Renzi attacca l’Ue e promette: meno tasse sulle imprese, faremo meglio della Spagna

«Almeno un punto sotto la Spagna». Il presidente del Consiglio Matteo Renzi rilancia il piano di riduzione delle tasse e annuncia uno degli obiettivi, ridurre la tassazione complessiva sui profitti delle imprese al livello più basso d’Europa. «La combinazione tra Ires e Irap porta l’imposizione fiscale sulle imprese in Italia al 31,4%.
La Germania è al 30%, la Francia più o meno è là. La Spagna è al 25% e noi vogliamo arrivare almeno al 24%, un punto meno della Spagna» ha detto il premier davanti all’assemblea degli ambasciatori in Italia, assicurando che il taglio delle imposte avverrà insieme alla riduzione del debito pubblico, ma anche reiterando le critiche alle regole di bilancio dell’Unione europea.

Renzi ha confermato il piano annunciato nei giorni scorsi, che partirà con l’abolizione di Tasi e Imu sulla prima casa nel 2016 «per circa 5 miliardi di euro» e si concluderà con la sforbiciata all’Irpef da 15 miliardi nel 2018. In mezzo, l’abbattimento delle imposte per le imprese. Oggi l’aliquota dell’Ires è pari al 27,5%, e a questa si somma un’Irap pari al 3,9%. Il piano del governo è di intervenire su entrambi i fronti, con l’Ires ridotta al 21-22% e l’aliquota dell’Irap ridotta di un punto, un punto e mezzo. «Insieme ai 10 miliardi del bonus di 80 euro alle fasce più deboli della popolazione, e all’abbattimento dell’Irap per 5 miliardi nel 2015, nell’arco di cinque anni  ha detto Renzi  l’Italia otterrà una riduzione della pressione fiscale di 50 miliardi di euro».

Per finanziare il piano di sgravi fiscali il governo conta sulla revisione della spesa pubblica, ma non potrà fare a meno di chiedere all’Ue ancora un po’ di flessibilità nella politica di bilancio che, allo stato attuale, prevede il raggiungimento del pareggio nel 2017. Una trattativa che non si annuncia facile. «L’Europa deve essere diversa da quella costruita in questi anni» ha detto Renzi agli ambasciatori accreditati a Roma. «Abbiamo politiche sbagliate: noi stiamo rispettando tutti i vincoli , stiamo facendo un lavoro straordinario, ma questo non significa che quel modello lì vada bene. Una politica di sola austerità  ha insistito il presidente del Consiglio non può salvare il continente».

 L’anno prossimo serviranno 12 miliardi per scongiurare l’aumento Iva, 3 per evitare il taglio delle detrazioni, più i 5 per eliminare le tasse sulla prima casa e quanto necessario al rinnovo dei contratti del pubblico impiego, oltre all’eventuale rifinanziamento della decontribuzione sui nuovi assunti: tra 20 e 25 miliardi di euro. Il governo per ora ha messo in cantiere una nuova tornata di revisione della spesa pubblica con l’obiettivo, piuttosto ambizioso, di recuperare dieci miliardi di euro. Circa 6 miliardi di interventi potranno essere coperti in deficit sfruttando le clausole di flessibilità Ue, che permettono di allentare un po’ la presa sui conti, a patto che proseguano le riforme, e che la deviazione sia limitata nel tempo.

La coperta è dunque corta, ma il vero problema viene per il 2017 ed il 2018, perché non èchiaro se sarà possibile invocare quelle clausole ogni anno, sistematicamente. Renzi rassicura, «tutta l’operazione di taglio delle tasse si farà  ha detto  facendo calare il debito», ma non demorde. «L’Europa di oggi attaccata alle regole di bilancio ha smarrito l’ideale» ha insistito il premier, sicuro che «l’Italia tra 20 anni sarà leader in Europa e non lo dico come training autogeno: se facciamo quello che dobbiamo fare, torneremo a essere un paese guida».
Intanto il cambiamento è avviato, il Paese «si è rimesso in moto», e ora arriva la sforbiciata alle imposte. «Con un piano con cadenza puntuale sostenuto dalla stabilità che è tornata di casa in Italia. Su questo vogliamo investire per dimostrare  ha concluso Renzi che il nostro non è più il paese delle tasse».

Redazione

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