Pensioni pubbliche il 70% più alte di quelle dei privati

Le pensioni pubbliche valgono in media circa il 72 per cento in più di quelle private. I dati dell’osservatorio statistico dell’Inps resi noti ieri, che comprendono l’aggiornamento al primo gennaio 2015, riflettono una situazione in qualche modo nota; ma rientrano per altro verso nella strategia inaugurata dall’Istituto sotto la presidenza di Tito Boeri: usare le statistiche previdenziali per evidenziare caratteristiche del sistema che potrebbero essere oggetto di correzione. Ancora di più vanno in questa linea altre cifre diffuse sempre ieri, nell’ambito dell’operazione “Porte aperte”, dalle quali emerge che per il 96 per cento degli ex lavoratori del settore trasporto gli assegni pensionistici effettivi risultano più generosi di quanto sarebbero stati con l’applicazione del sistema di calcolo contributivo.

IL VALORE MEDIOPer quanto riguarda i dipendenti pubblici, il valore medio della loro pensione è di 1.773 euro mensili lordi, che si confronta con i 1,026 del settore privato. Il numero delle pensioni in essere ha superato i 2,8 milioni, con una spesa di 65 miliardi, cresciuta dello 0,75 per cento rispetto all’anno precedente. La maggiore generosità di questi trattamenti rispetto a quelli dei privati si spiega fondamentalmente con la grande stabilità del lavoro alle dipendenze dello Stato, che permette carriere continue ed anche (almeno fino a pochi anni fa) una certa dinamica retributiva. Ecco quindi che emolumenti più generosi, percepiti in media per più anni, si sono trasformati in pensioni relativamente più alte. Comune con gli altri settori è invece una forte divaricazione tra uomini e donne, con i primi attestati a 2.175 euro mensili lordi contro i 1.486 delle signore.

REGOLE DIVERSEVa anche ricordato che fino ad alcuni anni fa le pensioni pubbliche calcolate con il sistema retributivo hanno potuto godere di parametri più generosi, ed anche in alcuni casi della possibilità di lasciare il lavoro con requisiti più favorevoli. Solo in tempi relativamente recenti il meccanismo di calcolo si è uniformato, ed anche le regole per l’uscita sono allineate (con la parziale eccezione delle dipendenti pubbliche donne il cui requisito per la pensione di vecchiaia è stato adeguato a quello degli uomini con modalità non graduali, a differenza di quanto avvenuto nel privato).
Dall’analisi dei dati relativi alle singole Casse dei lavoratori pubblici emerge che il maggior numero di pensioni vigenti, 1.677.746, è a carico della cassa dei dipendenti statali (Ctps), seguita dalla cassa dei dipendenti enti locali (Cpdel), con 1.054.013 pensioni erogate, dalla cassa pensioni sanitari (Cps), con 68.540, dalla cassa insegnanti (Cpi), con 15.095, e dalla cassa ufficiali giudiziari (Cpug) con 2.906 trattamenti pensionistici. La spesa per le pensioni erogate dalla Ctps, precisa l’Inps, è di 40,8 miliardi, pari a circa il 63% del totale, mentre quella per la Cpdel è di 21,1 miliardi (31%). Il restante 6% della spesa, pari a quasi 4 miliardi, risulta suddivisa fra le altre tre casse.

Redazione

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