Marco Pantani, undici anni dopo ci sono ancora dubbi sulla sua morte

Il  decesso di Pantani è dovuto primariamente al sovradosaggio di antidepressivi”. Quando il professor Franco Tagliaro, lo scorso marzo, presentò la sua relazione sulle cause di morte di Marco Pantani alla Procura di Rimini, in molti pensarono che quelle parole fossero l’anteprima di una richiesta di archiviazione da parte degli stessi magistrati che avevano riaperto il caso nell’agosto precedente.

Eppure a oggi di quell’archiviazione tanto annunciata non vi è notizia. Segno che le risposte fornite dal perito più che offrire chiarimenti sui misteri della morte di Pantani, hanno sollevato nuovi dubbi. A partire proprio dalle cause del decesso.

Overdose di cocaina: questa era stata la prima analisi, ormai 11 anni fa. Ingestione forzata di cocaina, pestaggio e omicidio era invece la tesi dei periti della famiglia del ciclista che avevano portato alla riapertura dell’inchiesta.

E ora l’ultima verità, quella del professor Tagliaro: “Levidenza dell’assunzione di quantità importanti di un farmaco poco prima della morte rende assai verosimile una volontà autosoppressiva di Marco Pantani’’ indipendentemente dalla cocaina. Una conclusione che smentisce clamorosamente un’inchiesta e un processo che hanno visto sotto accusa i pusher che avrebbero fornito al ciclista la dose mortale di stupefacente: 30/40 grammi. Nuovi dubbi dunque. Ma la Procura di Forlì ha aperto un’inchiesta sui risultati degli esami a Marco Pantani durante il Giro d’Italia del 1999, a Madonna di Campiglio, che registrarono valori di ematocrito tali da portare alla squalifica del campione eall’iniziodella sua crisi autodistruttiva. E che ora potrebbero essere collegati a un giro di scommesse gestito dalla camorra.

Due inchieste che potrebbero anche arrivare ad accavallarsi, visti i dubbi e i misteri che riguardano proprio gli ultimi giorni di Pantani. Quattro giorni che il campione trascorse al residence “Le Rose” di Rimini, apparentemente solo nella sua stanza, fatta eccezione per un’uscita accertata per comprare 20 grammi di cocaina.Fino alla notte di San Valentino, il 14 febbraio, quando fu ritrovato morto. Arresto cardiaco per overdose da cocaina, decretò il medico legale. Nessuna violenza.

E questa fu anche la conclusione di un’indagine della polizia portata a termine in tempi record: 55 giorni. Una versione che non ha mai convinto la famiglia Pantani, che per dieci lunghi anni ha indagato portando alla luce dubbi e incongruenze, fino a ottenere la riapertura dell’inchiesta.Scoperte come quella dell’esistenza, nel garage del residence, di un ingresso diretto alle stanze, non sorvegliato, che avrebbe potuto utilizzare il Pirata per uscire, o qualcun altro per entrare e raggiungerlo.

Un particolare inquietante se si pensa alle telefonate chePantani fece il 14 febbraio alla reception, alle 10.30 e alle 10.55, lamentandosi per la presenza di persone, chiedendo di allertare i carabinieri. Allarme che però non scattò mai. Il personale ha sempre sostenuto di aver controllato senza trovare nessuno, né sentire rumori allarmanti. Eppure attorno alle 11.00, Pantani avrebbe dovuto essere in preda a quella crisi per overdose che lo avrebbe spinto a mettere sottosopra la camera.

E invece no, nessuno si accorse di quanto stava accadendo, fino alle 20.30, quando il portiere entrò nella stanza trovando Pantani morto.

Le indagini compiute dalla famiglia del Pirata però hanno sollevato molti dubbi su questa versione dei fatti.

A partire dai 3 giubbotti da sci che Pantani non aveva con sé il 10 febbraio, al suo arrivo.

Chi li portò nella camera?

Forse la stessa persona che v’introdusse la droga letale. Un quantitativo molto superiore ai 20 grammi comprati dal campione 4 giorni prima.

Droga che Pantani potrebbe aver ingerito anche a sua insaputa, sciolta nell’acqua di una bottiglia trovata nella camera Marco Pantani ma mai esaminata. O forse sotto felice al Tour

costrizione, poiché secondo i del 1998: per consulenti della famiglia il corpo tutti era già del Pirata presentava tracce il “Pirata!’. di un pestaggio, e i segni sul pavimento potrebbero indicare un trascinamento fino al punto dove è stato poi ritrovato. Dubbi che finora non hanno trovato risposte, neanche con la nuova perizia sulle cause della morte.

Redazione

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