Al Bano e Romina alla vigilia del concerto all’Arena di Verona

Sai perché amo le fotografie? Perché non mentono. Tu scatti e loro raccontano verità. Basta saper cogliere l’attimo. La spontaneità è l’ingrediente che preferisco in un’immagine. Uno sguardo, un sorriso, una sfumatura di un solo istante possono svelare molto delle persone che stai immortalando. Riuscendo anche ad emozionare». Romina Carrisi seguendo il principio dell’insetto, «che sta lì, vola leggero, e aspetta di catturare l’attimo giusto», ha realizzato queste straordinarie immagini di Al Bano e Romina Power. Suo padre e sua madre. «Secondo me si sono divertiti. Il sorriso spontaneo di entrambi è molto eloquente. E poi sono molto complici, anche sul palco quando cantano si nota che c’è feeling. Giocano, si stuzzicano, sembrano due ragazzini che flirtano, ma senza alcuna malizia. Sono davvero contenta per loro. Io sono fan dell’armonia nella vita e finalmente, dopo tanto tempo, qui in Canada, dove i miei hanno tenuto una serie di concerti, l’ho respirata profondamente. Era tangibile. Per questo ho voluto fermarla con scatti colti qua e là…».

Il risultato è eccellente. «Fondamentalmente sono autodidatta, anche se qualche anno fa ho seguito un corso di fotografia a Los Angeles. La mia Canon digitale mi segue ovunque e appena qualcosa mi ispira, la estraggo e colpisco», scherza Romina. Poi si fa seria e racconta: «In realtà questa mia passione è nata e si è sviluppata dopo aver tentato di recitare. Vivevo ancora qui in Italia, macinavo provini su provini, ma senza grande soddisfazione. I complimenti per il talento non mancavano, ma la carriera da attrice non decollava. Le mie aspettative crescevano e, di riflesso, l’insoddisfazione nel non trovare il modo per esprimermi, per fare, per produrre qualcosa che mi facesse sentire bene. Così, quattro anni fa, mi sono guardata allo specchio e ho deciso di partire». Alla conquista dell’America. «Avevo bisogno di staccare dalle comodità e dalle certezze della realtà italiana. In quel momento non ero felice di me, non mi amavo, non mi stimavo, mi trovavo brutta. Vedevo nero, mi interrogavo su tutto, scavando nelle cose fino a per-dermici dentro, ed ero dipendente dai commenti e dai giudizi altrui, persino quelli che trovavo su Internet. Frasi brevi ma pungenti, che mi vedevano solo come una figlia d’arte incapace di cimentarmi in qualsiasi cosa. Non era facile per me, mi abbattevo, ma in fondo avevo la consapevolezza di non essere una perdente. Così, ho fatto le valige: volevo confrontarmi con un mondo nuovo, pieno di incognite ma ricco di stimoli e sfide».

A Los Angeles c’era tua madre. «Abita nel deserto. Io in città avevo due contatti: un’amica di 50 anni che fa la montatrice cinematografica e una che non mi rispondeva al telefono. Ma non mi sono persa d’animo. Ho iniziato a iscrivermi a una scuola di teatro, di improvvisazione, di recitazione. Ma solo quando ho fatto uno studio sul comportamento ho capito che non avevo ancora chiaro quale fosse la mia direzione nella vita. Crescere in un ambiente con occhi puntati addosso mi faceva sentire sempre inadeguata e incapace di scoprire me stessa». E forse anche incapace di tracciare un cammino, che ora pare tu abbia trovato… Romina si illumina, gli occhi verdi si accendono ed è veramente bella. «Sono rinata e ho ritrovato la mia anima artistica. Oltre alla fotografia, ho scritto un libro di poesie d’amore che uscirà in autunno dal titolo Se solo fossimo altrove, edito da Miraggi, prodotto insieme con il progetto di Women for Cotril [la linea di bellezza per capelli di cui Romina è testimonial, ndr]. Ho ripreso a suonare il pianoforte e sogno di tornare a fare l’attrice e di lavorare in un programma Tv in Italia. Adoro Maria De Filippi, trovo sia una conduttrice di grande livello». La giovane Carrisi è un vulcano di idee in piena eruzione. «Ho più fiducia in me, nelle mie potenzialità e capacità. È stato un percorso lungo, anche sofferto, ma ora che tutto è più chiaro davanti a me sono felice».

Senti di voler ringraziare qualcuno? «Ho fatto tesoro delle parole di mio padre che mi ha cresciuta ripetendomi che lui è partito con la valigia di cartone, che ha conosciuto la fatica, i sacrifici, l’impegno, per coltivare la sua vocazione: cantare. La sua tenacia, il suo non arrendersi mai, sono sempre stati grandi insegnamenti per me. E a mia madre devo dire grazie perché mi ha insegnato cos’è l’amore. Quando sono arrivata in America ero davvero negativa e intrattabile. Lei mi è sempre stata vicino tranquillizzandomi, cercando di fare un po’ di luce nel mio periodo più cupo. Lì ho capito che l’amore vero non conosce momenti sì o momenti no: esiste e si manifesta a prescindere. E se oggi sono una donna migliore lo devo anche alla sua costanza e alla sua pazienza. E poi sono e sarò sempre grata alla mia analista. Con coraggio ho ammesso di aver bisogno di parlare con qualcuno che mi offrisse gli strumenti per capirmi di più. Volevo sfogarmi senza freni e senza temere il giudizio. Ammettere di aver bisogno di un confronto è il primo passo verso la soluzione di qualsiasi piccolo o grande problema. Lo consiglio a tutte le persone che covano insoddisfazioni, si tengono dentro tutto e non accettano di farsi aiutare».

Il 29 maggio i tuoi genitori si esibiranno all’Arena di Verona con un mega concerto. Ci sarai? «Penso di sì, con la mia Canon, pronta a colpire ancora».

Redazione

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