Delitto Yara, nei filmati girati in carcere, il carpentiere viene incalzato da Marita Comi

Yara-Gambirasio

L’abbraccio è lungo, la confidenza tra marito e moglie palpabile. Lei, Marita Comi, si siede vicinissima a lui, Massimo Bossetti. Ma poi comincia a pressarlo, implacabile. Fino al culmine: «E se viene fuori che avevi il numero di telefono di Yara? E se viene fuori che avevi una cotta per lei? Se mi devi dire qualcosa dimmelo adesso». Lui ribatte gelido: «Se viene fuori prendi le tue decisioni».

Siamo nel parlatorio del carcere di Bergamo, è il 13 dicembre 2014. Le indagini sull’omicidio di Yara Gambirasio, uccisa il 26 novembre 2010 a 13 anni, per cui il carpentiere di Mapello è l’unico accusato dopo quasi un anno di carcere, sono ancora in pieno corso. E così i colloqui vengono filmati da telecamere nascoste piazzate dagli inquirenti per carpire eventuali ammissioni utili per l’inchiesta.

Alcuni frammenti di quei video scioccanti sono, diciamo così, trapelati dal fascicolo. E per quanto lasci sconcertata la pubblicazione di dati così legati alle indagini alla vigilia del processo, fissato per il 3 luglio, ogni dettaglio, ogni espressione assume adesso un certo peso. Anche la carezza affettuosa sui capelli tornati castani scuri dopo mesi di carcere che Marita riserva al marito. Interrotta però da un secco: «E il tuo camioncino che cosa faceva lì avanti e indietro tre o quattro volte in 45 minuti?», in cui si condensano tutti i dubbi su cosa accadde davvero il giorno del delitto. «È stata una incredibile violazione di un frammento di intimità», dice indignato Claudio Salva-gni, avvocato di Bossetti. La strada per il processo è ancora lunga.

Redazione

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