Pierre e Beatrice: I retroscena del fatidico “si”

Una festa allegra, di sapore popolare. Il principe Alberto, zio dello sposo, l’ aveva anticipato: «Pierre e Beatrice hanno voluto un matrimonio semplice, di atmosfera campestre. La cerimonia civile si terrà nei saloni di Palazzo e poi la festa nei giardini, con invito per il eavagnetu. E il picnic monegasco, ma non verranno serviti sandwich, panini o hot dog. Beh, magari gli hot dog sì! Sarà un party d’estate, con assaggi di finger food a buffet e sedie per gli ospiti. Si esibirà un gruppo folkloristico di musica e danza, giocheremo anche a bocce, lo farò il brindisi con discorso, e spero di contenermi per non annoiare il mondo intero. Ma sarà difficile: voglio molto bene agli sposi».

Così è stato qui sulla Rocca, sabato 25 luglio. Matrimonio intimo per la coppia Casiraghi-Borromeo, officiato dal ministro della giustizia nonché ufficiale di stato civile della famiglia principesca Philippe Narmino. Solo 70 le persone presenti, 20 minuti la durata della cerimonia blindatissima. Testimoni Beatrice Busnelli e Caterina Priolo per lei; Marcus Franck e Frederick Schroder per lui. Poi ricevimento per qualche centinaio di invitati dentro le mura di palazzo Grimaldi, tutto in tono bucolico e disinvolto, con gli ospiti chiamati a indossare la tenue de ville, l’abito da pomeriggio, o quello della propria Ira- dizione.

Così, curiosamente, girano sul piazzale antistante il Palazzo invitati in tenuta provenzale, in stile country o di folklore bavarese. Dopo il «sì», Pierre e Beatrice si cambiano d’abito e indossano quelli popolari monegaschi. Danzano lievi intorno a un albero della cuccagna. Posano con una coppia polinesiana di Bora Bora e deliziosa bambina: lui è a torso nudo con tatuaggi e gonnellino di paglia. Più in là Alberto gioca a bocce (la pétanque) con John Elkann ed è di ottimo umore. Stupisce invece che la principessa C bar lene non sia visibile mentre la sera stessa, regina unica al gala della Croce Rossa, riapparirà in rosso sfavillante. Difficile mettere un freno alle chiacchiere, alimentale anche dalla contemporaneità dei festeggiamenti per gli sposi all’holeldes Paris con il gala allo Sporting. Qualcuno maligna che la sovrapposizione degli eventi marchi la scarsa intesa tra Charlene e Caroline. 0 che la bella moglie di Alberto si stia prendendo qualche rivincita dopo aver tanto sofferto, prima di mettere al mondo i suoi due splendidi gemelli.

Atmosfera bucolica, dicevamo. «Pierre aveva solo tre anni quando suo padre Stefano morì», ha ricordato il sovrano. «Caroline si trasferì in Provenza per vivere tranquilla con i suoi bambini, e così lui ha conservato l’amore per le cose semplici e agresti. Voleva un matrimonio che le ricordasse l’infanzia da condividere con la sua Beatrice».

Anche lei, sposa delicata in abito Valentino rosa pallido con mantella di chiffon a ricami floreali, è cresciuta in campagna e lo ha raccontato: «Una vita meravigliosa. Il fieno, il latte appena munto, le guerre tra le balle di cotone. Carlo, Matilde, Isabella, Lavinia e io». La sua grande famiglia. Quella che in questa mattinata afosa avanza sul piazzale. Lavinia, sorella della sposa, posa per una foto ricordo con il marito John Elkann e i tre figli: Leone, Oceano e Vita. Ecco anche le altre due: Isabella, con Ugo Brachetti Peretti, e Matilde con Augustus von Ftirsten- berg.

Il fratello Carlo arriva assieme allesile consorte Marta Ferri, creatrice di moda: sorridente e molto chic, lancia sul profilo Instagram una sua foto con l’abito coloratissimo e il cappello importante. Dalla parte di Pierre, arriva Charlotte in abito bianco e rosso  di Missoni. Cappello anche per lei e zeppe come per la sorella Alexandra: scelta comoda, considerata Finforma- lità della giornata. L’accompagna Gad Elmaleh, che lo scorso 10 luglio si è esibito proprio allo Sporting di Montecarlo.

La tata spinge il passeggino con petit Raphael ed è amore sempre più grande. Un attimo dopo entra a palazzo Stéphanie con i tre ragazzi: Paul ine, di ritorno da New York dopo uno stage di moda a Vogue, Louis e Camille. Ecco Andrea e Tatiana, con curiosa acconciatura a treccioline. Ci sono i figli di Ernst von Hannover, terzo marito della principessa Caroline: Ernst e Christian, quest’ultimo con la fidanzata peruviana Alessandra de Osma, in abito plissettato Dior e gioielli del marchio spagnolo Suàrez. Nessuna testa coronata, neanche dal Lussemburgo: si aspettavano il principe Felix e Claire, Pierre e Beatrice al loro matrimonio c’erano.

«E UN VERO MITO» Ma queste sono anche le nozze di due grandi nonne. Fernanda Casiraghi, novantenne da medaglia, ha parole commosse: «Pierre era troppo piccolo quando il padre è morto, non l’ha mai conosciuto. Eppure sembra la sua fotografia. Lo ricorda non solo fisica- mente, ma nel carattere. Chissà Stefano quanto sarebbe stato felice oggi». Marta Marzotto, nonna della sposa in caftano color glicine, è tanto orgogliosa della nipote giornalista. Di lei Beatrice raccontò: «E un vero mito. Una volta eravamo in Sardegna insieme, uscivo con gli amici e mi fa: “Non tornare lardi, diciamo non oltre le sei del mattino’’. Sono arrivata alle sette e mezza e ci siamo incontrate davanti alla porla, tutte e due con le scarpe in mano per non fare rumore: stava rientrando anche lei!».

Intanto arrivano Franca Sozzarli in giallo e i colleglli di Beatrice, i giornalisti di II Fallo Quotidiano: Peter Gomez, Marco Travaglio, Stefano Feltri, Gianni Barbacetlo, Silvia Truzzi. Chissà che impressione hanno del Palazzo. Certo qui si vedono Rolls Royce e Porsche, Ferrari ma anche Cinquecento. Il servizio d’ordine è inviolabile. Tre reporter vengono fermati con richiesta di documenti e sequestro del materiale fotografico, addirittura la polizia si affida ai droni per individuare gli indesiderati. Daniel, titolare di uno dei negozi di souvenir, intanto elogia Pierre: «Lo vediamo nei cantieri edilizi Engeco, come il padre Stefano. Ha la passione delle auto vintage, ma è un ragazzo alla mano». Lo sa bene Beatrice, che racconta: «Pierre non è uno da hotel a cinque stelle e non perché non possa, ovviamente, ma perché non gli va. Un Capodanno mi portò in tenda nel deserto marocchino, mai avuto tanto freddo in vita mia». E sapete quale fu uno dei primi regali? «Aveva scoperto da poco sotto casa uno di quei negozi cinesi tutto a un euro”. E siccome in quel periodo io avevo paura di volare, il suo regalo di Natale fu un aereo di carta dei cinesi col bigliettino: “Intanto gioca con questo, così ti passa la paura”». Da allora sono trascorsi sette anni. Fonte: Settimanale Oggi di Michela Auriti

Redazione

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