Applausi e ansia per il «Sicario» Benicio Del Toro

Si chiama Denis Villeneuve,e secondo molti ha raccolto l’eredità di Michael Mann, il regista di Heat, di Collateral, di Blackhat. Non che Michael Mann abbia voglia di abdicare: ma Villeneuve sta diventando il nuovo maestro del cinema di azione e atmosfere, di cupa violenza, di tesa desolazione.

Per dire. Per dire che Sicario, il film di Denis Villeneuve presentato ieri a Cannes in concorso, tra gli applausi, è un film d’azione cruda, con sapore di suspense e gocce di paranoia. Siamo al confine tra Stati Uniti e Messico. Se c’è l’inferno sulla terra, è anche lì. Villette che sono il rifugio di narcotrafficanti, e che si scoprono piene di cadaveri, nascosti nelle intercapedini. Corpi nudi, mutilati, pendono appesi alle tangenziali. Si può morire a un incrocio, a ogni angolo di strada, in un ingorgo. In questo mondo si ritrova Emily Blunt, occhi azzurri, intelligenza, determinazione, ma anche fragilità. È un agente Fbi: e fa venire in mente la Jodie Foster del Silenzio degli innocenti. Anche lei una protagonista femminile costretta a fronteggiare l’orrore. Oppure, si pensa alla Jessica Chastain di Zero Dark Thirty,che cercava di stanare Osama in un altro inferno del mondo.

Con lei, a completare un trio attoria-le super, Josh Brolin, collega cinico, sconcertante, irritante. E un Benicio Del Toro, il sicario del titolo, un killer la cui famiglia è stata massacrata dal cartello della droga. Remoto, taciturno. Teso verso il suo obiettivo. Il resto è un crescendo di violenza, con il regista che è bravo a far crescere l’ansia nello spettatore, è bravo a costruite l’attesa di qualcosa di terribile, senza spreco di effetti speciali. E bastano la fotografia splendida di Roger De-akins, il montaggio di Joe Walker, la musica minacciosa di Johan Jonas-son a creare una tensione formidabile, un’eccitazione, un batticuore, più che in ogni inseguimento di Fast and Furious. Con la differenza che qui tutti i veicoli sono fermi.

Bravo Benicio Del Toro, che per gran parte del film è come chiuso in una maschera impenetrabile. Bravo il regista, che racconta un territorio, prima ancora che dei personaggi. Si perdonano anche le ingenuità della sceneggiatura, che consegna ai protagonisti frasi non proprio illuminanti. «Da molti anni mi interessavo a quello che succede in quella zona di confine tra il Messico e gli Stati Uniti», ha detto all’incontro stampa il regista, che tra poco dirigerà il seguito di Benicio Del Toro a Cannes per «Sicario» il film di Denis Villeneuve de Runner. «Ho fatto più di un film su quella regione», ha spiegato Benicio DelToro, che in passato ha interpretato sia poliziotti che trafficanti di droga. «Ma Denis dice qualcosa di nuovo su questa situazione. Girando Sicario, ha corso dei rischi e mi ha spinto a correrne a mia volta». Emily Blunt è la vera sorpresa del cast, donna in un mondo tutto al maschile: «Denis ha dovuto subire molte pressioni, affinché il protagonista fosse un uomo. Ma lui non ha trasformato il mio personaggio, e io l’ho interpretato proprio come una donna, senza darle caratteristiche virili. Ho incontrato delle agenti Fbi, ho parlato con loro. La loro femminilità è assolutamente identica a quella di ogni altra donna: la sera tornano a casa, guardano la televisione, parlano con i figli.».

Redazione

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