«Misericordia e perdono» Giubileo, sfida di Francesco

CITTÀ DEL VATICANO Un cronometro sul sito ufficiale del Giubileo della Misericordia misura il tempo, scandito in secondi, che separa ravvio dell’Anno santo straordinario. Manca poco. Tutto è pronto. Domani alle 9,30 partirà in pompa magna. Cerimonieri, martelletto d’argento, abiti liturgici, settori riservati sul sagrato, telecamere, mondovisione, tecnologia digitale. Il salto sembra quantico rispetto all’apertura della Porta santa a Bangui, in Centrafrica, dove Bergoglio il 29 novembre ha varcato una specie di cancello di legno consunto e verniciato di fresco, diventato simbolo spirituale di una Chiesa capovolta, umile, misera e nascosta, sicuramente meno trionfale. Così lontana dal Vaticano dei corvi, delle carte rubate, del rischio di attentati, delle code dei pellegrini.

CAMBIO DI PROSPETTIVA
Ieri, seconda domenica di Avvento, all’Angelus Bergoglio ha commentato il passo del Vangelo in cui Giovanni Battista predica il battesimo di conversione dei peccati. Un cambio di prospettiva che non riguarda mai solo i credenti ma anche i non credenti perché «nessuno può dire, io sono a posto. Non è vero – ha spiegato alla folla il Papa – sarebbe presunzione, perché sempre dobbiamo convertirci». Per questo varcare la Porta santa durante il Giubileo, a Roma così come nelle chiese del mondo, costituisce un passaggio emblematico. Che significa? Bergoglio lo ha spiegato colloquiando direttamente con la folla, come fa di solito, usando un linguaggio diretto. «Per esempio, quando subiamo qualche torto o qualche affronto, riusciamo a reagire senza animosità e a perdonare di cuore chi ci chiede scusa? Quanto diffìcile è perdonare, eh? Quanto difficile! “Me la pagherai!”: quella parola viene da dentro. Quando siamo chiamati a condividere gioie o dolori, sappiamo sinceramente piangere con chi piange e gioire con chi gioisce? Quando dobbiamo esprimere la nostra fede, sappiamo farlo con coraggio e semplicità, senza vergognarci del Vangelo?». La speranza del Papa è che il Giubileo possa accendere tante luci dentro i cuori delle persone.

Ieri pomeriggio, all’imbrunire, il Papa ha compiuto un altro gesto allegorico: l’accensione dell’albero di Natale a San Pietro e, indirettamente, il presepe di Assisi allestito in una barca sequestrata a Lampedusa e utilizzata dagli scafìsti per trasportare i migrand. «Vi invito, in questo Natale, ad aprire il cuore alla misericordia e al perdono. Non è facile perdonare queste stragi». Il messaggio si collega al recente viaggio in Africa e all’apertura della Porta santa a Bangui, tra miseria nera e speranza.

IL PROGRAMMA
Domani la cerimonia a San Pietro trasmessa in mondovisione. Accreditati giornalisti e network di tutto il mondo. Il primo a varcare la porta sarà Francesco seguito da cardinali, vescovi, e sacerdoti i quali, in processione, si dirigeranno fino alla tomba dell’apostolo Pietro. La giornata si chiude con un grandissimo show, dagli effetti hollywoodiani, finanziato dalla Banca mondiale. In serata verranno proiettate sulla basilica delle diapositive di fotografi famosi, raffiguranti gli angoli più belli del pianeta, il verde delle foreste amazzoniche, il blu degli oceani, l’azzurro delle coste inviolate dell’artico.

“Fiat Lux, illuminating our common home” che ha richiesto un grande lavoro dietro le quinte e un potenziamento dell’illuminazione, tanto che il black out avvenuto in Vaticano alcuni giorni fa sembra sia stato causato proprio dalle prove tecniche di trasmissione. I finanziatori della mega produzione oltre alla World Bank Group, sono Paul G. Al- len’s Vulcan Productions, Fondazione Li Ka-shing e Okeanos. Infine, domenica 13 dicembre, per la prima volta nella storia dei Giubilei, saranno aperte le porte in tutte le cattedrali del mondo. Compresa quella di Erbil, in Iraq, dove per porta santa i cattolici scappati da Mosul, avranno una tenda aperta da varcare pregando per le proprie vite e quelle dei propri cari. Tutto molto, molto lontano dagli effetti scintillanti dello spettacolo Fiat Lux.

Redazione

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