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Sulla tomba di Inzaghi, pronta già da un pezzo, mancava solo l’epitaffio. Ce l’ha messo ieri direttamente Berlusconi, quando ha detto a Radio Montecarlo: «Spero proprio che Ancelotti torni sulla panchina del Milan il prossimo anno. Abbiamo già una squadra molto forte, che però non ha ricevuto un gioco all’altezza». E, si sa, per Silvio una squadra senza gioco è il peggiore degli incubi. Ma questo è stato soltanto l’antipasto. Perché poi il presidente rossonero è intervenuto a Premium Sport e ha allargato il discorso al mercato. Prima ha

nuovamente parlato di Ancelotti, e lo «spero che torni» si è trasformato così: «Non voglio esaminare una possibilità senza Ancelotti. Rimanderemo questi discorsi al dopo, se Ancelotti non ci sarà. Ma siccome ci sarà, questi discorsi non li faremo nemmeno». Certezze, dunque, buttando poi lì il nome di un giocatore «pesante»: «Mi affascinerebbe un ritorno di Ibrahimovic, anche se è un soggetto molto difficile da dominare e ci vuole pazienza per stargli dietro. Però in campo è una  magnificenza».

RIFLESSIONI I desideri presidenziali devono però fare i conti con difficoltà oggettive.Non certo la volontà dello svedese, che in rossonero ci tornerebbe subito. Il problema è che il Psg (vincolato dal fair play finanziario) non può metterlo in vendita, non saprebbe come sostituirlo. Ecco perché Mino Raiola, il suo agente, commenta:

«Mi fanno piacere le parole di Berlusconi, ma Zlatan i non si muove da Parigi,  L’Italia ormai è il passato per lui». Piuttosto l’uscita di Silvio va letta in funzione della decisione di Ancelotti. Quel budget da 120 milioni è l’argomento forte per indurre il tecnico ad accettare un piano triennale. Tanto che Berlusconi ha chiarito di nuovo: «Abbiamo l’intenzione di fare degli acquisti importanti e credo sia giusto mettere a disposizione un finanziamento importante». Una conferma a uso e consumo del popolo rossonero, ma soprattutto un segnale per Carletto. E le sue riflessioni.

CICLI Dalle parole sull’ex tecnico del Real ovviamente cola miele in abbondanza: «Io e Gal-liani gli vogliamo un bene dell’anima, andando in giro per la campagna elettorale tutti i milanisti che mi hanno incontrato mi hanno raccomandato di farlo tornare». E ovviamente, nei pensieri di Silvio, l’Ancelotti-bis risolverebbe qualsiasi problema di gioco: «A inizio stagione pensavamo di avere un Milan da Champions. Poi è successo che il Milan non è stato in grado di esprimere un gioco, è successo che abbiamo avuto troppi infortuni, forse è subentrata una demoralizzazione. Ma il calcio conosce i cicli: abbiamo pranzato a caviale e champagne per quasi trent’anni e per una volta possiamo accontentarci di una mozzarella. Ma siamo pronti per tornare al caviale». Per imbandire nuovamente la tavola serve molto denaro. Da qui la ricerca di un socio in grado G di immettere liquidità importanti, ma non tanto da rilevare la proprietà del ; club. Almeno, non nell’immediato. «Un’indiscrezione dice che Mr. Bee sarebbe pronto a versare un miliardo di euro per l’intero pacchetto? Non ne so nulla, ma questa non è l’intenzione mia e della mia famiglia. Noi non vogliamo vendere, stiamo solo cercando à un socio che condivida , con me lo sforzo per far tornare il Milan grandissimo».

Redazione

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