergamo, i fascicoli dell’inchiesta appoggiati persino sul pavimento, contendono lo spazio ai trofei vinti nei campionati di sci riservati ad avvocati e magistrati. Una carriera costruita processo dopo processo iniziata però nelle forze dell’ordine. Dopo la laurea tenta il concorso in polizia e in magistratura. Li vince entrambi. Ma in divisa ci resta poco. Concluso l’ottantatreesimo corso per vice commissario, chiede di essere assegnata in una qualsiasi località sciistica alpina. La mandano, invece, all’aeroporto di Linate. Poco dopo sceglie la toga e inizia la sua carriera, in Sicilia. In ufficio, e agli interrogatori, arriva in moto (una vecchia Honda) o col fuoristrada. Cintura nera quarto dan di karaté («Ma Carofìglio è sempre un dan avanti a me»), mai un filo di trucco, scarica le tensioni del lavoro sulla mountain bike, suonando la chitarra classica e, soprattutto, dedicando ogni momento libero alla figlia. Le ricerche dell’assassino della piccola Yara le ha condotte senza alcun aiuto da parte di colleghi o del procuratore capo, ma coordinando, tra mille difficoltà, polizia, carabinieri e numerosi consulenti. Senza però trascurare i duemila fascicoli di notizie di reato che le vengono assegnati ogni anno. Ironica ma spietata con gli avversari, in attesa della promozione a consigliere di Cassazione, nella sua autopresentazione per il Consiglio superiore della magistratura ha sottolineato che quasi tutti i suoi procedimenti hanno portato alla condanna dell’imputato. Ma la sfida che vale una carriera è quella che si appresta ad affrontare contro la difesa di Massimo Bossetti. (G.S.T.)

La squadra della difesa di Massimo Bossetti è di quelle che si vedono solo nei legai thriller americani. Lawocato Claudio Salvagni ha chiamato uno stuolo di consulenti per smontare quella che è stata ribattezzata l’inchiesta dei record Lui, il team manager, è uomo abituato a vincere. Nato nel 1964 a Roma, ma trapiantato a Como per seguire il padre finanziere, si appassiona al canottaggio ed entra nella squadra delle Fiamme Gialle. Nel 1984, in “quattro con”, vince la medaglia d’argento agli europei e la medaglia d’oro ai mondiali universitari, oltre a due titoli assoluti italiani Maratoneta, ha corso il Passatore, cento chilometri sugli Appennini, una competizione per superuomini Prima di fare l’avvocato stava dall’altra parte della barricata, nella polizia giudiziaria del tribunale di Como. Amante degli orologi, ne ha disegnato ima linea propria. A dargli man forte, ad indagini ormai concluse, è arrivato il collega Paolo Camporini, 49 anni, di Bergamo, presidente della Camera penale di Como e Lecco, tifoso sfegatato della Fiorentina, al punto di farsi tatuare il giglio viola. Uno dei protagonisti del pool è il detective privato Ezio Denti, uno dei pochi .investigatori italiani specializzati in indagini difensive. Un colpo all’accusa, invece, l’ha già assestato il consulente informatico Giuseppe Dezzani, che ha ridimensionato l’indizio delle presunte navigazioni pedopomografiche sui computer di casa Bossetti. Compito del medico legale Dalila Ranalletta è, poi, quello di spiegare le strane ferite inferte a Yara. E se Bossetti può contare anche su Sergio Novani, che farà battaglia sulla logica, l’ultimo atto lo combatterà per lui Sarah Gino, genetista dell’università di Torino, già protagonista dei processi per i delitti di Melania Rea e Meredith Kercher. A lei il compito di ridiscutere la traccia che ha portato Bossetti a processo: il suo Dna sugli slip di Yara (G.S.T.)

Redazione

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