Saviano attacca Matteo e i forzati dell’ottimismo

Roberto-Saviano

di Paola Zanca Volendo ricorrere a un motto, Roberto Saviano avrebbe potuto dirla così: “Gufo chi molla”. Perché in estrema sintesi, ieri al Salone del Libro di Torino, l’autore di Gomorra ha dato del fascista a Matteo Renzi. L’articolato ragionamento dello scrittore si basa su due pilastri: primo, non si può dare del disfattista a chiunque muova un critica; secondo, succedeva ai tempi di Benito Mussolini.

DEV’ESSERE CHE a Roberto Saviano non è piaciuto il silenzio in cui per un paio di giorni è caduto il suo j’accuse sulle liste in Campania. Solo allora, evidentemente, ha rimesso insieme i pezzi dello spettacolo a cui assisteva da un po’. E si è accorto che il “percorso di riforme” a cui aveva “creduto” non ha portato risultati: “Niente è cambiato e niente cambierà”. E poi, ha notato che due notizie di questa settimana (entrambe raccontavano di gravi minacce mafiose: un bambino sotto scorta e un giornalista licenziato su ordine di un boss) non hanno prodotto “commenti da governo o ministri”. E ancora, ha messo a fuoco che l’argomento “non seduce più”. La lotta alla criminalità organizzata, quella che lo costringe a una vita da fuggiasco, non è più di moda. Saviano fa un paragone preciso: “Quando al governo c’era Berlusconi il tema dell’antimafia era un tema abbastanza principe per dimostrare che la situazione non andava bene, quando ci sono i buoni, l’argomento antimafia scompare”. Ecco, visti alla prova dei fatti, i “buoni” lo hanno parecchio deluso. Insiste lo scrittore: “Il semestre italiano in Europa era la grande occasione per dire che noi siamo il paese con la più importante giurisprudenza antimafia, che abbiamo pagato un grande tributo di sangue e che possiamo quindi chiedere all’Europa leggi antiriciclaggio, finalmente. Invece, le parole mafia e antiriciclaggio non sono mai state citate quasi ci si vergognasse di avvicinare l’immagine dell’Italia all’immagine mafiosa”.

Eccolo, il gufo chi molla. Saviano la chiama “angoscia”. “È pericolosissimo – spiega – pensare che ogni volta che ci sia una critica si venga considerati disfattisti. Questo succedeva nel fascismo, non è pensabile che la critica venga associata al disfattismo. Alla critica si risponde, la si ignora, ma non la si può considerare di per sé ideologicamente un vincolo”. Lo ha avvertito sulla sua pelle con

quell’intervista all’ Huffington: denunciare la Gomorra che sta nelle liste collegate al Pd, ammette, gli ha creato intorno “una specie di fastidio, come a dire ‘Come ti permetti, qui le cose stanno cambiando’”. Non è così, sostiene Saviano. Il voto di scambio c’è ancora. E i giovani del Sud, e ormai non più solo loro, hanno risolto la questione alla radice: “Ce ne andiamo”. E poi ci sono i giornali, non abbastanza in grado di “fare pressione” e “stressare fino alla fine i governi perché diano risposte”. Anche ieri, dal governo e dai ministri, alle sue parole reazioni zero.

Redazione

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