Omicidio Andrea Loris: Un dettaglio dell’autopsia potrebbe mettere in discussione la procura

Non più la casa di via Garibaldi, ma il canalone. Oppure il garage. Potrebbe essere differente da quanto ipotizzato finora la scena del delitto del piccolo Lorys Stivai, ritrovato senza vita lo scorso 29 novembre proprio in fondo a quel canale, nei pressi del vecchio mulino. A sostenerlo è Franco Viliardita, il legale di Veronica, la madre di Lorys, che sta tentando con ogni arma di buttare giù il castello accusatorio costruito dagli inquirenti contro la ventiseienne di Santa Croce Camerina.

Il nuovo colpo di scena di cui parla l’avvocato ruoterebbe attorno all’autopsia eseguita sul corpo del bambino.

In particolare, il legale si sofferma su quelle che individua come contraddizioni tra la teoria della Procura e l’analisi medica fatta dal dottor luvara. Sarebbero quelle contraddizioni a spostare luogo e ora del delitto. Ma come? Andiamo con ordine. Finora gli inquirenti hanno

sempre sostenuto che Lorys fosse stato ucciso dalla madre in casa, tra le 8.48 e le 9 circa. Come sono arrivati a questo dato?

In primo luogo sostengono che Lorys fosse a casa quella mattina, perché rientrato – da solo -subito dopo essere uscito con Veronica e il fratellino. Ne sono certi, e si basano sulle immagini riprese dalla telecamera del negozio di fronte a via Garibaldi. La sagoma che si vede rientrare, dicono, è di Lorys. Contraria la difesa, che ha presentato una consulenza “che dimostra che quella sagoma non è del bambino”.

L’orario del delitto per la Procura va inserito invece tra il rientro a casa di Veronica dopo aver portato il figlio piccolo a scuola – alle 8.48 – e il momento in cui una vicina vede la donna stendere i panni. Sono circa le 9, nella deposizione della testimone.

L’unico dato certo in questa vicenda è che sono le 9.23 quando la donna esce di casa. Dunque almeno venti minuti dopo l’orario in cui secondo la Procura è da collocare il delitto. Per l’accusa la donna a questo punto va nella zona del vecchio mulino e lancia il corpo del figlio in fondo al canale. Nell’urto con il cemento, il cranio di Lorys si frattura.

È qui che si inserisce l’analisi di Viliardita, che si basa proprio sull’autopsia.

La relazione del dottor Iuvara dice infatti che la frattura alla scatola cranica sarebbe avvenuta “in limine vitae”, ovvero negli attimi immediatamente precedenti o successivi alla morte. Una morte, dice sempre l’autopsia, arrivata al termine di 3-4 minuti di agonia.

E dunque è proprio 3-4 minuti prima che il corpo venga gettato nel canale che andrebbe collocato il delitto. E allora, dice Villardita, come possono gli inquirenti collocarlo invece non oltre le 9, ovvero almeno venticinque minuti prima?

È un’analisi, quella della autopsia, che apre nuovi interrogativi e nuove ipotesi: se fosse Veronica la colpevole, vorrebbe dire che avrebbe dovuto uccidere il figlio un attimo prima di uscire di casa per poi correre al mulino, oppure che lo avrebbe strangolato con una fascetta di plastica in garage, con il rischio di essere scoperta da qualche vicino. Oppure, ancora più probabile, proprio al canale, per poi liberarsi subito del suo corpo. Possibile?

O Lorys potrebbe essere arrivato qui da solo ed esser stato aggredito da qualcuno?

Fermi gli inquirenti, convinti della colpevolezza di Veronica: “Per limen vitae si intende in realtà il periodo che intercorre tra la morte celebrale e quella fisica vera e propria, che arriva qualche decina di minuti dopo. La frattura del cranio potrebbe essere arrivata quindi molto dopo quei minuti di agonia del povero bambino.

E lo testimonia il pochissimo sangue rinvenuto a terra. Nessun dubbio, Veronica è colpevole”.

Chi ha ragione, tra accusa e difesa?

Redazione

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