Papa Franceco presenta l’Enciclica “Laudato Si”

Lui non alza la voce, non ne ha bisogno: ogni parola che pronuncia è una sferzata che lascia il segno. Papa Francesco ci ha abituati, fin dalla sua elezione, il 13 marzo 2013, a parlare chiaro, senza giri di parole. Ma le sue frasi, misurate e scandite, non sono per questo meno potenti quando fa valere la voce del Vangelo sulle meschine vicende umane. Il Papa è arrabbiato e non lo nasconde. Che sia dal balcone di Piazza San Pietro o dal pulpito di Santa Marta, dove celebra la messa tutte le mattine, non perde occasione per strigliare i potenti a causa delle loro malefatte.

Guarda vicino a sé, Bergoglio, quando si scaglia contro la corruzione. Il pensiero va immediatamente al marciume scoperto dall’inchiesta denominata Mafia Capitale. «Le gravi vicende di corruzione emerse di recente richiedono una seria e consapevole conversione, un rinnovato impegno per costruire una città più giusta e solidale», aveva scandito lo scorso dicembre. Parole non comprese appieno, secondo lui, visto che, qualche giorno fa, è tornato sull’argomento con maggior forza.

«La nostra città deve rinascere moralmente e spiritualmente. La corruzione è ruggine che ci corrode. Alla fine le ricchezze non danno la sicurezza per sempre. Anzi ti portano giù nella tua dignità. Essere amministratori onesti del bene comune può renderci santi. Ma non è facile. E come giocare col fuoco: non è facile diventare un onesto amministratore, perché sempre c’è la tentazione della cupidigia, del diventare importante. No alla corruzione, tanto diffusa che sembra essere un atteggiamento, un comportamento normale. Un “no” non a parole, ma con i fatti: no alle collusioni mafiose, alle truffe, alle tangenti e cose del genere». A Roma c’è da preparare un Giubileo straordinario (dall’8 dicembre 2015 al 20 novembre 2016) che porta con sé, inevitabilmente, un giro d’affari milionario: il Papa non scherza. E, infatti, il suo appello anticorruzione ha radici lontane. Già a marzo 2014, quando, dopo molte insistenze, Francesco aveva acconsentito a celebrare una messa speciale per i parlamentari italiani, la predica era stata di fuoco: «No alla corruzione, agli interessi di partito e ai “dottori del dovere” e ai “sepolcri imbiancati”», diceva in faccia ai 492 onorevoli accorsi ad ascoltarlo (o a farsi vedere?). «E tanto difficile che un corrotto riesca a tornare indietro. Il peccatore, sì, perché il Signore è misericordioso e ci aspetta tutti. Ma il corrotto è fissato nelle sue cose».

Ora, però, Bergoglio deve guardare anche in casa propria. Le intercettazione emerse la settimana scorsa riguardanti 30 milioni di euro destinati dalla Legge di stabilità del Governo all’Ospedale Bambin Gesù e distratti da un cardinale e da un manager verso un altra struttura di proprietà di una congregazione cattolica, «senza dirlo al Papa», spalancano la porta alla corruzione anche in Vaticano.

Francesco non sta in silenzio, ma, come sempre, guarda dritto. O meglio, guarda ai poveri e agli emarginati. Che oggi sono anche i lavoratori, in Italia come in tutto il mondo. Non è un caso che proprio a Torino, davanti alFamministra-tore delegato (Sergio Marchionne) di quella che era la fabbrica simbolo dell’Italia, quella Fiat che oggi si chiama Fca, abbia usato parole di fuoco su questo tema: «Il lavoro non è necessario solo per l’economia, ma per la persona umana, per la sua dignità, per la sua cittadinanza e per l’inclusione sociale», ha detto durante la vista ufficiale alla città, in occasione dell’ostensione della Sindone. «Oggi il lavoro manca, sono aumentate le disuguaglianze economiche e sociali, tante persone si sono impoverite e hanno problemi con la casa, la salute, l’istruzione e altri beni primari». Si è rivolto ai giovani disoccupati, alle persone in cassa integrazione o precarie e a tutti i lavoratori: «In questa situazione, che è globale e complessa, non si può soltanto aspettare la ripresa. Il lavoro è fondamentale. Ci vuole coraggio».

Ed è parlando delle tragedie dei migranti, guardando dritto negli occhi i fedeli e i non credenti, che la rabbia di Francesco si è fatta sentire: «Fa piangere vedere lo spettacolo di questi giorni, in cui esseri umani vengono trattati come merce. Siamo chiamati a ribadire il “no” a un’economia dello scarto, che chiede di rassegnarsi all’esclusione di coloro che vivono in povertà assoluta». Ma non solo. «Siamo una società che ha dimenticato l’esperienza del piangere. Gli immigrati morti in mare, da quelle barche che invece di essere una via di speranza sono state una via di morte, sono una spina nel cuore che porta sofferenza. Dobbiamo risvegliare le nostre coscienze perché ciò che è accaduto non si ripeta», aveva detto a Lampedusa all’indomani dell’ennesima immane tragedia in mare. Fino all’affondo finale delle ultime settimane. «Chiediamo tutti perdono per le istituzioni e le persone che chiudono le porte a gente che cerca aiuto e spera di essere custodita», ha predicato, evitando di commentare le frasi polemi che di alcuni politici, tra cui il leader della Lega Matteo Salvini, riferite alle sue posizioni sull’accoglienza.

La dimensione sociale di questo Francesco, enfatizzata dalla scelta di dedicare un’intera enciclica all’ambiente , non ha fatto dimenticare al Papa della Chiesa Cattolica le questioni inerenti alla religione. Anche qui Bergoglio ama parlare molto chiaro. Lo ha fatto parlando dei costosi procedimenti della Sacra Rota per gli annullamenti («I sacramenti sono gratuiti. E un processo matrimoniale tocca il sacramento del matrimonio. Quanto vorrei che tutti i processi fossero gratuiti»), o mettendo in guardia i confratelli vescovi dal cercare «l’appoggio di quelli che hanno potere in questo mondo e lasciarsi ingannare dall’orgoglio che cerca gratificazioni e riconoscimenti». O ancora quando si scaglia contro «la religione soft». In tanti hanno letto nella frase: «Ma dove sono i veggenti che ci dicono oggi la lettera che la Madonna manderà alle 4 del pomeriggio? E vivono di questo. Questa non è identità cristiana. La Madonna non è un capo ufficio della posta, per inviare messaggi tutti i giorni», pronunciata durante un’omelia a Santa Marta, un riferimento critico alle apparizioni mariane di Medjugorje. C’è chi lo vede come un eroico rivoluzionario, ma forse, questo Francesco, venuto dall’altra parte del mondo, è solo un pastore di anime che ha fatto della Giustizia e della Misericordia la sua vita. Che poi, è quello che c’è scritto nel Vangelo.

Un ultimo pensiero: chi lo ama teme per lui. Ma chi non lo ama deve ricordare sempre che il Papa ha dalla sua parte miliardi di persone, cattoliche e no. Se lo ricordino.

Redazione

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