Rojadirecta Lazio-Roma Live in Streaming

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Il primo derby non si scorda mai, si dice. Pensa poi se a deciderlo è un tuo gol in pieno recupero, ad una manciata di secondi dal termine. A Miro Klose il destino ha riservato tante incredibili soddisfazioni nel corso di una carriera quasi ventennale. Tra queste, accanto ad un titolo mondiale, a scudetti e coppe varie, a classifiche cannonieri vinte, c’è anche quel gol lì. Era il 16 ottobre del 2011, la Lazio era reduce da un pesantissimo filotto di cinque sconfitte consecutive contro la Roma. Di ribaltare la storia s’incaricò proprio Re Miro, che quando l’1-1 pareva ormai già certificato, con un tocco da biliardo mandò in estasi il popolo biancoceleste.

TEDESCO ROMANO Festeggiò come raramente gli si è visto fare (prima e dopo) in maglia biancoceleste. Le sue esultanze soft, mai sopra le righe, sono il marchio di fabbrica di un giocatore che odia gli eccessi e ama la concretezza. Ma quel gol nel derby valeva un’eccezione. Sì, perché il Totem laziale, pur così freddo e apparentemente distaccato, è in realtà legato a filo doppio con un ambiente con cui è stato subito amore a prima vista. Il derby, la sua liturgia, la sua smisurata importanza sono spesso difficili da comprendere per uno straniero. Figurarsi per uno che arriva dalla Germania e che nella sua carriera ha vinto tutto segnando più di 300 gol. E invece no. Klose quella partita la sente quasi fosse italiano. Di più. Come se fosse romano. La conferma arrivò anche dall’esultanza per il secondo gol segnato in una stracittadina, quello del sorpasso (da 0-1 a 2-1) nel derby poi vinto dalla Lazio per 3-2 l’11 novembre 2012. Anche in quell’occasione Klose festeggiò in maniera molto poco teutonica. Quello, però, è stato anche il suo ultimo gol in una stracit-tadina. Un digiuno decisamente insopportabile per uno che è il miglior marcatore all time della nazionale tedesca e che è soprattutto il re dei bomber di tutta la storia dei Mondiali.

ULTIMO REGALO A fine campionato potrebbe lasciare la Lazio. A 37 anni (li compie il 9 giugno) e dopo quattro stagioni di Lazio il desiderio di tornare in Germania (dove già gli hanno offerto un posto nello staff della nazionale) potrebbe prevalere sulla voglia di restare ancora un anno a Roma (la scelta dipende solo da lui). Segnare ancora in un derby, con un gol che potrebbe valere il secondo posto in classifica, sarebbe il modo migliore per salutare e tornare a casa. Un po’ come ha fatto un anno fa dopo il titolo Mondiale. «Questo è il momento giusto per lasciare la Nazionale», disse. E lo fece, chiudendo la sua storia con la Germania.

A MENO CHE… Un altro gol, un altro traguardo storico per poi lasciare da campione. Ma non è detto, perché – se Champions sarà – Klose potrebbe anche decidere di restare alla Lazio. Gli acciacchi dell’età si sentono meno quando hai la possibilità di calcare certi palcoscenici. Come quelli internazionali, per lui abituali fino a quando è stato al Bayern. A 37 anni servono però certezze. Che, tradotto, significa arrivare secondi, con tanto di accesso diretto alla fase a gironi della regina delle competizioni europee. Per chi pensa (o teme) che, in fondo, un pareggio potrebbe andar bene ad entrambe le squadre, la miglior garanzia è proprio Klose. Uno che ha costruito carriera e successi senza scorciatoie, senza mai ricevere (o chiedere) regali. Partendo dalle categorie semi-professionistiche tedesche fino ad arrivare al tetto del mondo, poco meno di un anno fa al Maracana di Rio. Sembrava la degna conclusione di un’avventura unica e inimitabile. La Lazio di Pioli ha invece regalato un altro bellissimo capitolo alla Klose-story. Restano da scrivere solo poche righe. Quelle più importanti, però, perché di mezzo c’è un derby da vincere e una Champions League da conquistare. Klose sa come si fa.

