Pes 2016 ha quasi tutto per convincerci a lasciare Fifa sullo scaffale, ecco perché

Konami cala gli assi. L’anno scorso ha segnato il ritorno del titolo principe della casa giapponese, Pro Evolution Soccer, grazie al debutto next-gen. Quest’anno potrebbe essere quello del riscatto definitivo. In termini di sviluppo, se non di vendite, affondate dal 2008 in avanti: da 8 milioni ai poco più di 3,7 del 2014, contro gli oltre 13 milioni dell’acerrimo rivale Fifa, successo planetario dalla californiana EA.

Pronti, si gioca
Abbiamo provato per qualche giorno la demo di Pes 2016, rilasciata da meno di una settimana. In largo anticipo su Fifa, quindi, che non arriverà prima dell’8 e 9 settembre (su Xbox One e Ps4). Sette squadre (Juventus, Roma, Bayern Monaco, Corinthians, Palmeiras, Francia, Brasile) e due soli stadi (Juventus Stadium e Arena Corinthians) contro le ben 12 formazioni che saranno presentate dalla demo di Fifa 16, comprese le primizie assolute Germania e Stati Uniti femminili. A prima vista il videogioco nipponico di simulazione del calcio – nato giusto vent’anni fa con il titolo Winning Eleven – sembra partire con qualcosa in meno. E invece non mancano novità di sostanza, che potrebbero incrinare le certezze di chi dà per scontata la schiacciante supremazia di Fifa per molti anni a venire.

I passi in avanti
La prima differenza evidente rispetto alla versione 2015 è il gioco più fluido, con la chiara sensazione della maggior velocità. Football meno bailado, protagonisti in campo pimpanti e reattivi, ma senza momenti anfetaminici e nevrotici come solo Fifa, che in nome dello spettacolo totale ignora pause e rallentamenti, ingrediente essenziale del calcio. Pes, soprattutto a un livello di difficoltà intermedio, non stordisce il giocatore e gli lascia condurre la partita. Il divertimento, in fondo, è anche essere spettatori. L’intelligenza artificiale (IA) è stata potenziata nella fase offensiva: le punte attaccano gli spazi, si inseriscono (tutto il contrario di quello che farebbe, per dire, un Balotelli in carne e ossa) e chiamano il passaggio, perfino platealmente.

Le difese sono parecchio rocciose, aggressive, i tackle sempre più realistici: spesso chi attacca perde il possesso della palla per un intervento d’anticipo beffardo, magari proprio l’attimo prima di trovarsi solo davanti al portiere. E a proposito di goalies, qualche miglioramento, dai, anche qui si vede. Repertorio infinito no, progressi sì: reattività, scelta della posizione, prese in due tempi, uscite spericolate. Non sarà la perfezione, ma sembrerebbe meglio del disastro a cui eravamo abituati. Konami giura che ogni portiere avrà caratteristiche precise, una sua personalità. Per ora ci si deve accontentare di mettere alla prova due mostri di bravura come Gigi Buffon e Manuel Neuer. Vedremo gli altri.
Altra novità divertente, da provare assolutamente nella demo, il meteo casuale. Una partita può iniziare con il terreno asciutto ma poi inizia a piovere ed ecco gli schizzi d’acqua sui rimbalzi del pallone e negli scontri di gioco. Il campo purtroppo resta verdissimo, non si deteriora come già successo, per la prima volta, in Fifa 15, ma chissà che non ci aspetti qualche sorpresa con la versione definitiva di Pes 2016, il prossimo 17 settembre.

Le conferme
Piacciono le esultanze dopo i gol, ora gestibili con il controller, e le reazioni emotive, che appaiono migliorate. Neymar che batte furiosamente i pugni sull’erba e sbraita – dopo avere subito un fallo ignorato dall’arbitro – è uno spettacolo. La cattiveria nell’esultanza di Elias dopo un gol decisivo segnato contro la Francia, anche. Sarà interessante vedere se Konami è riuscita a simulare le sceneggiate di Cristiano Ronaldo o le proteste collettive del Barcellona dopo un fallaccio su Messi. Anche se probabilmente giocando a Pes quelle belle risse da Clàsico, Real-Barça, non le vedremo mai.

I motivi di delusione
Pes è stato votato per il secondo anno consecutivo miglior videogioco sportivo al Gamescom, l’importante fiera di Colonia. Però, non nascondiamoci dietro un dito, i difetti, anche belli grossi, non mancano. L’arbitro, per esempio, è un’entità quasi inesistente. Ok, può essere un vantaggio, in Premier League è già così (o quasi). Mi è capitato di vedere un Arsenal-Tottenham, la scorsa stagione, senza pause per quattro o cinque minuti, con rovesciamenti di fronte continui e falli ignorati per non interrompere l’adrenalina. Pura libidine. E però lasciar giocare è un conto, fischiare solo in caso di omicidio – come succede nella demo di Pes 2016 – è un altro. Vedremo cosa capiterà nel gioco completo.

Altro punto debolissimo, le rose non ancora aggiornate. È un vecchio tallone d’Achille di Pes, finalmente archiviato l’anno scorso con il live update, gli aggiornamenti periodici a stagione in corso. Ok, il mercato è ancora apertissimo e anzi entra adesso nella fase più calda, ma lasciare tra i titolari della Juventus campione d’Italia Pirlo, Vidal e Tevez senza inserire Mandžukić, Khedira e Dybala è un po’ troppo, cara Konami.

E poi i menu, graficamente ancora troppo caserecci, come sempre. Con quegli scoreboard da tv anni 70 che lasciano sgomenti al confronto con i capolavori esibiti da Fifa. Ma, certo, quel che più conta è il gioco. E su quello, piaccia o no, Konami ha ancora qualcosa da insegnare ai rivali californani.

Redazione

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