Anticipazioni Squadra Mobile: il giovane Riccardo Pisi, appena entrato in servizio e volenteroso di ben figurare agli occhi del commissario Roberto Ardenzi

L’ onestà prima di  tutto. Prima delle scene d’azione, di soddisfare ciò che il pubblico si aspetta, prima del rischio di uscire troppo dagli schemi. È il coraggio l’arma in più di Squadra Mobile, fiction di Canale 5 che racconta le avventure di un gruppo di poliziotti di Roma. Fra questi c’è il giovane Riccardo Pisi, appena entrato in servizio e volenteroso di ben figurare agli occhi del commissario Roberto Ardenzi. A prestargli il volto è Marco Rossetti, attore con alle spalle un curriculum “poliziesco” degno di nota grazie alla partecipazione a serie Tv come Distretto di Polizia e Rd.S. Roma – Delitti imperfetti. Pronto a mettersi in gioco per contribuire a plasmare il vero segreto della serie: l’umanità dei personaggi.

Marco, non è la prima volta che interpreti un poliziotto. E un caso?

«In realtà sì. Riccardo è un ragazzo semplice che entra nella squadra mobile con tutte le intenzioni di fare bene. Sarà poi coinvolto in una storia d’amore con la collega Valeria Goretti, interpretata da Serena Rossi. Una donna che non può avere, perché lei si sta per sposare. La loro liaison sarà un po’ il filo conduttore rosa di tutta la serie».

Ti è mai capitato nella vita reale di vivere una situazione amorosa del genere?

«Per fortuna no».

Quanto ritrovi di te in Riccardo?

«Praticante nulla per quanto riguarda il suo lato romantico. Non sono propriamente una persona sentimentale. Mi ci ritrovo nella sua voglia di fare bene in tutto ciò che fa».

Che rapporto hai instaurato con Serena Rossi?

«E un’amica, ci siamo trovati bene sia sul set sia fuori. Grazie a lei sono riuscito ad ammazzare il tempo durante le riprese. In una serie così lunga capita spesso di avere momenti da riempire. Ma devo dire che fra tutti noi del cast si è formata una squadra unita, anche se molti di loro non li conoscevo. Credo che l’affiatamento che abbiamo creato si rifletta in positivo anche nelle puntate».

«Mi fa rabbia l’indifferenza»

E questo il segreto di Squadra Mobile?

«Si, ma anche la capacità di scavare nell’umanità dei personaggi. E una serie coraggiosa, che offre al pubblico qualcosa di nuovo rispetto alla classica fiction d’azione. Nelle puntate si scopre il lato più vero dei poliziotti, alle prese non solo con i drammatici fatti di cronaca, ma anche con problemi personali, nel caso di Riccardo problemi sentimentali».

È un’opportunità per scoprire un Iato poco conosciuto delle forze dell’ordine?

«Certo. Spesso si pensa ai poliziotti come a degli eroi, che hanno l’unico compito di fare del bene, ma dietro ovviamente c’è altro: emozioni, debolezze. Io stesso prima di iniziare a interpretare questo tipo di molo ero prevenuto».

Che cosa porta un attore sul set di ciò che vede accadere nel mondo reale?

«A volte, durante le scene più intense, noi stessi restiamo turbati dalle storie terribili che interpretiamo. Questa è la magia del nostro lavoro. Squadra Mobile suona come veritiera anche per questo».

Fra i temi trattati come l’immigrazione, la violenza sui minori e sulle donne, quale ti ferisce di più?

«Senza dubbio la violenza, qualsiasi essa sia. E poi, in generale, l’indifferenza, molto diffusa nel nostro Paese, mi fa tanta rabbia».

«Vorrei lavorare con Sorrentino»

Negli ultimi anni ti hanno affibbiato l’etichetta di attore “bello e dannato”. Te la senti tua?

«Sono una persona che ama scherzare, quindi questa etichetta mi fa molto ridere. Ma

fa parte del gioco. Quando ho interpretato il ruolo di Giuseppe “Pinuccio” Marruso in Le mani dentro la città, mia madre mi ha detto: “Non ti posso più vedere, sei diventato troppo cattivo”. E stata la prova di aver fatto un buon lavoro».

Sei anche un appassionato di pallanuoto. Che valori ti ha insegnato questo sport?

«Sicuramente la dedizione, l’impegno e la capacità di sacrificarsi. Molti non sanno che quello dell’attore è un lavoro molto stressante, perché richiede un’alta concentrazione e ti fa stare sempre esposto al giudizio degli altri».

Con quale regista ti piacerebbe lavorare in futuro?

«Ce ne sono tanti in Italia molto bravi, da Ferzan Òzpe-tek a Paolo Sorrentino. Ma a me piacciono soprattutto i bei progetti, piccoli o grandi che siano. Forse l’anno prossimo sarò in teatro. E un’altra bella sfida professionale che mi sta aspettando». H

Redazione

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