Eclisse totale di Luna il 28 settembre dopo 4 anni di digiuno

La Luna attraverserà l’ombra della Terra nelle ore che precedono l’alba di lunedì 28 settembre. Sarà uno spettacolo interessante ma scomodo. Il disco candido della Luna piena verrà incomincerà ad essere sporcato dalla nostra ombra alle 3 e 7 minuti e si troverà completamente immerso nell’oscurità dalle 4 e un minuto alle 5 e 24 minuti, quasi per un’ora e mezza. L’uscita dall’ombra avverrà alle 6 e 27, quando ormai il cielo incomincerà a schiarirsi e sferraglieranno i primi tram. Insomma: chi vuole assistere a questo fenomeno semplice ma sempre sorprendente che la natura gratuitamente mette in scena farà bene ad andare a dormire presto la sera di domenica 27 settembre, dopo aver messo la sveglia alle 3. In realtà già alle 2 e un minuto la Luna entrerà nella penombra terrestre ma la cosa è appena percettibile e non vale il sacrificio.

L’ultima eclisse totale di Luna osservabile dall’Italia risale a più di quattro anni fa: era il 15 giugno 2011. Il lungo digiuno è un buon motivo per rinunciare a qualche ora di sonno. Un altro è che l’eclisse avverrà con la Luna proiettata nella costellazione dei Pesci, in una regione del cielo senza stelle luminose: il disco oscurato della Luna sarà quindi in una regione celeste piuttosto desolata, quasi a rendere più drammatico l’evento. Ma ancora più interessante sarà osservare quanto intenso risulterà l’oscuramento. La luna, infatti, non scompare completamente neppure nella fase centrale dell’eclisse perché l’ombra terrestre non è perfettamente collimata a causa dell’atmosfera, e un po’ di luce si diffonde e disperde. Polveri sottili e meno sottili nonché altri inquinanti contenuti nell’aria influenzano questa diffusione, e così, indirettamente, il colore della Luna eclissata fornisce una misura dell’inquinamento atmosferico (non solo quello dovuto alle attività umane, anzi, il ruolo prevalente è quello dell’attività vulcanica).

In ogni caso, l’oscuramento è forte: la luminosità della Luna si riduce a un decimillesimo di quella che di solito caratterizza la Luna Piena passando dalla magnitudine -12,7 alla magnitudine -2,5 (la scala è logaritmica). Ma il nostro occhio ha una così straordinaria capacità di adattamento che l’impressione di abbassamento della luminosità sembra assai minore della realtà. Una completa scomparsa della Luna è riportata dalle cronache del 18 maggio 1761.

Durante l’eclisse temperatura sulla superficie del nostro satellite cambia bruscamente, passando da +130 °C a -100. Lo sbalzo a volte, ma molto raramente, provoca fenomeni di luminescenza osservabili o la fuoriuscita di gas da crepacci.

A proposito di fenomeni rari, c’è chi avrebbe osservato il bagliore dovuto alla caduta di meteoriti sulla superficie oscurata della Luna. Le testimonianze non sono del tutto convincenti, ma in teoria un evento del genere è ovviamente possibile. Se vi capiterà di vederlo esprimete un desiderio, perché è certamente più difficile vedere una ”stella cadente” sulla Luna eclissata che non una “lacrima di San Lorenzo” intorno al 10 agosto. Curioso è il fatto che, viceversa, è possibile dall’oscuramento della Luna in eclisse trarre informazioni sugli sciami di meteore intercettati nelle settimane precedenti dalla Terra. Più precisamente, segnala Walter Ferreri sulla rivista “Nuovo Orione”: “Le statistiche mostrano che la luminosità della Luna eclissata diminuisce subito dopo il massimo degli sciami meteorici per tornare al suo valore normale tre mesi dopo. Questa è una dimostrazione dell’invasione di materia meteorica nell’alta atmosfera”, materia che scende lentamente al suolo impiegando qualche mese.

La luminosità residua della Luna in eclisse si valuta sulla “Scala Danjon”, che risale al 1920 e ha cinque gradi: 0 corrisponde all’eclisse più scura, che rende la Luna quasi invisibile, 1 a una colorazione grigiastra, 2 a un colore rosso scuro con una zona più nera al centro, 3 a un colore rosso mattone con contorni giallastri e 4 a una eclisse molto chiara, color arancione.

Il primo astronomo a stimare con una certa precisione la luminosità della Luna eclissata fu John Herschel, in Africa, nel 1836. La pubblicazione dei dati avvenne però solo nel 1874 e risultò che l’astronomo (figlio del più celebre William Herschel) aveva escogitato un sistema alquanto ingegnoso per compiere questa misurazione indubbiamente piuttosto difficile: con una lente convergente formava una immagine puntiforme della Luna in eclisse e la confrontava con la luminosità di stelle dalla magnitudine ben conosciuta.

Redazione

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