Scuola: Ora la battaglia passa in senato

Approvata a maggioranza assoluta.Ma è solo il primo passo per la riforma della scuola, che ieri ha ricevuto il via libera dalla Camera, e a Montecitorio quasi sicuramente dovrà tornare dopo le modifiche al Senato. La linea del governo è quella del dialogo – almeno di facciata – per sanare la frattura col mondo della scuola: a Palazzo Madama ci saranno ulteriori limature (certo non stravolgimenti).

Con quali conseguenze sulle 100 mila assunzioni, però, è tutto da vedere: i tempi per far entrare in ruolo gli insegnanti entro l’inizio del prossimo anno scolastico era-stato anche espulso per una presunta aggressione ad un collega del Pd), era scontato. Potrebbe non esserlo al Senato: in Commissione cultura (dove sono presenti i dissidenti Tocci e Mineo, e il bersaniano Martini), la maggioranza ha solo 13 voti certi, contro i 12 dell’opposizione. “È lì che deve avvenire il lavoro di miglioramento”, spiega Fassina: verranno ripresentati gli emendamenti su dirigenti scolastici e autonomia, assunzioni (con la richiesta di allargarle anche alla II fascia delle graduatorie) e detrazioni per le paritarie (con l’esclusione delle superiori). In caso di muro contro muro, in Aula poi potrebbe riproporsi una situazione simile a quella già vista per l’Italicum. Certo, bisognerà vedere fino a che punto la minoranza Pd sarà disposta a spingersi, con i fatti e non solo a parole: per ora gli stessi parlamentari che hanno firmato appelli e preso parte ai sit-in in piazza, non hanno ostacolato più di tanto la riforma. L’emendamento Fassina che puntava a limitare i poteri dei super-presidi, ad esempio, ha raccolto la miseria di quattro voti a favore dal Pd. Anche per questo il testo approvato dalla Camera è molto vicino a quello originario, contestato da studenti ed insegnanti. A parte l’inserimento degli idonei nel piano assunzionale, lo stralcio dell’articolo del 5 x mille, e la creazione di un “comitato” per la valutazione dei docenti, non ci sono state modifiche significative. Né bisogna attendersi grandi novità al Senato: “I pilastri del provvedimento non verranno toccati”, ha precisato il ministro Giannini.

COSÌ LA MOBILITAZIONE del mondo della scuola continua: ieri il voto è stato accompagnato da una manifestazione di protesta davanti a Montecitorio. “La battaglia prosegue”, promettono i sindacati. Le prossime tappe potrebbero essere il blocco degli scrutini (che in ogni caso non riguarderà le classi impegnate in esami), e soprattutto il possibile “sciopero del voto” annunciato dagli insegnanti per le prossime Regionali. Le elezioni del 31 maggio cadranno nel mezzo della discussione al Senato: oggi l’ufficio di presidenza incardinerà il ddl a Palazzo Madama. I vertici del Pd contano di arrivare al voto finale il 10 giugno, per poi tornare alla Camera e ottenere il via libera definitivo entro fine mese. Proteste e dissidenti permettendo.

Redazione

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