In Svizzera l’acqua potabile si ricava dall’aria: fino a 10mila litri al giorno

Nasce un progetto a impatto zero dell’azienda Svizzera Seas, presentato nei giorni scorsi ad Expo 2015, potrà essere usato per produrre grandi quantità di acqua nelle zone colpite da siccità.

Produrre acqua potabile dall’aria dunque non è più sinonimo di fantascienza ma è diventato realtà, per portare un bene essenziale per la vita anche nelle zone ad alta desertificazione o siccità. L’innovazione arriva direttamente dai cugini Svizzeri e si chiama ‘Awa Modula’ (Air to water to air). Il sistema è stato creato dalla start up ‘Seas – Societè de l’eau aérienne Suisse’ e presentato a Expo2015 in un convegno organizzato nel padiglione della Svizzera.

La tecnologia è capace di produrre acqua dall’aria in tutte le zone del Mondo, senza il bisogno di avere come fonte primaria la stessa acqua, il sistema non usa acque di mare, fiumi o laghi per po trattarle e renderla potabile, ma direttamente dal flusso d’aria, successivamente il macchinario super tecnologico creato dall’azienda farà il resto. Con Awa Modula si può ottenere acqua potabile arricchita di sali minerali ma anche acqua per uso agricolo, distillata per uso alimentare, farmaceutico, ospedaliero, industriale. I sistemi permettono di produrre acqua dall’aria con macchine da 2.500 a 10.000 litri al giorno, modulabili sino a centinaia di metri cubi. “La tecnologia è frutto di oltre quattro anni di ricerca e sviluppo e garantisce un impatto ambientale basso o nullo – ha spiegato la docente di Idraulica, Ambientale ed energetica, Anna Magrini, dell’Università di Pavia – non rilascia impurità nell’ecosistema locale e offre una fonte illimitata e inesauribile di acqua potabile”. La start up Seas, nata nel 2014, ha donato alcuni mesi fa alla onlus UnaKids, che lavora per garantire migliori condizioni di vita ai minori nelle regioni colpite dalla guerra, un sistema capace di produrre 2.500 litri di acqua potabile al giorno. Il nuovo sistema è stato introdotto per il momento in alcune zone di America Latina (Messico, Perù, Ecuador), Isole Caraibiche, Nord Africa, Sud Africa, Libano, Emirati Arabi.

Prima applicazione in Marocco – “A 30 gradi di temperatura dell’aria – spiega Rinaldo Bravo, general manager di Seas, l’azienda sviluppatrice del dispositivo -, 70% di umidità e 21,9 grammi di acqua in un metro quadro di aria, noi possiamo estrarne il 60% che significa, a seconda dell’impianto, dai 2.500 ai 10mila litri di acqua al giorno, modulabili sino a centinaia di metri cubi, mantenendo l’acqua in ricircolo costante, a temperature corrette, con la garanzia di una costante e continua sanificazione”.

Redazione

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