Fabrizio Corona, finalmente è sereno in famiglia

 Suona il campanello di convocazione per il detenuto Fabrizio Corona. Siamo al quarto piano, cella numero uno, sezione “B”, carcere di Opera. In quel momento Corona è nella cella che divide con Carlos (che si ova in carcere per spaccio internatale di droga); e rilegge il codice di diritto penale. Oggi “Chi” l’ha sentito parlare: si percepisce subito la trasformazione avvenuta in lui. Innanzitutto nell’approccio. Il suo lessico è cambiato, il suo modo di parlare è pacato, preciso, preparato. Risuona il campanello e Corona detenuto definito “A. S”, ovvero uno di quelli da tenere sotto “Alta Sorveglianza”, indossa una canotta – si dirige verso l’ispettore capo, accompagnato dalle guardie e, con tono equilibrato, chiede se ci sia forse un’altra notifica, un altro procedimento a suo carico da ricevere in consegna. Silenzio. Nessuna risposta. Ancora silenzio. Poi, la frase: “Corona prepara la tua borsa, lasci il carcere”. Il silenzio diventa boato. Come allo stadio, quando il bomber segna il gol, come quando il tennista conquista il punto più importante, come… no, forse non si può spiegare, se non si vive una sanazione simile. Corona, urla, urla il suo compagno, urlano gli altri detenuti. Urla di gioia. Fabrizio Corona, dopo due anni, quattro mesi, ventitré giorni e tredici ore, viene scarcerato e consegnato alla Comunità “Exodus” di Lonate Pozzolo di Don Mazzi per completare il suo recupero riabilitativo, per curare le sue dipendenze da alcool, sesso e cocaina. In questo momento gli manca da scontare una pena di cinque anni e dieci mesi.

Ciò che succede nei minuti successivi è uno tsunami di emozioni. L’uomo torna bambino. Corona corre dal suo avvocato e amico Ivano Chiesa e lo riempie di pugni sul costato, di schiaffi, abbracci. Lacrime di gioia per entrambi. I vestiti raccolti in fretta e furia. Qualche indumento lasciato al collega di cella Carlos. E poi la corsa verso F altro Carlos, l’ometto più importante della vita di Fabrizio: suo figlio. Prima però una pausa in autogrill. Chi lo incrocia sembra incredulo. Lui inizia a respirare di nuovo. L’aria è diversa, aria di libertà.

“Chi” pubblica le immagini esclusive del primo incontro tra Fabrizio Corona, suo figlio Carlos Maria e mamma Gabriella, nel giardino vicino alla comunità dove Fabrizio è ospite. Le immagini parlano e descrivono un padre che finalmente può giocare a calcio con il figlio, immagini di serenità, immagini che Fabrizio sognava da tempo. Le sognava quando era in isolamento, quando dormiva al freddo, quando il carcere per lui era una sfida e non un qualcosa da affrontare.

Carlos vede suo padre e gli chiede: «Dormiamo insieme, non vai più via, vero?». Fabrizio abbassa gli occhi, tira un calcio al pallone, e sussurra: «No, staremo sempre insieme amore mio», e lo fa, forse, sapendo di mentire; e tra poco vi spiegheremo perché. Ma Fabrizio non ha la forza di deludere ancora suo figlio. L’ha incontrato troppe volte in carcere, alla presenza di psicologi, in stanze chiuse, cupe; per poi lasciarlo andare e tornare a Opera. E, a ogni ritorno, per Fabrizio il sonno spariva per giorni e giorni.

In comunità Corona è stato accolto positivamente. Pranzi e cene di gruppo. Lo chef si chiama Michele, che si alterna in cucina con Sarah, Roberto Sartori è il capo tuttofare, Arben il compagno di palestra. E Fabrizio oggi è stato assegnato all’ attività di restauro dell’edificio.

Ma la storia di Corona è come una matrioska piena di altre storie. Una storia che ancora non è del tutto chiara in termini di diritto, in termini di legge, in termini di giurisprudenza; una storia ricca di colpi di scena che, fidatevi, sarà lui stesso a spiegare, quando potrà parlare, per raccontare i motivi che l’hanno tenuto recluso finora. In questa storia c’è però ancora qualcosa di clamoroso. La partita a scacchi con la vita che da qualche anno Fabrizio sta giocando, consapevolmente o inconsapevolmente, presto conoscerà una nuova fase.

A breve, rivela “Chi”, verrà fissata una camera di consiglio dove un nuovo giudice dovrà decidere se confermagli lo sconto di pena, che in precedenza gli era stato concesso su tutto il cumulo di reati, oppure solo una parte. Infatti, Fabrizio Corona non ha una pena definitiva di tredici anni e due mesi, come hanno riportato tutti i principali organi di informazione: per ora la sua pena definitiva è di nove anni. Sarà il nuovo giudice a decidere quale sarà la pena definitiva (nove, quelli attuali, o tredici, se dovesse andar male, ndr). Se confermati i nove anni, Corona non tornerà in carcere. Se invece il nuovo giudice non concederà lo sconto di pena, come il più brutto colpo di teatro si riaprono con sentenza immediata (entro poche settimane) le porte del carcere di Opera, e Corona dovrà scontare, minimo, altri due anni. I reati contestati risalgono al 2007 e al 2008 e sono quelli dell’inchiesta di Henry John Woodcock: estorsione, tentata estorsione, bancarotta semplice e corruzione. Tutti reati nati a seguito di una singola indagine. Da quella data in poi Corona ha affrontato in totale 25 processi, per altri reati commessi, ma non ha mai più ricevuto una condanna. E oggi, eccezion fatta per i reati sopra citati, i suoi carichi pendenti sono finiti.

In poche parole: il film legato alla vita di Fabrizio Corona può arricchirsi dell’ennesimo colpo di scena. La regia è affidata a un nuovo giudice, che può decidere di trasformare il padre di Carlos, quello che vedete nelle foto mentre gioca a pallone con suo figlio, di nuovo in un detenuto. E a quel punto il piccolo vedrà allontanare, di nuovo, il sogno di poter dormire ancora con suo padre. E Fabrizio, forse, avrà detto la sua più sofferta bugia.

Redazione

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