Silvio Berlusconi: “Nessun erede con il mio carisma”

Dice Silvio Berlusconi: «Non lascio finché non trovo un erede all’altezza del mio carisma». Ma se nel futuro del centrodestra non ci fosse un nuovo leader monocrati-co, ma una lega di numeri due?

La tentazione che circola tra i dissidenti di ieri, di oggi e di domani è quella di unirsi. Inutile aspettare il nuovo messia evocato da Silvio. Meglio tenere i piedi piantati per terra. Poi, al momento opportuno, ex pidiellini ed ex leghisti siederanno intorno a un tavolo, ognuno portando in dote blocchi localizzati di consenso (più o meno grandi), e decideranno se dar vita a un cartello elettorale. Ci potrebbero stare i pentiti del Nuovo centrodestra, Flavio Tosi e Raffaele Fitto. La premiership? Da scegliere con le primarie.

Quanto sia vicino il momento del redde rationem,di-pende anche dalle Regionali di fine maggio. «Se Toti fa il miracolo in Liguria, allunga l’agonia di sei mesi…», spiega un deputato vicino a Fitto. Ma se, come tutti pronosticano, finisce sei a uno, dove l’unica vittoria sarà quella della Lega in Veneto, allora entro l’estate Forza Italia andrà incontro al suo destino. A giugno si formeranno i gruppi autonomi fittiani “Conservatori e riformisti”, sull’onda del risultato elettorale in Puglia. «L’obiettivo è portare a Schittulli il doppio dei voti che avrà la Poli Bortone», riferiscono i luogotenenti dell’europarlamentare di Maglie. Se le cose vanno male, niente Gruppi, ma il progetto va avanti: «Forza Italia», dice Fitto, «è un capitolo chiuso», vittima della strategia sbagliata del leader: «Il patto del Nazareno non è finito, è carsico. Va giù, poi torna su».

Berlusconi? È convinto di poter ricostruire partendo da se stesso e facendo a meno di «tutti i politicanti» che in questi anni lo hanno abbandonato: «Prima o poi vanno via, considerano la politica come un taxi, ma io faccio un partito nuovo con gente nuova». E la sua scommessa. Nella quale coinvolgerà un gruppo selezionatissimo di dirigenti azzurri. Tra questi Antonio Tajani, che annuncia un viaggio in America per studiare da vicino il partito repubblicano. E Michaela Biancofiore, che si dice «disgustata» dagli addii di queste ore. Ma, al tempo stesso, confortata dal fatto che «questi traditori» hanno fatto «tutti una brutta fine» elettoralmente parlando.

Intanto Silvio prova a contenere i confini di una sconfitta che si preannuncia importante. Venerdì l’ex premier sarà a Napoli per sostenere la candidatura di Stefano Cal-doro. Contemporaneamente rilascia interviste a radio e tv locali contro Matteo Renzi («Non è un uomo del fare») e un governo «irrilevante» sul proscenio internazionale, «incapace» di rispondere all’emergenza immigrazione: «Basterebbe andare in Libia a staccare i motori dai barconi», suggerisce Silvio.

Il Cavaliere è in procinto di confermare anche la sua presenza in Umbria, in sostegno del candidato Claudio Ricci. Ma è giallo. C’è chi non vuole Silvio, considerando controproducente un suo comizio in una Regione dove la sinistra è in difficoltà, ma potrebbe rianimarsi ritrovando le ragioni dell’anti-berlusconi-smo. «Alle ultime elezioni non è venuto», confessa sotto voce un azzurro, «e abbiamo strappato il sindaco di Perugia al Pd…».

Redazione

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