Vitalizio: toglierlo è una pena troppo eccessiva parola di Francesco Bozzetti

Sono stati finalmente aboliti i vitalizi a tutti i parlamentari condannati per gravi reati. Mi sembra una decisione buona e giusta. Che cosa si aspetta ora ad abolire tutti i vitalizi di deputati, senatori e consiglieri regionali, visto che sono privilegi inaccettabili?

Se un parlamentare si macchia di gravi reati tradendo il proprio mandato e la fiducia concessagli dagli elettori, è giusto punirlo con l’espulsione dai luoghi istituzionali. Però, mi pare eccessivo privarlo del vitalizio. Anche perché l’applicazione pratica della norma, così come licenziata da Camera e Senato, è opinabile in linea di principio e potrebbe avere risvolti pratici imprevedibili. L’onore e la dignità delle istituzioni devono prevalere anche sul diritto alla sopravvivenza reclamato a gran voce (e non a torto) dal deputato Pd Ugo Sposetti in sede di discussione del provvedimento.

C’è il diritto ad avere una pensione

Il vitalizio altro non è che una pensione, quindi una retribuzione differita, intoccabile, secondo la Costituzione, soprattutto quando è supportata dai relativi versamenti contributivi. Dunque immagino ora una valanga  di eccezioni di incostituzionalità contro la delibera che elimina i vitalizi ai condannati, approvata in fretta sull’onda del crescente populismo e non, invece, attraverso un’organica e meditata riforma della materia.

Per risolvere definitivamente la questione serve una legge che sottragga al Parlamento la possibilità di autoregolamentarsi sia sull’entità delle proprie retribuzioni, sia sull’ammontare dei vitalizi finora elargiti in maniera enorme e sproporzionata rispet to all’impegno politico prestato e all’entità delle contribuzioni previdenziali versate.

Attualmente bastano infatti cinque anni di legislatura per garantirsi un trattamento pensionistico di gran lunga superiore a quello riservato ai comuni mortali che lavorano per 40 anni. E questo non è corretto.

Se una legge uniformasse, invece, i vitalizi dei parlamentari a quelli di tutti i cittadini, il problema non esisterebbe. Tanti soldi versi, tanto ottieni di pensione. E comunque con cinque anni soltanto di legislatura dovrebbe essere proibito riceverla.

In sostanza o si aboliscono tutti i vitalizi e si intende l’impegno politico come volontariato gratuito per l’interesse nazionale, oppure si equipara il trattamento pensionistico dei parlamentari al resto dei cittadini. Senza eccezioni.

Bisogna evitare ogni “persecuzione”

Ma se non tolgo la pensione a un qualsiasi cittadino che è stato condannato per mafia (se ha versato ovviamente tutti i relativi contributi previdenziali), non posso in linea di principio toglierla neppure al deputato oppure al senatore che si è macchiato di gravi reati.

Il Parlamento in caso di condanna definitiva può e deve immediatamente espellerlo dal suo’ consesso, visto che esiste già una legge italiana come quella che ha come firmataria Paola Severino nella quale si contempla questa eventualità.

Essere espulso sarebbe già una punizione esemplare e insopportabile per un deputato oppure senatore, ma privarlo anche di qualsiasi futuro sostentamento pensionistico, basato su contributi comunque già versati, mi sembra configuri una volontà persecutoria che si ripercuote anche sugli incolpevoli moglie e figli del condannato.

Cosciente di questa eccessiva severità, il Parlamento ha attenuato Peliminazione dei vitalizi ai condannati con la possibilità della riabilitazione e quindi della restituzione delle somme sottratte. Morale di questa decisione è che siamo al solito compromesso all’italiana che un qualsiasi buon avvocato è in grado di smantellare senza fatica alla prima occasione.

Redazione

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