Tenta di uccidere la moglie e si suicida

Un agricoltore 76enne di Roverbella ha tentato di uccidere, la notte scorsa, la moglie afflitta da una malattia generativa. Convinto che per lei fosse finita, si è alzato dal letto, ha raggiunto il garage e si è impiccato. Ma la donna era solo svenuta e, dopo qualche ora, risvegliandosi ha chiamato il figlio. Che ha ritrovato il padre senza vita.

Un padre, un marito che dopo tanto tempo è stato travolto da un sentimento di pietà per quella donna che è stata la sua compagna di vita. Dopo tanto amore, forse, non ha più sopportato di vederla soffrire. E ha preso una decisione. Sofferta e probabilmente premeditata.

Domenica. Tre di notte. L.N. 76 anni, di Roverbella, si sveglia. Accanto a lui la moglie R.T. di 62 anni. Ha già deciso quale sarà la sorte di entrambi. Lei sta dormendo. Lui le mette le mani attorno al collo. Stringe con forza. Vuole soffocarla. A lei manca il respiro. Sviene. E l’uomo interpreta quella perdita di sensi come un addio alla vita. Si alza dal letto convinto, con tutta probabilità, d’aver raggiunto il suo tragico obiettivo. Raggiunge il garage. Una corda è già pronta. La fissa a una trave, la lega al suo collo e si lascia andare. La morte arriva dopo pochi minuti e scende il silenzio.

Un paio d’ore dopo la donna si risveglia. È in stato confusionale ma riesce a ricordare l’accaduto. Ricorda le mani del marito attorno al suo collo. Chiama quindi il figlio che immediatamente accorre e apprende dalla madre il gesto del genitore. Che non è lì. Viene ritrovato nel garage. Arrivano le ambulanze del 118, i carabinieri di Roverbella. La donna finisce in ospedale. E i medici si mettono al lavoro.

Sul suo collo sono perfettamente visibili i segni di un tentato strangolamento compatibile con le dita di una mano. Altri segni compaiono sul torace. Forse il marito ha cercato di bloccarla con le ginocchia.

La procura di Mantova ha aperto un’inchiesta per stabilire con esattezza l’accaduto.

La salma dell’uomo, un agricoltore che un giorno prima era stato visto tranquillamente al lavoro, si trova ora nelle camere mortuarie dell’ospedale Carlo Poma di Mantova. Non è escluso che il magistrato chieda che venga eseguita l’autopsia. Ancora una volta ci troviamo di fronte a un dramma familiare cresciuto nel tempo, il cui esito era difficilmente prevedibile.

Redazione

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