Calcoli renali? Niente paura: fate sesso!

Fare sesso più frequentemente aiuterebbe inoltre a far funzionare meglio i farmaci che aiutano nel meccanismo di espulsione per via naturale. Una conclusione che deve portare i ricercatori a riflettere su possibili alternative terapeutiche alle attuali. I cosiddetti ormoni del piacere. Il connubio tra il classico movimento meccanico del rapporto sessuale e il conseguente rilassamento muscolareindotto appunto dalle endorfine faciliterebbe l’espulsione dei calcoli nel tratto conclusivo dell’uretere.

E chi lo avrebbe detto che per eliminare i calcoli uretrali basta fare una regolare ed abbastanzaattività sessuale?Ebbene si, per poter espellere i fastidiosissimi calcoli renali è importante bere tanto, fare attività fisica ed avere una regolare attività sessuale. L’ipotesi è stata avanzata in un nuovo studio pubblicato sulla rivista internazionale Urology e realizzato su pazienti maschi, maggiorenni, con colica renale o diagnosi di calcolo ureterale. La ricerca è stata condotta su 90 uomini con problemi di calcoli e tra questi ben 75 hanno completato l’iter in meno di 4 settimane.

Dopo sole due settimane di osservazione, il gruppo che aveva ricevuto come raccomandazione di consumare almeno tre rapporti sessuali alla settimanavantava condizioni di salute nettamente migliori e un alleviamento del quadro clinico di riferimento che comprendeva il lento scioglimento di tutti quei sassolini che si erano formati nei reni nel corso degli anni. Un ottima notizia per i pazienti italiani: nel nostro paese i malati di calcolosi renale sono aumentati, causata anche dall’assunzione di proteine durante la dieta. A quattro settimane il 93,5% dei pazienti del gruppo 1, l’81% del gruppo 2 ed il 78% del gruppo 3 avevano espulso spontaneamente i calcoli.

Ora, però, alle tradizionali raccomandazioni ‘dribbla-bisturi’ potrebbe aggiungersene un’altra: più ‘dosi’ d’amore. “A beneficiarne sarebbero perciò potenzialmente anche le donne“, osserva Alessandro Palmieri, presidente eletto della Sia, concludendo: “Qualora, invece, studi più approfonditi e su una popolazione più ampia confermassero il ruolo dell’NO, si aprirebbe la possibilità di valutare una nuova indicazione per gli inibitori delle fosfodiesterasi di tipo 5, i farmaci contro la disfunzione erettile, che ne stimolano l’azione”.

Redazione

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

News recenti

News più lette di oggi