Il quotidiano racconta che la vedova si era convinta che il mondo esterno fosse pieno di pericoli, assecondata da un parente che le ripeteva “Tienili a casa, non sai chi possono incontrare”. Così dal 1981 gli allora ragazzi sono scomparsi dal paese. Da un giorno all’altro. Non solo i ragazzi non possono uscire, ma nemmeno parenti, amici, conoscenti e vicini possono entrare. Anche i familiari che citofonano per avere notizie della famiglia, vengono lasciati sul pianerottolo. L’unico modo per comunicare è parlare dal portone lasciato semiaperto o dalle scale del condominio.

La mamma è l’unica che esce, giusto il tempo per fare delle commissioni. Fa la spesa, paga le bollette, ritira la pensione, parla con i vicini e con il parroco ma poi si barrica in casa con i figli. Anche l’interno dell’appartamento diventa una minaccia: ogni superficie viene ricoperta da carta e nastro adesivo. Con il passare dei mesi e degli anni, si accumulano i sacchi dell’immondizia, vecchi abiti e vecchi giornali e così lo spazio dell’abitazione si riduce. Negli ultimi cinque anni la vedova, ormai ottantenne, non ce la fa più a scendere e risalire le scale. Si chiude con i figli e si fa consegnare la spesa a domicilio (o meglio, a una mano che sbuca dal portone) direttamente dal negozio sotto casa.

La prima volta che un “estraneo” riesce a entrare nell’appartamento è per aiutare il figlio, che si è ammalato di distrofia muscolare. Una volontaria della Croce rossa offre alla famiglia il proprio aiuto e grazie all’aiuto del parroco per un periodo qualcuno fa visita alla famiglia “reclusa”. Poi stop. Di nuovo nessun contatto. Tutti nel paese conoscono la loro storia, qualcuno vuole dare una mano, ma la mamma non vuole assolutamente avere contatti con nessuno.

L’estate del 2014, a causa di una perdita d’acqua, deve intervenire l’idraulico. Dopo 33 anni la ragazza, ora 55enne, vede per la prima volta una persona che non sia né la madre, né il fratello. Ma il tecnico si rifiuta di intervenire per il tanfo e per le scarse condizioni igieniche dell’appartamento: lo sciacquone è fuori uso e sostituito da un secchio d’acqua. La vasca nera, sporca, piena di calcare e usata come ripostiglio. Il lavandino è spaccato e tenuto insieme con il nastro adesivo. Tra l’immondizia e lo sporco c’è il letto con il fratello paralizzato.

L’auto isolamento finisce quell’anno grazie all’ordinanza emanata da sindaco del paese: trattamento sanitario obbligatorio. La figlia viene affidata a una casa di accoglienza, mentre madre e figlio vengono ricoverati in provincia. Gli addetti del Comune hanno disinfettato e disinfestato l’appartamento.