Sebastian Vettel, tutti ai suoi piedi: Super al via poi domina Ferrari rinata

Ecco la Ferrari che sarebbe piaciuta a Enzo Ferrari. Capace di ribaltare i pronostici, di sovvertire il comportamento delle gomme, di sbaragliare avversari ritenuti imbattibili, di far saltare il banco delle scommesse. Una Ferrari da urlo con un fenomeno alla guida, Sebastian Vet-tel. Un giorno da leoni, in cui la Ferrari ha fatto le parti della Mercedes dominando il gran premio sin dal primo metro malgrado la Safety Car stesse per mandare all’aria tutto. E invece proprio l’intervento della vettura di sicurezza, dopo il gran botto di Hulkenberg, ha esaltato ancora di più l’impresa di Vettel, pilota capace di restare inossidabile dinanzi agli attacchi dei piloti Mercedes  prima e di quelli della Red Bull poi.

COME SCHUMI E il tedeschino di sicuro lo è, perché così come aveva fatto sabato in qualifica (3°), anche in corsa ha tratto il 100% dal mezzo che aveva, restituendo all’uomo un ruolo centrale nella vittoria. La sua partenza (e anche quella di Raikkonen) si ricorderà per tanto tempo. Il modo in cui ha scavalcato le due Mercedes è stato un mix di azzardo e precisione.

Quando si è trovato davanti, nessuno ha saputo resistergli. Superlativo per la guida, l’assenza di errori, la freddezza. Degno di Schumacher e Alonso, suoi predecessori a Maranello.

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RESURREZIONE «Sono pochi i piloti che sanno condurre una gara senza andare nel panico quando gli altri premono da vicino, Vettel è uno di questi. Ci voleva una vittoria Ferrari, la meritava per quanto sta facendo e per tutti i suoi tifosi»: Bernie Ecclestone, da abile amministratore dei gran premi sa che uno stop allo strapotere tedesco è salutare perché rilancia l’interesse e gli entusiasmi. Ma la gara di Budapest dimostra pure come la Ferrari, uscita k.o. da Silverstone, sia stata capace di risorgere e rigenerarsi. La pista di  Budapest è di quelle fatte su misura per le rosse e quindi non c’è da illudersi su un ritorno costante alla competitività. Ma il fatto che ieri la temperatura si fosse abbassata giocava, in termini di gomme, a favore della Mercedes. Invece, per qualche interessamento divino, si è aperta una «finestra» di temperature nelle quali le Pirelli si sono adattate di più alle Ferrari che alle Mercedes. Ed è nato il capolavoro.

ERRORI E POCA GRINTA Va detto che la Mercedes di Budapest, come si era già visto altre volte in cui era stata messa sotto pressione, è andata in tilt. Hamilton e Rosberg sono stati lenti in partenza. E mentre Lewis con quattro gravi errori (il via, un dritto al primo giro, un altro dritto alla curva 11, una collisione evitabile con Ricciardo) si è tolto di mezzo da solo, Rosberg non ha mai attaccato le rosse, né quando era terzo dietro a Raikkonen, né quando era secondo dietro a Vettel. Nel finale la tamponata di Ricciardo, che gli ha forato una gomma, gli ha negato il podio (è giunto 8°). Era stata la Safety Car a deprimere la Ferrari quando si pensava che fosse fatta. Mancavano 28 giri alla fine e Vettel comandava con 13’’1 su Raikkonen, 27’’4 su Rosberg, 34’’6 su Hamilton. Con le macchine ricompattate  e con gomme fresche, era logico pensare all’assalto delle Mercedes a Vettel, mentre Raikkonen abbandonava per il Kers. Ma qui c’è il mistero del perché sia Rosberg sia Hamilton abbiano montato delle Pirelli medie invece di soft. Alla ripartenza Rosberg è rimasto imbambolato dietro a Seba-stian e Hamilton si è toccato con Ricciardo (gomme soffici) che gli insidiava il terzo posto. Tra danni al muso e drive-through dei commissari, Lewis si è fatto male da solo.

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VITTORIA AUTOREVOLE E quando Ricciardo ha tamponato Rosberg mandandolo quasi k.o. e retrocedendo terzo alle spalle di Kvyat, per Vettel si è spalancata la porta del trionfo. Meritatissimo. Atteso per dare una risposta — come ha detto Ar-rivabene — «a chi tenta di dividere il team facendosi dire delle cose e a chi sta facendo sforzi per disunirci». Una giornata da incorniciare proprio perché imprevista. Che dimostra come la Ferrari abbia una reattività in pista che quella di un anno fa non sapeva generare. Pur non essendo in assoluto a livello Mercedes, la macchina di Maranello ha vinto 2 delle prime 10 gare con autorità, cogliendo le occasioni che si sono presentate e dimostrando che il progetto SF-15T non è plafona-to. Forse ci saranno altre affermazioni nelle prossime 9 gare, forse no. Ma quello di Budapest resta un quadretto meraviglioso che Enzo Ferrari si sarebbe messo dietro la scrivania. Mancando lui, lo farà di sicuro Sergio Marchionne, che in serata ha ricevuto le congratulazioni da Renzi.

Redazione

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