Omicidio Scazzi, Ivano Russo rischia 6 anni di carcere

A cinque anni dal delitto di Avetrana arriva il colpo di scena. Dodici persone avrebbero contribuito a infittire il mistero sulla tragica fine di Sarah Scazzi, la quindicenne svanita nel nulla il 26 agosto 2010 e ritrovata morta in un pozzo dopo 42 giorni. Il castello di bugie e depistaggi, però, ora è crollato, grazie alle indagini dei magistrati di Taranto. Il procuratore aggiunto Pietro Argentino e il sostituto Mariano Buccoliero, che con la loro caparbietà sono riusciti a far condannare all’ergastolo per omicidio la zia Cosima Serrano e sua figlia Sabrina Misseri, hanno notificato i 12 avvisi di garanzia per l’inchiesta Scazzi-bis, un procedimento parallelo al processo principale.

Gli indagati andranno alla sbarra per falsa testimonianza e false dichiarazioni ai pm perché, secondo gli inquirenti, conoscevano le circostanze dell’uccisione della ragazzina ma hanno mentito. E la posizione più grave è quella di Ivano Russo, “l’Alain Delon” di Avetrana di cui Sabrina era innamorata e per il quale anche Sarah, negli ultimi tempi, aveva una simpatia. Contro di lui ci sono due supertestimoni, la cui identità è coperta dal massimo riserbo, che smontano l’alibi del “bel tenebroso” e gettano ombre su cosa sia successo davvero nella villetta dei Misseri, in via Grazia Deledda. Ma cosa aveva raccontato all’epoca Ivano? Il cuoco conteso tra le due cugine, a suon di interviste in televisione, aveva fin da subito negato qualsiasi coinvolgimento sentimentale sia con Sabrina che con Sarah.

Redazione

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