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La Juventus piazza cinque suoi giocatori fra i dieci in assoluto più utilizzati in questa stagione. Certo, rispetto a tutti gli altri club di A i bianconeri hanno affrontato un numero di partite superiore, in ogni modo il dato è indicativo di chi siano i «colonnelli» di Massimiliano Allegri. Nell’ordine, trattasi di Bonucci (primo assoluto), Marchisio (quarto), Chielli-ni (sesto), Lichtsteiner (ottavo) e Tevez (nono). A livello di presenze, fra i campioni d’Italia comandano Bonucci, Marchisio e Pereyra, tutti a quota 49: la differenza è nelle maglie da titolare; 49 per Leo, 46 per Marchisio, appena 30 per l’argentino. Oggi Claudio fa 47, Bonucci parte invece dalla panchina.

PRINCIPINO FIDATO Davvero la stagione della svolta per Marchisio, che nel recente passato, travolto dall’esplosione di Pogba, era invece retrocesso a prima alternativa, seppur di lusso, dei titolarissimi di centrocampo nel «3-5-2 contiano». Decisivo l’arrivo a Vinovo di Allegri, che già ai tempi milanisti non aveva nascosto un’ammirazione smisurata per il Principino. «Sa fare tutto, e molto bene», diceva Max, che infatti in un certo senso ha basato proprio su Marchisio la rivoluzione che ha consentito alla Juve di mettere spesso in sgabuzzino il 35-2, assumendo una dimensione tattica più ampia, senza per questo abbassare il livello delle prestazioni. Regista davanti alla difesa, mediano puro, interno di gamba e di piede educato, all’occorrenza anche appoggio concreto alle punte: via via, Claudio ha ricoperto ogni ruolo nel cuore del campo, permettendo appunto ad Allegri di vestire la sua Juve in base al tipo di appuntamento: mai scontata la Signora, difficile da interpretare per gli avversari. Alcuni dati in campionato la dicono lunga sulla completezza del 29enne torinese: recupera 7,12 palloni a partita contro una media del ruolo di 4,68; ne intercetta 2,15 a gara (1,16 la media del ruolo) ; completa 5 3,88 passaggi a partita, mentre la media degli altri colleghi è di 29,62; infine, per quanto riguarda i passaggi lunghi positivi Claudio raggiunge i 4,82 di media (2,06 per gli altri).

SEMBRAVA ROTTO… E pensare che per qualche ora, a fine marzo, il mondo era crollato addosso all’interno e ad Alle- S -gri. Un movimento strano a Coverciano, il dolore al , ginocchio, gli esami A strumentali e il cc municato della Nazionale che rimandava a casa Marchisio con il sospetto di una seria lesione ai legamenti. Tutto smentito dai controlli svolti poi a Torino. Insomma, si è passati in meno di una notte da «stagione finita» a «subito arruolabi-le». Sono segnali anche questi. Da allora, ha giocato 11 gare, tutte da titolare, dieci delle quali da 90’. Un rush finale col quale ha contribuito concretamente al quarto scudetto consecutivo e a una Coppa Italia che a Torino mancava da 20 anni.

ULTIMI BOTTI… Ancora due gli obiettivi del Principino: la finale di Champions, «la partita dei miei sogni da quando ero bambino», e il rinnovo del contratto. Un accordo già pronto, fino al 2019, con il quale di fatto sposerà a vita la Juventus.

C’ è stato un solo giocatore, in questa campionato, dal quale Rafa Benitez non hamalvoluto prescindere: José Maria Callejon. I suoi numeri sono impressionanti, raccontano di una continuità che in pochi possono vantare in Serie A. Fin qui, le ha giocate tutte, considerando anche le poche che è subentrato dalla panchina. Più lui che Gonzalo Hi-guain, insomma, che pure è considerato il punto di forza di questo Napoli, che ha sommato 35 presenze, una in meno rispetto alle 35 dello spagnolo che per minuti giocati, 2.794, è secondo soltanto a Raul Albiol, che in 34 gare ne ha totalizzati 2.918. Differenza determinata dal fatto che il difensore ha saltato due gare per squalifica (Parma e Atalanta) e contro il Cagliari, al San Paolo, è rimasto in panchina. Relativamente, poi, alle statistiche che riguardano le gare giocate in stagione, Callejon occupa il terzo posto nella classifica dei minuti giocati (4.150’) preceduto dallo juventino Bonucci (4.470’) e ancora da Albiol (4.379’), mentre alle sue spalle ci sono Marchisio (4.135’) e Gonzalo Higuain (4.058’).

SENZA SCUDETTO Due anni di Napoli, dunque, gli hanno garantito quella continuità chenon ha mai avuto nel corso della sua esperienza al Real Madrid, dove José Mourinho, nel suo periodo a Madrid, lo ha sempre considerato come una seconda e, talvolta, anche terza scelta. Una condizione, questa, che l’ha convinto ad accettare le offerte del Napoli ed il progetto garantito da Rafa Benitez, suo estimatore. Con un investimento di 12 milioni di euro, Aurelio De Laurentiis l’ha assicurato al nuovo programma, che avrebbe dovuto concludersi con la conquista dello scudetto, obiettivo mancato, tuttavia, per il secondo anno consecutivo.

DOPPIA CIFRA Sul piano sonale, Callejon sta per concludere un campionato senza grandi particolarità, nel senso che anche quest’anno è arrivato in doppia cifra, 11 reti fin qui, ma il suo rendimento è stato inferiore a quello assicurato nella prima stagione napoletana. In particolar modo negli ultimi mesi, nel periodo in cui il Napoli avrebbe avuto bisogno della sua continuità, e di quella del Pipita, per non ritrovarsi a due giornate dal termine, a dover inseguire un piazzamento Champions: stasera contro la Juve occorreranno gol pesanti per avere ancora la possibilità d agganciare il terzo posto.

FUTURO INCERTO La Champions, certo. Resta l’unico motivo per cui José Maria Callejon potrebbe decidere di restare a Napoli. Diversamente, avrebbe già espresso il desiderio di ritornare in Spagna, e ancora a Madrid ma, stavolta, all’Atletico di Simeone che sta aspettando la fine della stagione per presentare l’offerta a De Laurentiis. L’attuale valutazione dell’attaccante si aggira intorno ai 25 milioni di euro e rispetto alla scorsa estate, quando il presidente disse no all’offerta di 30 milioni presentata dallo stesso club spagnolo, adesso l’operazione è più fattibile, perché l’acquisto di Manolo Gabbiadini, lo scorso gennaio, è stato concluso proprio in previsione della sua eventuale partenza.

Redazione

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