Domenico Maurantonio, gli inquirenti: “Quando è caduto era da solo”

Domenico sarebbe caduto da solo? m Non ci crediamo, non è possibile e lo dimostreremo con le nostre scrupolose indagini. Basta fare illazioni e congetture: i genitori di Domenico aspettano solo la verità, fiduciosi nel lavoro degli investigatori”. A parlare è Eraldo Stefani, legale della famiglia di Domenico Maurantonio, lo studente padovano in gita all’Expo caduto nel vuoto, nella notte del 10 maggio, da una finestra del quinto piano dell’Hotel Leonardo da Vinci di Milano. Una tragedia ancora inspiegabile, un giallo difficile da risolvere. Il giovane, un liceale tranquillo e pieno di progetti per il futuro, è impossibile che si sia tolto la vita. Le domande alle quali la polizia e la Procura di Milano stanno cercando di dare risposta sono tante: come è caduto e perché, e c’era qualcuno con lui che potrebbe saperne di più? Sembra, da alcune indiscrezioni, che gli investigatori ora propendano per l’ipotesi della caduta accidentale avvenuta mentre il giovane, sotto effetto di alcol, era completamente solo e in preda a un violentissimo mal di pancia. Perché questa svolta imprevista? I compagni di classe di Domenico e i suoi docenti sono stati sentiti più volte dalle squadre mobili di Milano e di Padova e a questo punto sembra difficile che possano sapere qualcosa di più di quello che hanno già detto e ripetuto.

I giovani hanno raccontato tutti, senza contraddirsi mai, che fino alle 5 Domenico era in camera con loro. A quell’ora tutti sono andati a letto a dormire per poi risvegliarsi al mattino e accorgersi che non era in stanza. Constatato che non era neppure a fare colazione, sono iniziate le ricerche con il tragico esito che sappiamo. Il ritrovamento del cadavere del ragazzo sotto quella maledetta finestra li ha scioccati. Addirittura un insegnante non ha retto a quella vista ed è svenuto. Nonostante queste novità nelle indagini, la famiglia di Domenico, figlio unico di Bruno e Antonia Comin, non vuole credere alla tesi dell’incidente. Mamma e papà ritengono impensabile che il loro ragazzo possa essersi seduto su quel davanzale con le spalle nel vuoto e che poi sia caduto nel silenzio più assoluto. Lo hanno detto e ripetuto anche nei giorni scorsi, quando sono stati sentiti per l’ennesima volta dagli inquirenti. Per loro Domenico era troppo responsabile per fare una simile sciocchezza. Sta di fatto che giorno dopo giorno, a seguito anche di tutti gli accertamenti svolti, gli investigatori propendono per l’incidente: lo studente era ubriaco a un livello tale da entrare in coma etilico. Nel suo sangue c’era un livello di alcol di 3.50, 7 volte il consentito. Inoltre, la dinamica del volo escluderebbe che con lui quella notte ci fosse qualcuno.

Gli elementi che li avrebbero convinti sono molti: prima di tutto, se ci fosse stato qualcuno che ha assistito alla scena, avrebbe almeno lanciato un urlo. Ma nessuno ha sentito nulla. Secondo: è possibile che Domenico, proprio per il troppo alcol ingerito, abbia avuto una colica nella notte e sia uscito dalla stanza per prendere un po’ d’aria, dimenticando la chiave. Lì si sarebbe sentito malissimo, al punto di dover defecare in corridoio: lo dimostrano le tracce di feci sulla moquette. Chissà, forse ha chiesto aiuto, ha bussato e i compagni non l’hanno sentito. O forse, vergognandosi di quello che aveva combinato, si è allontanato verso quella finestra, distante dalla sua stanza, ci si è seduto sopra senza mutande, si è sporto un po’ fuori, di spalle, proprio per liberarsi, ma non era in sé ed è finito giù. Sul marmo scivoloso del davanzale ci sono ancora le tracce delle sue feci. Il tragitto della caduta, la posizione del corpo a terra e gli esami autoptici parrebbero confermare questa dinamica. Ci sono poi le tracce di feci lasciate dalla sua mano sul muro sotto la finestra.

E allora come spiegare il livido sul braccio e il Dna sotto le unghie? Continua l’avvocato Eraldo Stefani: «Non voglio credere che gli inquirenti abbiano parlato di incidente: ci sono ancora perizie in corso. Mancano gli esiti di importanti esami, come quello sul Dna sotto le unghie. Noi stessi siamo stati in albergo nella notte del 15 giugno insieme a ingegneri cinetici, cri-minologi, un genetista forense e la famiglia e abbiamo fatto un sopralluogo davvero approfondito. Abbiamo persino misurato la pressione sonora e ripercorso tutta la notte in tutte le camere occupate dalla scuola. Insomma abbiamo fatto una ricostruzione scrupolosa che mostreremo agli inquirenti». Il legale insiste: «Le tracce delle mani sulla parete sono troppo basse per essere compatibili con una caduta accidentale. Noi continuiamo a credere che sia successo qualcosa di strano e che gli unici a poterlo sapere siano i suoi compagni di classe».

Redazione

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

News recenti

News più lette di oggi