Poi un giorno quel giorno arriva. Ci sono lacrime, ricordi, nostalgie e teste scrollate nel dire: «Non ne nascerà mai nessuno uguale». Invece la vita vince sempre, e così anche il calcio. In attesa che il futuro si materializzi, concedeteci però un pizzico di ansia nel pensare al vuoto che segue ogni saluto importante e per questo, per certi versi, stare qui a parlare di oggi e del 41° derby in carriera di Francesco Totti esorcizza malinconie di stagione. Il motivo è semplice: questo periodo sembra essere contrassegnato dalla celebrazione di grandi tramonti. Poco più di una settimana fa il Liverpool ha celebrato l’addio di Gerrard, due giorni fa è stata la volta del saluto di Xavi al Barcellona, a fine stagione in tanti danno ai titoli di coda il rapporto fra Casillas e Reai Madrid. Tutti campioni che sono nel club delle (oltre) 700  presenze con le proprie squadre e che in qualche modo sono giunti al capolinea del loro rapporto.

CAPOCANNONIERE DA SELFIE Invece il capitano della Roma non ci pensa affatto. E se gli anni (38) in questa stagione tante volte hanno chiesto il conto soprattutto in caso di prestazioni ravvicinate, il derby, però, è tutta un’altra partita, e in fondo lo si è visto all’andata. La doppietta con cui ha santificato la partita, infatti, lo ha reso padrone – sia pure a pari merito con Da Costa – del titolo di capocannoniere della stracittadi-na con 9 reti in campionato e 2 in Coppa Italia. Un primato ancora più dolce se si pensa che la sfida all’intervallo sembrava già persa. Invece a volte la fine è l’inizio del principio, e così la partita si è conclusa proiettando il numero dieci giallorosso in tutti i media del mondo, grazie al selfie scattato sotto la curva Sud subito dopo aver realizzato la rete del pareggio. Inutile dire che gli imitatori, dal giorno successivo, sono stati innumerevoli, tanto da suscitare anche discussioni dal punto di vista della giustizia sportiva. «Sarebbe stato da ammonizione», aveva detto il presidente degli arbitri, Marcello Nicchi. Non solo. Per evitare frotte di imitatori la disposizione in Olanda è andata in vigore perché un cellulare, a torto o a ragione, in panchina ce l’hanno in parecchi. E allora meglio evitare frotte di imitatori, in attesa della prossima evoluzione.

ESULTANZE DA DERBY Già, perché la stracittadi-na per Totti è stata sempre una vetrina con cui raccontare al mondo il suo punto di vista del momento. Tutti, ovviamente, dopo una rete segnata all’avversario di sempre, la Lazio. Ricordate? In principio fu la maglia: «Vi ho purgato ancora» (1999). Quattro anni più tardi, invece, toccò a quella dedicata all’allora fidanzata Ilary Blasi: «6 unica» (2003). Poi gli balzò in testa di improvvisarsi cameraman per riprendere l’Olimpico giallorosso che esultava (2004), mentre poco dopo raccontò al mondo la gioia del suo essere presto padre infilando il pallone sotto la maglia (2005). Dieci anni più tardi tutto sembra essere cambiato e così le esultanze spontanee sono state sostituite dal selfie programmato che ha ottenuto 8 milioni di retweet. Con queste premesse, nessuna sorpresa che anche stasera ci si possa aspettare un guizzo di fantasia. Ciò che conta però è che la Roma abbia la (quasi) certezza di arrivare al 2° posto e accedere così di sicuro alla prossima Champions. Gli anni che passano, infatti, non consentono più al capitano della Roma tanti treni in direzione che l’Europa che conta e quindi un preliminare agostano sarebbe troppo ricco d’incognite per chi sa che il tempo stringe. Immaginiamo che a quasi 37 anni anche Klose – campione del Mondo come lui – abbia pensieri analoghi. Ma il tedesco è un fuoriclasse, mentre Totti anche un pezzo di storia della Roma. E a volte, in un derby, può essere questo a fare la differenza.

Redazione

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