Uber assume gli hacker del Cherokee

Meglio averli dalla propria parte che contro. Uber, l’azienda dei taxi privati che si prenotano via app, ha appena dato notizia dell’assunzione di Chris Valasek e Charlie Miller, due degli hacker automobilistici più celebri di sempre. Qualcuno ricorderà le loro gesta: nel 2013 erano riusciti a prendere il controllo di sterzo e freni di una Toyota Prius e di una Ford Escape collegando il proprio portatile alla porta per la diagnostica della vettura, la stessa a cui si connette il meccanico per rilevare eventuali problemi. A metà luglio scorso però sono andati oltre. Mentre erano seduti nel loro salotto i due hacker erano riusciti a penetrare nello Uconnect di una Jeep Cherookee e a prenderne il totale controllo. Potevano non solo controllare aria condizionata o stereo ma anche accelerare e frenare di fronte agli occhi attoniti del giornalista che si era sottoposto all’esperimento . Una mossa questa che aveva spinto FCA a richiamare oltre un milione di automobili per chiudere la falla nel sistema.

Pirati a fin di bene

Insomma, i due la sanno lunga sul rapporto sempre più stretto tra sicurezza tecnologica e automobili, quel binomio per cui mentre l’elettronica di bordo cresce offrendoci sempre più strumenti, aumentano le possibilità di trovare falle che consentano l’accesso ai non autorizzati. Non è chiaro di cosa si occuperanno i due ma è sicuro che andranno a riversare il loro bagaglio di conoscenze nell’Advanced Technology Center, il dipartimento di Uber dedicato alla ricerca su sistemi di sicurezza, auto a guida autonoma e programmi tecnologici per la prevenzione degli incidenti. Uber infatti da mero fornitore di servizi sta diventano sempre più un’azienda hi-tech che vuole fare innovazione nel mondo dell’automotive. Con un valore di 50 miliardi di dollari è in grado di spingere molte delle menti più brillanti della piazza a lasciare posti di lavoro d’oro per salire sul suo carrozzone. Valasek prima era consulente di sicurezza di IOActive, nota azienda americana specializzata nella protezione dei sistemi informatici aziendali, Miller invece lavorava nientemeno che per Twitter e tra i suoi attuali dirigenti si contano persone provenienti da Google e Facebook. L’unica vera domanda che rimane aperta è se il ruolo di Valasek e Miller sarà difensivo o offensivo. Finora i due sono sempre stati hacker “buoni”, capaci di scovare falle ma senza mai usare le proprie capacità per nuocere a qualcuno. Speriamo solo che continueranno su questa via.

Redazione

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