Il farmaco anti-epatite C è troppo caro: aperta un’indagine a Torino

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di Andrea Giambartolomei E un trattamento che guarisce dall’epatite C nel 90 per cento dei casi, ma è troppo costoso e così pochi malati sono stati sottoposti alle cure autorizzate nell’inverno scorso. C’è qualcosa che non va nella fornitura e nell’uso del Sovaldi e per questo il sostituto procuratore di Torino Raffaele Guariniello indaga contro ignoti ipotizzando i reati di omissione di cure e lesioni colpose.

Molti sono i punti da chiarire. In primis c’è l’aspetto del costo pattuito dallo Stato italiano con l’azienda farmacologica Gilead per ogni singolo trattamento. Si parla di una cifra leggermente inferiore ai 40mila euro, più bassa dei 66mila euro previsti negli Stati Uniti, ma molto più alta di quella adottata con alcuni Stati in via di sviluppo. C’è un secondo punto da approfondire: nella legge di stabilità lo Stato italiano ha previsto di spendere un miliardo di euro per questi trattamenti nel biennio 2015-16, però i fondi non sarebbero ancora arrivati alle regioni, molte delle quali a inizio 2015 non avevano ancora avviato le cure. Infine, bisogna verificare se i centri autorizzati per la prescrizione del farmaco stiano rispettando le linee guida dell’Agenzia italiana del farmaco (Aifa).

SPIEGA UNA FONTE investigativa: la mossa di Guariniello è l’evoluzione di un’inchiesta avviata a novembre dai carabinieri del Nucleo antisofisticazione e sanità (Nas) di Torino per monitorare il trattamento dei pazienti con il Sovaldi, Olysio e altri nuovi farmaci capaci di eradicare il virus dell’epatite C. A metà febbraio l’indagine ha avuto una spinta a livello nazionale quando il ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, ha incaricato il nucleo di fare accertamenti nelle regioni perché, stando ai dati dell’Aifa, non tutti gli assessorati avevano avviato le cure.

In attesa dei fondi previsti dalla legge di Stabilità, molte regioni avevano dovuto anticipare le spese per la somministrazione del trattamento e altre invece era rimaste ferme. E dire che sono molti i malati da sottoporre a queste cure: in Italia, secondo delle stime, sarebbero stati diagnosticati circa 300mila casi di epatite C, malattia che causa limila morti l’anno. Il farmaco “Sofosbuvir”, commercializzato dalla Gilead come “Sovaldi”, è in grado di inibire l’enzima che permette al virus di replicarsi e porta alla guarigione nel 90 per cento dei casi. È tuttavia costa molto: negli Stati Uniti la terapia, che consta nella somministrazione del farmaco quotidianamente per almeno tre mesi insieme a un altro medicinale, costa 84mila dollari, pari a 66mila euro.

L’Italia, come la Francia, ha cercato di trattare il prezzo con l’azienda abbassandolo a circa 40mila euro, ancora troppo alto per la casse statali se si considera che i pazienti in attesa del trattamento sarebbero circa 50mila. “Siamo troppi lenti – ha spiegato ieri all’Ansa il presidente dell’associazione di pazienti Epa C onlus, Ivan Gardini – Le nostre segnalazioni ci danno 4-5 mila trattamenti in corso, mentre i pazienti con cirrosi sono 20-25 mila. L’obiettivo deve essere trattare tutti i cirrotici entro fine anno, in modo che nessuno muoia più di epatite C”.

Redazione

Un pensiero su “Il farmaco anti-epatite C è troppo caro: aperta un’indagine a Torino

  1. lucia

    Un buon governo dovrebbe finanziare i medicinali che salva la vita ai cittadini che, li hanno portati al governo permettendo loro di guadagnare “molto” (al disopra della gente comune)e… quindi di soddisfare alle loro necessità, ma…. questo non deve renderli insensibile alle necessità DI VITA del popolo. Io credo lasciando il 50% del loro stipendio a beneficio delle persone affette dell’epatite C, non solo sarebbe doveroso, ammirevole e un esempio di aiuto umanitario per chi non può permettersi una spesa così oneroso.

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