Jeeg Robot d’Acciaio e Goldrake: i 40 anni di due miti!

D’accordo che, essendo un robot, il tempo trascorre in maniera diversa. Ma lui, Jeeg Robot d’Acciaio, rimane sempre ed eternamente giovane, una sorta di mito senza età. Il 5 ottobre di quarant’anni fa, infatti, andava in onda in Giappone la prima puntata di quest’anime destinato a fare storia.

La Toei Animation trasmise il primo episodio di Jeeg Robot d’Acciaio nel 1975; la serie arrivò in Italia con quattro anni di ritardo, nel 1979, dove ha riscosso un successo paragonabile solo a quello di altre serie del genere, come UFO Robot Goldrake e le serie di Mazinga.

Come dimenticarsi del professor Shiba, lo scienziato giapponese che scopre un’antica campana di bronzo appartenuta all’antico popolo Yamatai, soggetto alla malvagia regina Himika? Il popolo Yamatai, ibernato nella roccia in attesa di ritornare in vita, attende che i rintocchi della magica campana di bronzo gli permettano di conquistare il mondo. Per questo motivo Shiba decide di nascondere la campana miniaturizzando nel petto del figlio Hiroshi la campana e rendendolo così invulnerabile.

Hiroshi cresce senza essere a conoscenza di tutto ciò; almeno fino a quando rinascono dalle rocce i guerrieri Haniwa, insieme al perfido ministro Ikima, che aggrediscono il professore ferendolo gravemente. Il professor Shiba ha però creato, prima di morire, un computer dove ha riversato tutta la sua conoscenza: ed è questa che rivela al figlio di potersi trasformare in un robot, Jeeg, il robot d’acciaio, destinato a difendere l’umanità dai perfidi mostri Haniwa.

Comincia così la lunga guerra che vede il giovane Hiroshi combattere contro i guerrieri della malvagia regina Himica comandati dai ministri Ikima, Mimashi e Amaso.

Come in molti anime fantascientifici e come, in generale, in molte delle produzioni di Go Nagai, anche Jeeg Robot d’Acciaio si ispira quindi al passato. Se in Mazinga Z il punto di partenza era la leggenda degli automi dell’isola di Micene, in Jeeg è invece la preistoria giapponese a fornire il punto di partenza. Per esempio, sono stati numerosi i ritrovamenti di antiche campane di bronzo risalenti a quel periodo storico: la campana di bronzo del professor Shiba sarebbe una di queste.

Il 5 ottobre del 1975 fu anche il giorno in cui esordì sui piccoli schermi giapponesi un altro grande mito di intere generazioni: Goldrake. A cui va anche un primato: fu la prima serie mecha giapponese importata in Italia, dove venne originariamente trasmessa con il nome di Atlas UFO Robot nell’ambito del programma Buonasera con… sulla Rete 2, dal 1978 al 1980.

Il protagonista della serie è il principe Duke Fleed, fuggito dopo una disperata resistenza a bordo di un avanzatissimo robot da battaglia, Goldrake (Grendizer) dal suo pianeta natale Fleed in seguito all’attacco delle truppe del malvagio Re Vega. Le Forze di Vega infatti si propongono di sottomettere i pianeti invadendoli ed annettendoli al loro impero.

Come dimenticare Duke Fleed, quando, giunto ferito sulla Terra, viene salvato dal dottor Procton (Genzo Umon), direttore dell’Istituto di ricerche spaziali, il quale lo accoglie e lo nasconde sotto le mentite spoglie di Actarus (Daisuke Umon), facendolo passare per il proprio figlio di ritorno da un lungo viaggio. Anche Goldrake con il suo disco spaziale (Spacer) viene nascosto all’interno dell’Istituto, nei cui sotterranei viene costruito una sorta di enorme hangar.

Redazione

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